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Depressione, la sofferenza che toglie la voglia di vivere

maggio 8, 2018 10:00 am

Qualunque ne sia l’origine, la depressione provoca una sofferenza di grado tale da togliere la vita così da porre fine al dolore che annienta i pensieri, le emozioni e il calore della famiglia

Oltre trecento milioni sono le persone al mondo soffrono di depressione, di queste meno della metà riceve le terapie appropriate.  A soffrirne di più sono le donne rispetto agli uomini ma il numero delle persone è comunque destinato ad aumentare.  Negli ultimi dieci anni le diagnosi sono aumentate di oltre il 18%. Purtroppo a far aumentare le diagnosi è l’età di insorgenza, sono sempre più i ragazzini in pre-adolescenza a soffrirne. Il disagio depressivo tra gli adolescenti è troppo spesso minimizzato sia dalla famiglia sia dal cotesto sociale, in primis il pediatra di base e la scuola.

 

Lo sviluppo della personalità depressa

I bambini molti piccoli – da 0 a 3 anni possono sperimentare una forma particolare di depressione conosciuta con il termine: anaclitiche. Fortunatamente queste forme sono rare.  La genesi rintraccia una carenza affettiva familiare, ad esempio l’assenza di una mamma malata o addirittura la sua morte o quella di un adulto affettivamente valido. Possono rientrare in questa casistica: la separazione dei genitori con la perdita della presenza affettiva e costante oppure una malattia del bambino con ricoveri in ospedale prolungati o ancora, una educazione priva di regole costanti così da confondere emotivamente il bambino. La sintomatologia mostra un bambino prostrato e senza alcun interesse all’interazione sociale. Il ritardo psicomotorio mostra i suoi segni con il controllo degli sfinteri, del linguaggio e della deambulazione. Le forme minori o mascherate delle personalità depressive riguardano la sfera psicosomatica e conseguentemente problemi con il ritmo sonno-veglia, con l’alimentazione, con la componente dermatologica e respiratoria.

I ragazzini – da 3 a 12 anni –  fortunatamente con la crescita e la stabilizzazione degli stati emotivi, il bambino riesce a mettere in atto reazioni compensatorie tanto quanto basta per mitigare l’eventuale stato depressivo iniziale. Il comportamento più evidente in questa fascia di età è l’instabilità umorale, si passa con velocità dal riso al pianto e viceversa, la rabbia e l’aggressività possono essere più o meno evidenti, molto dipende dall’interazione a scuola e, ovviamente dalla famiglia. Tra i disturbi psicosomatici spesso ritroviamo: l’enuresi  ed i disturbi del comportamento alimentare.

E’ con l’adolescenza – da 12 a 18 anniche la sintomatologia depressiva si avvicina a quella degli adulti. Nell’infanzia e nella fanciullezza la sintomatologia è più concreta, è soprattutto psico-somatica. Lo sviluppo del pensiero astratto, ovvero la fase definita da Piaget come quella logico-deduttivo, fa tra solcare il disagio emotivo dal corpo all’ideazione.

La genesi della depressione si avvia in famiglia l’ambiente familiare è una variabile fondamentale nello sviluppo della personalità depressa. Avere uno dei due genitori depressi equivale ad offrire al bambino un modello di apprendimento certo.

 

Sintomi da non sottovalutare… mai

La prevenzione come sempre è da mettere in primo piano ed è soprattutto il rapporto madre-bambino da privilegiare e proteggere: evitare bruschi allontanamenti, scegliere il periodo più adatto per l’inserimento al nido o alla materna. Nella fanciullezza è necessario garantire una comunicazione e interazione rispettosa delle esigenze di un bambino la cui personalità è in fase di sviluppo. La depressione come stato mentale non è riconosciuta sia dal bambino stesso sia dalla famiglia, ecco perché bisogna essere più che vigili davanti ad alcune problematiche e non temere di richiedere l’intervento dello specialista neuropsichiatrico in caso di dubbi.

I segui più ricorrenti sono:

– Tristezza eccessivava oltre la normale reazione a un evento che provoca dolore o preoccupazione.

– Umore altalenante –  si passa velocemente da sorridere al rabbuiarsi per delle sciocchezze.

– Autostima carente –  con sentimento di inutilità e senso di colpa.

– Reazioni di rabbia – davanti a delusione per non essere stato all’altezza.

– Senso di vuotoimpressione che non ci sia nulla per cui valga la pena di vivere.

– Disturbi del sonno –  risvegli frequenti o difficoltà ad addormentarsi.

– Difficoltà di concentrazione – lamentata soprattutto verso lo studio.

– Stanchezza – tale da non trovare ristoro.

– Crisi di pianto –  anche per cause banali.

– Conflitti aperti in famiglia –  anche per piccoli fatti

– Comportamento alimentare alternato – anoressia o bulimia.

 

La depressione annulla la forza di volontà, il ragazzo non è un debole

IL disagio psichico depressivo è invalidante esattamente come chi ha l’influenza, la differenza è che la patologia è molto più seria di quello che si pensa e, nei casi più gravi, può anche portare alla morte: il suicidio rappresenta a livello mondiale l’1,5% di tutti i decessi e, in particolare, è la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 ed i 29 anni di età. Una consultazione con lo psichiatra è importante per avere una diagnosi certa: la depressione è sostenuta da uno squilibrio di neurotrasmettitori chimici è quindi necessario un sostegno psicoterapeutico ad indirizzo cognitivo-comportamentale e, se lo specialista lo reputa necessario, anche con un blando ma efficace sostegno farmacologico.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Medico psichiatra, psicologo, psicoterapeuta

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