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Quando si programma una gravidanza è necessario controllare l’anemia

maggio 22, 2013 9:30 am

Se si sta pensando di mettere in cantiere un bambino, è bene chiedere al ginecologo gli esami del sangue: molte giovani donne sono anemiche e questa situazione va corretta con cibo e integratori prima del concepimento.

Se l’idea di un figlio si affaccia sempre più frequentemente nei pensieri… anzi, è un desiderio forte ed una esigenza condivisa da entrambi i partner, bisogna fare un planning. E’ quindi il caso di fare gli accertamenti necessari per essere certe che il proprio corpo sia la culla migliore per la nuova vita. Una delle situazioni che devono essere individuate e risolte prima di restare incinte e la presenza di anemia. Con questo termine si intende una riduzione della quantità globale di emoglobina circolante nel sangue periferico e all’interno dei globuli rossi. Ne consegue un ridotto apporto di ossigeno agli organi e ai tessuti del corpo. È chiaro che il corpo della donna non può dare inizio a una gravidanza, se c’è una forma di anemia: il feto in crescita, infatti, sottrarrà ferro, ossigeno e nutrimento alla mamma ed è quindi importante partire già con una adeguata scorta di queste sostanze. I controlli sono quindi d’obbligo, tanto più che le donne in età fertile spesso sono soggette a lievi forme di anemia a causa delle perdite mestruali.

Anemia, un destino delle future mamme
È stato calcolato che, durante la gravidanza, oltre il 90 per cento delle donne soffre di anemia sideropenica o megaloblastica. I due disturbi sono la conseguenza di un processo naturale che si verifica nell’organismo femminile durante la gestazione. Nei nove mesi, infatti, la quantità di sangue in circolo passa da una media di 4,5 litri a 6 litri circa. Aumenta soprattutto la parte liquida del sangue, cioè il plasma, rispetto alla parte corpuscolata con i globuli rossi, bianchi e le piastrine. La donna accusa allora i tipici segni dell’anemia: stanchezza, pallore della pelle e delle mucose, accelerazione del battito cardiaco. È soprattutto quest’ultimo il segno della scarsità di emoglobina: l’aumentato numero di battiti cardiaci indica infatti che il sangue è diluito e il cuore è costretto a pompare molto più in fretta, in modo da poter fornire a organi e tessuti la quantità sufficiente di ossigeno.

La presenza del bimbo richiede più ferro
In gravidanza il fabbisogno di ferro aumenta: l’organismo della mamma deve produrre emoglobina non solo per sé, ma anche per il feto. Per far fronte a questa necessità, il corpo della donna aumenta fino a cinque volte la capacità di sfruttare il ferro introdotto con l’alimentazione e, se questo non è sufficiente, viene utilizzato anche il ferro contenuto in speciali depositi, chiamati ferritine, si trovano nel fegato, nella milza e nel midollo osseo. Non sempre, però, il ferro già presente nell’organismo è sufficiente, soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza, quando il feto aumenta di peso e lunghezza. La necessità di acido folico e vitamina B12, indispensabili per la formazione dei globuli rossi, aumenta, passando da 50 microgrammi al giorno a 400 microgrammi. L’anemia in gravidanza va curata per tempo, perché può provocare problemi sia alla mamma che al bambino. La donna deve essere prima di tutto ben in forze per superare un’eventuale emorragia che potrebbe verificarsi durante il parto. Inoltre, se il feto riceve poco ossigeno a causa di una scarsa quantità di emoglobina, può nascere sottopeso o prima della scadenza naturale dei nove mesi.

Qualcuna rischia di più
Tra le donne in gravidanza, alcune hanno più probabilità di contrarre anemia per condizioni di salute non perfette o abitudini contratte già prima della gravidanza. Sono più a rischio le fumatrici: la nicotina ha un effetto vasocostrittore, diminuisce cioè il calibro dei vasi sanguigni, provocando una scarsa irrorazione dei tessuti. Più esposte sono poi le donne che avevano mestruazioni abbondanti prima della gravidanza, oppure che soffrono di emorroidi o di ulcera. Questi disturbi predispongono già all’anemia. Anche le gravidanze ravvicinate, un figlio avuto da meno di due anni, espone a un aumentato rischio perché l’organismo potrebbe non aver ancora ricostituito le riserve di ferro dell’organismo.

Cibi giusti e integratori
Un’alimentazione variata, ricca dei cibi che contengono ferro, vitamine e acido folico è sicuramente una buona base per prevenire i due tipi di anemia. Ma non sempre la dieta è sufficiente. Se le analisi del sangue rivelano carenza di ferro, il ginecologo può prescrivere integratori sotto forma di compresse o fiale da assumere una o due volte al giorno fino alla fine della gravidanza. Integratori in compresse a base di vitamine e di acido folico vengono di solito prescritti fin dall’inizio della gravidanza per scongiurare qualsiasi rischio di anemia megaloblastica. L’acido folico è utile anche per prevenire malformazioni del feto, come la spina bifida (mancanza di chiusura del canale spinale).
Ecco infine quali alimenti privilegiare in una dieta ricca di ferro.

Alimento (100 g) ferro (quantità in g)
Lievito secco 17,3
Fegato 8
Lenticchie secche 7,6
Rognone 7,4
Cacao in polvere 7
Fagiolini 6,7
Ostriche 6
Cioccolato fondente 5
Mandorle 4,2
Albicocche secche 4,1
Olive 3,5
Pane biscottato 3,3

Lina Rossi
Consulenza della dottoressa Anna Maria Vulpiani
Specialista in Ginecologia a Roma

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