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Le tappe dello sviluppo cognitivo

febbraio 18, 2009 12:27 pm

Ecco le fasi attraverso le quali il bambino conquista la capacità di ragionamento: le risposte ai primi stimoli, la difficoltà di stabilire relazioni, l’associazione tra causa ed effetto. La più importante teoria sullo sviluppo cognitivo e mentale del bambino è quella elaborata da Jean Piaget, psicologo e pedagogista svizzero (1896 – 1980), che ha dimostrato…

Le tappe dello sviluppo cognitivo

Ecco le fasi attraverso le quali il bambino conquista la capacità di ragionamento: le risposte ai primi stimoli, la difficoltà di stabilire relazioni, l’associazione tra causa ed effetto.

La più importante teoria sullo sviluppo cognitivo e mentale del bambino è quella elaborata da Jean Piaget, psicologo e pedagogista svizzero (1896 – 1980), che ha dimostrato come il concetto di intelligenza sia strettamente legato al concetto di adattamento all’ambiente. Cerchiamo di capire meglio il perché suddividendo in tappe neurofisiologiche l’avanzamento dello sviluppo cognitivo del bambino, per il quale il contesto e l’ambiente in cui vive il piccolo giocano un ruolo fondamentale. Lo sviluppo cognitivo per essere completo ha infatti bisogno sia di stimoli verbali sia di azioni che stabiliscano un contatto tra il bambino e le sue figure di riferimento, mamma e papà innanzitutto.

Da 0 a 18 mesi

Questa fascia d’età rappresenta il periodo cosiddetto di intelligenza senso-motoria. Lo sviluppo del sistema nervoso del bambino non è ancora completo e dunque egli non è in grado di stabilire relazioni tra gli eventi. È in grado però di capire il significato di alcune parole a lui più familiari, ma questo può avvenire soltanto grazie al contatto e alla comunicazione con gli altri, in particolare con i genitori. L’accrescimento del sistema motorio a questa età è fondamentale per lo sviluppo cognitivo del bimbo: vedendo e toccando gli oggetti che lo circondano il piccolo impara a conoscerli e a scoprire il mondo che lo circonda. In questa fase, egli per sviluppare il senso cognitivo ha bisogno di concretezza ed è per questo che è opportuno mostrargli sempre gli oggetti chiamandoli con il loro nome: in questo modo il bambino associa all’immagine dell’oggetto il suo nome corretto.

A 2 anni

Passaggio fondamentale di questa fase è lo sviluppo del linguaggio, cioè di un vero e proprio scambio comunicativo con le persone che lo circondano. Man mano che il bimbo acquisisce l’uso della parola, egli è in grado da solo di porre in relazione i vocaboli con gli oggetti, formulando anche le sue prime frasi. Attraverso la formulazione di esse, seppur minime, il bambino apprende in modo più efficace e finalmente è in grado di ricordare le esperienze vissute: è l’acquisizione della parola infatti che permette all’individuo di pensare e dunque di ricordare, prima di questo momento il bambino non è in grado di farlo.

Dai 36 mesi

Si tratta del periodo più concreto: si sviluppano sempre di più il linguaggio e l’autonomia cognitiva. Le forme d’intelligenza che predominano fra i 2 e i 4 anni sono dette pre-concettuali: il bambino capisce il significato di ciò che vede, ma non riesce a fare astrazioni logiche. Per esempio, ama molto le fiabe e non comprende che esse sono racconti di fantasia, bensì pensa siano “vere”.
A partire dai 4 anni si nota uno sviluppo sempre più intenso dell’attività concettuale, anche se l’intelligenza rimane ancora pre-logica. Se infatti si presentano al bambino due vasetti di uguale diametro e altezza e si riempiono di acqua, egli dirà che i vasetti contengono la stessa quantità di liquido. Se prendiamo però un altro recipiente più alto e stretto e versiamo in esso il contenuto di uno dei due vasetti precedenti, il bambino affermerà che la quantità è cambiata perché è aumentato il livello di acqua contenuta. Solo quando porrà in rapporto l’aumento dell’altezza con la diminuzione dello spessore arriverà a comprendere che la quantità d’acqua è rimasta immutata. Questo sarà possibile però solo nella fase successiva dello sviluppo dell’intelligenza.

Dai 6-7 anni

Con l’ingresso alla scuola elementare il bambino è pronto per imparare cose nuove e più difficili. Lo sviluppo cognitivo ha raggiunto dei livelli tali da consentire al bambino di realizzare e stabilire associazioni e collegamenti fra gli eventi, è in grado di capire che a determinate azioni ci sono sempre delle conseguenze prevedibili. È capace di eseguire operazioni logiche e raggruppare gli elementi in categorie (per esempio in base al colore o alla forma). È in grado di elaborare dei piccoli problemi matematici, riesce quindi a trovare soluzioni servendosi dell’astrazione e non più solo concretamente. L’insegnamento teorico per la risoluzione dei problemi aiuta il bambino a capire le regole che ne sono alla base. È questo il periodo in cui si stabiliscono le regole necessarie alla comprensione non solo della risoluzione dei problemi, ma anche a fare delle associazioni nei rapporti causa-effetto. È dall’acquisizione di queste regole che prende l’avvio la struttura della conoscenza che accompagnerà il bambino nel corso della vita.

Dagli 12-13 anni

Il bambino verso i 12 anni entra nel periodo della pre-adolescenza: è ora capace di elaborare delle ipotesi e di verificarle prescindendo dai dati di fatto. Questo periodo viene definito “logico-deduttivo” proprio per la capacità del ragazzo di fare delle astrazioni. Il ragazzo ora è in grado non solo di comprendere il pensiero astratto, ma può anche spaziare nel tempo, può entrare e uscire dall’oggi, è in grado di stabilire collegamenti logici in autonomia tra molti eventi diversi tra loro. La grande conquista di questo periodo è da mettere in relazione con la maturazione della corteccia frontale, il sistema nervoso si definisce completo quando anche questa struttura raggiunge il suo completo sviluppo. In questa fase lo sviluppo del ragazzo è incentivato sicuramente anche dalla frequentazione della scuola: l’apprendimento scolastico, che si esplica nel raggiungimento di capacità e competenze delle materie imparate (come sapersi esprimere oralmente e in forma scritta, saper fare collegamenti e saper usare linguaggi specifici), è fondamentale per la crescita umana. Oltre alla figura dei genitori dunque, acquisiscono molta importanza anche le figure degli insegnanti, che contribuiscono alla crescita cognitiva dell’adolescente proponendogli sempre nuove “sfide” nell’apprendimento, attraverso esperienze scolastiche a sua misura e stimolanti dal punto di vista intellettivo.

 

Anna Rosati

 

Ha collaborato:
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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