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Perché i bambini mordono

marzo 4, 2016 3:29 pm

Può capitare che un bambino morda un compagno del nido, la mamma o il fratellino. È una tendenza naturale da non accettare perché è causa di dolore e offesa nell’altro.

Può succedere attorno ai due – tre anni di età. Nostro figlio, senza essere arrabbiato o nervoso, morde ogni tanto qualcuno che gli capita a tiro. Può essere il compagno di nido, un adulto con cui è in confidenza o il fratello. E sulla pelle del malcapitato resta il classico orologio stampato dai denti. Si tratta di un fatto abbastanza comune in questa fase della crescita, quando un bambino, che fino ad ora ha assaggiato oggetti e giocattoli per farne conoscenza come capita durante il periodo orale, trasferisce la stessa modalità sulle persone.

Spiegare chiaramente che non si deve fare
Il piccolo ha tutto il diritto di conoscere il mondo, ma la sua ansia esplorativa non deve andare a scapito della sicurezza e del benessere altrui. Di conseguenza, non ci si deve preoccupare se il bambino adotta un comportamento del genere: significa che sta crescendo e vuole conoscere. Al tempo stesso, il bambino non deve essere giustificato. Crescere, infatti, significa anche comprendere il confine tra quello che è permesso e quello che non lo è, dando sfogo alle proprie necessità sempre nel rispetto dell’integrità altrui. Non è difficile far capire a un bambino di questa età che il comportamento adottato non è accettabile. Quando ci si accorge che il bambino ha morso qualcuno, a casa oppure al nido, non si deve lasciare correre, pensando: glielo dirò più tardi. A due o tre anni il rimprovero è efficace se avviene subito, perché dopo qualche minuto il bambino se n’è già dimenticato. Invece è bene avvicinarsi al bambino, prenderlo in braccio se necessario oppure condurlo in un luogo tranquillo e, guardandolo negli occhi, dirgli semplicemente: mordere significa far del male e quindi non bisogna più farlo. È semplice, diretto ed efficace. Non serve invece fargli discorsi lunghi perché a questa età non è ancora in grado di comprenderli.

Quando morde per rabbia
È utile anche l’atteggiamento opposto, ossia il rinforzo positivo. Quando, in altre parole, ci si accorge che il bambino ha smesso di mordere per abitudine, è bene lodarlo per questo suo obiettivo raggiunto. Se, ancora, si nota che il bimbo ogni tanto tira ancora qualche morso a un compagno, si può scegliere di osservare la reazione dell’altro bambino. Questi probabilmente piangerà, oppure gli darà uno spintone. Questo non vuol dire che non si debba difendere il bambino offeso, ma è importante che colui che morde si renda conto di suscitare una reazione spiacevole e che quindi è un comportamento che non può essere accettato. Un po’ diverso è il discorso del bambino che tira un morso per aggressività repressa oppure per rabbia. È un modo come un altro di rispondere a un’offesa ricevuta, per esempio a un calcio o a una spinta ricevuti da un amico. In questo caso è bene sorvegliare con attenzione le circostanze in cui si verifica il morso: se è la risposta a un’offesa, i bambini andranno rimproverati entrambi, perché non è giusto punire solo il piccolo che ha morsicato. Evidentemente è un piccolo ancora un po’ immaturo, che tende a trovare una modalità immediata per scaricare la sua ansia e la sua aggressività. È bene fargli capire che le proprie ragioni vanno fatte valere, trovando però la modalità più giusta.

Lina Rossi

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