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La disprassia: movimento e orientamento

febbraio 19, 2016 9:31 am

Difficoltà a compiere movimenti e a orientarsi nello spazio, a praticare attività sportiva, perfino ad articolare le parole: sono i sintomi della disprassia, un disturbo molto frequente.

Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di dislessia, disortrografia e di altri disturbi specifici dell’apprendimento. È più difficile che si senta nominare la disprassia, un disturbo che consiste nell’incapacità di compiere in modo adeguato un movimento o un gesto, diretti verso un fine specifico. Non si tratta di un disturbo dell’apprendimento, ma di una difficoltà nelle capacità pratiche quotidiane che può rendere complesso lo svolgimento delle proprie attività. Soprattutto per un bambino: infatti la disprassia riguarda soprattutto i bambini in età scolare, tra i 5 e i 10 anni di vita circa ed è più frequente nei maschi che nelle femmine. Il disturbo diventa più evidente in questa fase perché è dopo i 5 anni che normalmente un bambino diventa più disinvolto e autonomo e acquisisce la capacità di compiere determinati movimenti.

Difficoltà nel movimento
Secondo gli esperti della FLI – Federazione Italiana Logopedisti, oggi la disprassia riguarda, in Italia, circa 5-6 bambini su 100. Per questi piccoli, camminare, correre, saltellare su una gamba sola, ma anche scrivere, disegnare, ripetere una parola in modo continuativo o fischiare possono divenire un ostacolo insormontabile a seconda che il problema interessi i muscoli che governano l’abilità motoria grossolana, quella dei muscoli più grandi o di gruppi di muscoli, o fine legati ai movimenti della bocca o delle dita, per esempio. Studi condotti con la Risonanza Magnetica nucleare hanno evidenziato che, nei bambini soggetti a disprassia, ci sono alcune aree deputate al movimento che sono immature. In altre parole, i neuroni motori, ossia le cellule nervose che regolano il movimento fine e quello grossolano, non sono efficienti come quelli che, invece, non hanno questo problema. Tutto questo causa la disprassia, che si esplica a vari livelli. Alcuni bambini hanno difficoltà alla gestione del movimento nello spazio, con difficoltà a spostarsi camminando o correndo oppure praticando sport. Altri hanno difficoltà nel compiere il movimento fine, per esempio allacciandosi da soli le scarpe o disegnando o compiendo piccoli lavori manuali che richiedono precisione.

L’importanza di una corretta diagnosi
I genitori non devono preoccuparsi. Infatti i deficit neuronali che caratterizzano la disprassia sono completamente diversi da quelli che coordinano l’apprendimento. Insomma, un bambino potrà sembrare un piccolo, adorabile imbranato ma non avrà difficoltà nel comprendere quello che legge sui libri o quello che gli viene spiegato dalle insegnanti. È vero, piuttosto, che la difficoltà del movimento potrebbe incidere con l’abilità della scrittura, mentre i problemi di spostamento nello spazio possono creare qualche disturbo nel gioco libero o nella pratica dell’attività sportiva. Per questo è bene non sottovalutare eventuali segnali di disprassia nel proprio bambino, alzando le spalle ed etichettandolo come un po’ imbranato, appunto. Il problema, tra l’altro, potrebbe essere segnalato dalle stesse insegnanti. Quindi, per i problemi del movimento fine che coinvolgono la scrittura, il disegno o perfino l’espressione orale occorre l’intervento del logopedista. Se i disturbi sono soprattutto sul fronte pratico è opportuno rivolgersi per esempio a un esperto in psicomotricità, che con la pratica di esercizi fisici via via più impegnativi, favorirà la maturazione del movimento e della coordinazione.

Giorgia Andretti

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