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Ansia, il male transgenerazionale, vediamo cosa fare

settembre 18, 2017 10:00 am

Anche i bambini soffrono di ansia, il disagio può rovinare le loro giornate e rendere difficile lo studio, lo sport e l’amicizia. È bene non sottovalutarla ma intervenire nel modo corretto

Mal di pancia e conati di vomito la mattina, mal di testa, irrequietezza e crisi di pianto per l’intera giornata. Possono essere le manifestazioni di un disturbo di ansia nei bambini, loro, più di noi adulti, non hanno gli strumenti per verbalizzare il loro disagio ed ecco allora che iniziano a comparire le psico-somatizzazioni. Il sistema di relazione inizia a utilizzare il corpo come linguaggio preferenziale per manifestare il disagio.

 

Emotività fisiologia ed emotività disfunzionale

L’ansia è una forma di stress. Può essere sperimentato in molti modi diversi: fisicamente, emotivamente e nel modo in cui si percepisce il mondo. L’ansia si riferisce principalmente alla preoccupazione di ciò che potrebbe accadere come ad esempio trovarsi davanti ad un pericolo imminente. La perdita di un parente caro o il divorzio dei genitori, le grandi transizioni di vita come spostarsi in una nuova città o scuola sono trigger comuni. I bambini con una storia di abuso sono anche più vulnerabili all’ansia. Sicuramente sarà capitato a tutti noi provare una situazione di disagio emotivo in alcuni momenti della nostra vita. Se queste sensazioni si protraggono per più settimane, ovvero, anche dopo quella fase di accomodamento che ci fa accettare le nuove situazioni e se il disagio si mantiene di grado elevato tanto da incidere sulla serenità e sul benessere del bambino, è forse il caso di chiedere aiuto ai professionisti della psiche. Queste situazioni non vanno mai sottovalutate né tanto meno vanno minimizzate le sensazioni provate dal bambino, per lui sono fonte di dolore.

 

Perché l’ansia prende il sopravvento

L’ansia è una reazione umana normale e si attiva quando a livello biologico viene avvertito un pericolo. Il corpo attiva una serie di reazioni psico-fisiche: vertigini, battito cardiaco accelerato, respirazione difficoltosa, mani e piedi sudati. Queste sensazioni sono causate da un innalzamento dell’adrenalina e dagli ormoni dello stress per preparare il corpo alla fuga dal pericolo. La reazione d’ansia diventa disadattiva quando la situazione di pericolo non è reale ma supposta o immaginata, oppure, quando il bambino è sottoposto ad una situazione di stress emotivo  tale da amplificare le paure normalmente tollerate. I sintomi di un disturbo d’ansia possono arrivare all’improvviso o si possono attivare gradualmente. I bambini con problemi di ansia ovviamente non sanno interpretare le cause: loro vivono solo il disagio.  Ecco allora che si preoccupano eccessivamente su varie tematiche come la scuola, la salute, la sicurezza dei familiari o il futuro in generale. I sintomi possono includere anche flashback spaventosi, incubi e paure irrazionali. Un bambino nella cui famiglia è presente un familiare con disturbo d’ansia ha maggiori probabilità di sviluppare il disagio. L’ansia può essere correlata a geni che possono influenzare la chimica del cervello e la regolamentazione delle sostanze chimiche chiamate neurotrasmettitori. Però, è anche vero che non tutti i bambini con ansia hanno un familiare con il disturbo d’ansia.

 

Rimedi terapeutici

Per stabilire di cosa il bambino ha bisogno è fondamentale ricevere una corretta diagnosi, vale la pena ricordare che solo il medico specializzato in disturbi della sfera psichica è in grado di farla. Una volta compreso il perché dell’emotività disfunzionale, sarà stabilito un percorso psicoterapeutico mirato sulle esigenze del bambino. Le terapie psicologiche più efficaci sono quelle che prendono in considerazione il sistema cognitivo, ovvero la terapia cognitivo-comportamentale – CBT. Il terapeuta fornisce assistenza e guida e insegna nuove abilità di coping, come tecniche di rilassamento o esercizi di respirazione Solo in caso di ansia generata da una estrema complessità emotiva di grado tale da inficiare lo sviluppo emotivo, si può ricorrere a un blando sostegno farmacologico ma, solo ed esclusivamente sotto il diretto controllo medico e per il minor tempo possibile.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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