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Così nascono i primi ricordi

novembre 30, 2009 12:27 pm

Lo sviluppo della memoria è collegato allo sviluppo del linguaggio, ma perché un episodio dell’infanzia venga fissato per sempre deve contenere un carica emotiva determinante. Come avviene l’organizzazione dei ricordi nei bambini? A quando risale il primo ricordo? Si ricorda realmente o si immagina di ricordare, sulla scia dei racconti verbali dei genitori. E le…

Così nascono i primi ricordi

Lo sviluppo della memoria è collegato allo sviluppo del linguaggio, ma perché un episodio dell’infanzia venga fissato per sempre deve contenere un carica emotiva determinante.

Come avviene l’organizzazione dei ricordi nei bambini? A quando risale il primo ricordo? Si ricorda realmente o si immagina di ricordare, sulla scia dei racconti verbali dei genitori. E le immagini fotografiche, qual è la loro valenza nel ricordo? Gli interrogativi intorno al tema della memoria sono davvero molti: cerchiamo di capire, attraverso le tappe della maturazione neurologica, come si strutturano i ricordi nei bambini.

La comunicazione non verbale
Affinché il ricordo inizi il suo percorso di strutturazione, la comunicazione deve essere avviata. La prima forma di interazione tra il neonato e l’adulto è il linguaggio non verbale rappresentato dal movimento del corpo, dalla postura, dal contatto fisico, dalla mimica facciale, dal sorriso e dal pianto. Il neonato è interessato a tutto ciò che lo circonda e già dalle prime settimane di vita è in grado di distinguere se la comunicazione intorno a lui è gioiosa o dolorosa ed è proprio in funzione di ciò, che inizia lo sviluppo degli stati emotivi relativi al benessere o al sofferenza. Oltre al pianto ed al sorriso, il neonato inizia a produrre dei suoni: fino al sesto mese tutti i bambini, di qualsiasi cultura o nazionalità emettono gli stessi identici suoni, non è un caso che le parole mamma e pappa sono simili in tutte le lingue. Ad un anno di vita il bambino è in grado di imitare la prosodia del linguaggio e contemporaneamente ha inizio lo sviluppo del vocabolario: prende così il via la coordinazione dei suoni emessi con il significato delle parole. L’acquisizione della comunicazione verbale presuppone che il processo di memorizzazione sia attivo, anche se è possibile sostenere che si tratti del contrario ovvero è la memoria che stimola e sviluppa il linguaggio. Per imitare un suono e collegarlo al suo significato è necessario fissare la sua traccia nella memoria a breve termine, questa struttura può essere paragonata ad una sorta di cassaforte delle esperienze visive, uditive e sensoriali in genere. L’acquisizione del linguaggio verbale competente, verso i due anni, è la dimostrazione evidente della validità del processo di memorizzazione.

L’organizzazione della memoria
Alla nascita la corteccia cerebrale è povera di neuroni, le cellule nervose che costituiscono il cervello. È soltanto al compimento del terzo anno di vita che la corteccia cerebrale raggiunge la concentrazione massima di neuroni, fisiologicamente parlando, la corteccia cerebrale è il luogo dove sono aggregati i neuroni, dove si creano le interconnessione che conducono le informazioni al cervello “primitivo”, sede delle funzioni di relazione con il mondo esterno. Le cellule nervose si collegano le une all’altra dando vita ai circuiti nel sistema nervoso. I circuiti iniziano a strutturarsi e ad assumere la forma definitiva a partire dalle prime esperienze sensoriali, diventando sempre più complessi fino alla costruzione dell’archivio delle esperienze. Ogni giorno il bambino entra in contatto con esperienze nuove ed ogni giorno impara cose nuove, apprende e memorizza. È dall’organizzazione della memoria che inizia a prendere forma il comportamento, attraverso i condizionamenti comportamentali come risultato dell’educazione. La memorizzazione di un fatto o di un comportamento è maggiormente efficace quando è associata ad uno stimolo piacevole o sgradevole, le situazioni neutrali non sono determinati nello stimolare la memoria. Per imparare il bambino ha bisogno di legare la memoria alle emozioni. Lo stato emozionale è l’elemento fondamentale per memorizzare situazioni di vita vissuta.

I ricordi indelebili dell’infanzia
Una volta compreso quanto anche gli stati emotivi intervengano nel processo di memorizzazione, possiamo ipotizzare che i ricordi più antichi di un adulto, dunque i suoi ricordi di bambino, sono quelli nei quali la componente emotiva, sia positiva che negativa, era al suo massimo livello.
I ricordi più antichi che ogni singola persona porta con sé, dovrebbero attestarsi tra i due ed i tre anni, quando il linguaggio ha raggiunto la sua competenza, il pensiero è valido e il processo di memorizzazione è attivo e strutturato in memoria a breve termine, quella utilizzata per l’apprendimento e in memoria a lungo termine, detta anche del ricordo indelebile.
Quanto più le situazioni di vita vissuta o dell’apprendimento in generale vengono associati ai premi o alle punizioni, responsabili dello stato emotivo del benessere o al disagio, tanto più il ricordo del fatto accaduto o le scene di vita vissuta vengono trasferite nel comparto della memoria a lungo termine. Le esperienze di vita successive, quelle legate all’infanzia e all’adolescenza, faranno si che il bambino ed in seguito l’adulto, ricordi in modo nitido solo ciò che è legato emotivamente al “benessere” o al “malessere”. Questo tipo di ricordi sono quelli che possono essere considerato i veri ricordi più antichi. Infatti a questi ricordi vividi vanno ad affiancarsi i ricordi sfocati, con molta probabilità fanno parte di questa categoria di ricordi quelli che vengono raccontati dai genitori come fatti speciali, ovviamente per loro, o dai commenti a fotografie o visione di filmati in cui il bambino viene stimolato con la classica frase:”Ti ricordi di quel giorno in cui…”. Se quella situazione non è stata emotivamente coinvolgente, difficilmente il bambino ne conserverà un ricordo diretto, ma è possibile che il bambino acquisisca un ricordo indiretto e surrogato dalla immagini acquisite ex-novo.

 

Maria Germana Imbrighi

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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