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Un cuore senza cicatrici

febbraio 26, 2001 12:00 pm

Sempre meno bisturi e più tecnica endoscopica negli interventi di cardio-chirurgia pediatrica. Dagli anni cinquanta, quando è nata la cardiochirurgia, la qualità e le aspettative di vita dei bambini nati con cardiopatie congenite sono andate progressivamente modificandosi, di pari passo con i progressi di questa disciplina. A mano a mano che la tecnologia si affinava…

Sempre meno bisturi e più tecnica endoscopica negli interventi di cardio-chirurgia pediatrica.

Dagli anni cinquanta, quando è nata la cardiochirurgia, la qualità e le aspettative di vita dei bambini nati con cardiopatie congenite sono andate progressivamente modificandosi, di pari passo con i progressi di questa disciplina. A mano a mano che la tecnologia si affinava ed offriva materiali ed attrezzature sempre più sofisticate e miniaturizzate, venivano introdotte tecniche chirurgiche atte a correggere tutte le malformazioni, dalle più semplici alle più complesse. I successi della cardiochirurgia hanno così concesso a molti bambini, che la natura aveva sfortunatamente penalizzato, di superare il loro problema e vivere una vita normale, come quella dei loro coetanei.

Ovviamente, i vantaggi che la correzione della malformazione cardiaca comporta per chi ne è portatore sono tali da giustificare i rischi e le sofferenze dell’intervento cardiochirurgico, così come le inevitabili ed antiestetiche cicatrici sul torace. Ma, con il crescere dell’esperienza, cardiologi pediatri e cardiochirurghi hanno inventato ed affinato tecniche di correzione che permettessero di abolire o ridurre al minimo l’invasività della procedura correttiva e le cicatrici cutanee.
Si sono in realtà ottenuti ottimi risultati, molto più soddisfacenti di quanto ci si potesse attendere, e così ora, alle soglie del terzo millennio, si può dire che è possibile risolvere molte malformazioni cardiache semplici senza dover ricorrere al bisturi, o limitandone l’uso al minimo.
Da un lato, infatti, il cardiochirurgo ha appreso l’uso dell’endoscopia, che, trattandosi del torace, si chiama toracoscopia. Attraverso tre forellini sul torace vengono introdotte una minuscola telecamera e due strumenti chirurgici. L’operatore, guidato dalla telecamera, può raggiungere, per esempio, un dotto di Botallo rimasto pervio e chiuderlo con una piccola clip.
D’altro canto anche il cardiologo pediatra ha appreso l’uso di particolari strumenti e dispositivi che, in corso di cateterismo cardiaco, permettono di allargare una valvola ristretta, oppure chiudere un vaso anomalo, come appunto il dotto arterioso di Botallo rimasto pervio, o ancora una comunicazione anomala fra due camere cardiache.

Come vengono eseguiti questi interventi? Innanzi tutto non vi è necessità di un taglio sul torace. Infatti questi particolari dispositivi cioè palloncini, ombrellini, spirali, vengono introdotti attraverso una vena della gamba, che viene punta con una specie di grosso ago. Attraverso questo “ago” introduttore viene condotto un tubicino fino al cuore. Le malformazioni che più comunemente vengono trattate con queste metodiche sono le stenosi, cioè il restringimento di una valvola, polmonare o aortica, o di un’arteria, le comunicazioni anomale fra arterie e vene, dette anche fistole artero-venose, non solo periferiche, cioè di arterie e vene degli arti o del torace, ma anche a carico delle arterie che irrorano il cuore, le arterie coronariche. Anche il dotto arterioso di Botallo ed alcuni tipi di difetti interatriali possono essere chiusi mediante l’impianto di una specie di “ombrellino” introdotto attraverso le vene.
Non tutte queste procedure, in realtà, sono sempre applicabili, e non tutte hanno ancora superato la fase sperimentale. Talora, quindi, l’intervento cardiochirurgico resta indispensabile anche in casi teoricamente trattabili con questo tipo di correzione non chirurgica.
La cardiochirurgia, inoltre, sta assistendo all’introduzione di un’ulteriore innovazione, una specie di robot computerizzato che permette di eseguire, con tecnica toracoscopica, anche interventi di cardiochirurgia maggiore e che richiedono l’uso della circolazione extracorporea.
Come si vede, dunque, la cardiologia-cardiochirurgia pediatrica è una disciplina in continua evoluzione, a tutto vantaggio dei piccoli utenti che potranno, con meno inconvenienti, guarire dalla loro malformazione cardiaca.

 

Prof.ssa Ornella Milanesi

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