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Un semplice test per verificare la predisposizione all’Ortoressia

aprile 18, 2016 9:59 am

Essere fissati con la scelta del cibo più sano, trascorrere ore davanti ai banconi dei mercati per scegliere bene non è una buona regola, ma un vero e proprio disturbo dell’alimentazione.

Trascorrere ore nel leggere le etichette dei cibi, osservare con attenzione i prodotti prima di acquistarli, farsi venire l’ansia se si è mangiato un cibo prossimo alla scadenza indicata sulla confezione. Questi atteggiamenti non sono caratteristici di un rapporto corretto con il cibo e con il proprio corpo, ma possono essere la spia di un disturbo dell’alimentazione chiamato ortoressia, come fu definito dall’esperto Steven Bratman che lo studiò per la prima volta quasi vent’anni fa.  Il disagio fa parte della famiglia dei  disturbi del comportamento alimentare: anoressia e bulimia, la differenza è nel fare attenzione alla qualità piuttosto che alla quantità.  L’ortoressia colpisce più gli uomini che le donne ed è più frequente nelle grandi città come Milano, Torino e Roma.

Oltre tre milioni con disturbi alimentari
Il distorto rapporto con il cibo può causare problemi di salute, sono  decisamente in  aumento nel nostro paese le persone con questo problema. Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia oltre 3 milioni di persone soffrirebbe di disturbi alimentari di qualche tipo e di questi, circa il 15% sarebbe soggetto a ortoressia. Le caratteristiche di chi soffre di questo disagio sono ben  precise: si passano più di tre ore  al giorno a pensare al cibo, scegliendo gli alimenti non in base al sapore o al piacere di nutrirsi, ma pensando solo all’apporto calorico e al valore nutritivo di quell’alimento. Insomma, il cibo non è vissuto come un piacere ma come un banco di prova attraverso il quale si misura la propria attenzione alla salute. Si tratta a tutti gli effetti di un disturbo di tipo ossessivo compulsivo ed è questa caratteristica  che fa sentire  l’ortoressico in colpa quando cade in errore rispetto alle regole che si è imposto. La conseguenza dell’errore genera un’altra serie di comportamenti disturbanti come quello ad esempio di compiere mettere in atto ulteriori regole vincolanti nel tentativo di rimediare a quello che considera un imperdonabile errore.

Ci vuole l’intervento dello psicoterapeuta
Al pari degli altri disturbi dell’alimentazione, anche l’ortoressico non si rende conto di avere un problema psicologico: anzi, crede di essere nel giusto a pensare così tanto al benessere e alla salute rispetto al cibo.  Ed è proprio questo atteggiamento che lo induce a avere un sottile disprezzo nei confronti delle persone che vivono l’alimentazione in modo equilibrato, vale a dire verso coloro che gustano il cibo per il piacere di mangiare. In questo modo l’ortoressico perde anche molte occasioni di socializzazione, perché una serata in pizzeria o al ristorante con gli amici sono viste come pericolosi attentati alla salute e al benessere. Se anche decidono di partecipare, sono di cattivo umore e non si godono la serata. Non solo: le persone con ortoressia  corrono il rischio di  trasformarsi gradualmente in una personalità anoressica o bulimica, oltre che di incorrere in carenze  nutrizionali  per eliminare dalla loro dieta i grassi, i carboidrati o le proteine animali. Eppure non pensano di andare dal medico: credono anzi che l’atteggiamento giusto sia il loro e che tutti dovrebbero seguire il loro esempio. L’intervento dello psicologo o dello psichiatra, è invece essenziale, anche per capire le ragioni che sostengono un atteggiamento così rigido nei confronti del cibo. Spesso l’ortoressia è il risultato di una educazione repressiva o di carenze affettive che hanno causato, nel tempo, profonde insicurezze nel rapporto con il proprio corpo. Per riprendersi in mano un giusto piacere di mangiare occorre quindi un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale ed eventualmente un periodo con farmaci antidepressivi.

Un semplice test predice l’ortoressia
In pochi minuti il  – Test Bratman per l’ortoressia – rivela la predisposizione ad essere ortoressici.

  • Pensate alla vostra dieta più di 3 ore al giorno?
  • Pianificate i pasti con vari giorni di anticipo?
  • Il valore nutrizionale di ciò che mangiate è più importante del piacere di mangiare
  • La qualità della vostra vita è diminuita parallelamente al miglioramento della qualità della vostra alimentazione?
  • Ultimamente siete diventati più rigidi con voi stessi?
  • Mangiare in modo sano aumenta la vostra autostima?
  • Avete rinunciato a cibi che vi piacevano per mangiare quelli ‘giusti’?
  • La vostra dieta vi rende difficile mangiare fuori, allontanandovi dalla famiglia e dagli amici?
  • Vi sentite in colpa quando “sgarrate” dalla vostra dieta?
  • Quando mangiate in modo sano, vi sentite in pace con voi stessi e con il controllo completo della situazione?

Se la risposta è sì a 4 o 5 delle precedenti domande, è il momento di adottare un rapporto più rilassato con il cibo. Se la risposta è sì a tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione.

Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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