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Sapere prima che cuore avrà  

dicembre 14, 2000 12:00 pm

Deve ancora nascere, ma già è possibile vedere il suo muscolo cardiaco grazie all’ecografia fetale. Fra le malformazioni congenite, presenti cioè alla nascita, quelle del cuore sono le più frequenti. Esse, infatti, colpiscono circa 8 neonati su 1000. Nella metà dei casi, i disturbi conseguenti ad una malformazione compaiono già nelle prime ore o giorni…

Deve ancora nascere, ma già è possibile vedere il suo muscolo cardiaco grazie all’ecografia fetale.

Fra le malformazioni congenite, presenti cioè alla nascita, quelle del cuore sono le più frequenti. Esse, infatti, colpiscono circa 8 neonati su 1000. Nella metà dei casi, i disturbi conseguenti ad una malformazione compaiono già nelle prime ore o giorni di vita e talora mettono a repentaglio la vita stessa del bambino.
E’ quindi ovvio domandarsi se è possibile prevedere quando il feto è portatore di una malattia congenita del cuore.

Il cuore si forma, infatti, nelle primissime settimane di gravidanza ed assume dimensioni sufficienti ad essere studiato ecograficamente attraverso l’addome materno dalla sedicesima settimana in poi. L’ecocardiografia fetale, così si chiama in termini tecnici lo studio del cuore del feto, è un esame che non crea nessun disturbo alla madre ed al feto, richiede però un tempo abbastanza lungo, circa una mezz’ora, per essere effettuato. Infatti, il cuore è un organo complesso, e non è facile studiarlo in tutte le sue componenti in modo esauriente. Inoltre è necessario che chi effettua l’esame abbia una competenza adeguata in cardiologia pediatrica, e sia in grado, in caso venga individuato un problema cardiaco, di fornire ai genitori le più complete informazioni sul significato che questo problema avrà sulla vita del nascituro prima e dopo la nascita, sulle possibilità di cura e così via. Di solito si tratta di un cardiologo pediatra o di un ostetrico specializzato in questo tipo di diagnosi che lavora in collaborazione con un cardiologo pediatra, aggiornato sui progressi delle cure mediche e chirurgiche dei problemi cardiaci del bambino.

Questi presupposti fanno capire come un’ecocardiografia fetale non sia esame di routine che viene effettuato in tutte le gravidanze. L’esame va effettuato, per esempio, nelle madri di bambini con cardiopatia congenita in occasione delle loro successive gravidanze, oppure quando la gestante soffra di malattie quali il diabete, o assuma medicine per l’epilessia, o altri farmaci che possano nuocere al concepimento. Un approfondimento ecocardiografico va poi effettuato tutte le volte che il ginecologo individui nell’ecografia di routine una qualsiasi malformazione fetale a carico di altri organi, perché spesso le malformazioni si presentano in associazione ad altre, o sospetti qualcosa di anomalo a carico del cuore stesso.

In realtà anche il più attento esame ecocardiografico fetale, effettuato dal più esperto cardiologo pediatra non individua tutte le possibili anomalie del cuore. Sono, infatti, diagnosticabili solo le malformazioni maggiori, quelle cioè in cui l’anatomia del cuore è molto alterata per la mancanza di una delle sue parti, oppure per la completa chiusura di una valvola o il suo grave malfunzionamento. L’ecocardiografia fetale permette, inoltre, di diagnosticare alterazioni del ritmo cardiaco, come le tachicardie (ritmo accelerato) o le bradicardie (ritmo rallentato), che possono insorgere già prima della nascita e causare problemi al feto stesso. In caso di tachicardie è inoltre possibile iniziare a curare il disturbo in utero, somministrando alla madre opportune medicine e sfruttando il passaggio al feto attraverso la placenta.

Ma quali sono le finalità di questo approfondimento diagnostico? La più importante finalità e quella di poter indirizzare la gestante il cui feto presenti una malformazione di cuore verso un centro superspecialistico, dove possa essere espletato il parto e dove il neonato possa ricevere fin dai primi momenti di vita le cure più appropriate. Talora poi, come nel caso di tachicardie, una terapia instaurata in utero può controllare il disturbo del ritmo e permettere al feto di giungere a termine di gravidanza, senza subire danni in un’epoca in cui è difficile valutarne lo stato di benessere.
Da ultimo, di fronte a diagnosi di gravissime malformazioni cardiache, per le quali le soluzioni chirurgiche non possano essere risolutive, o di malformazioni associate a malattie cromosomiche (in cui la possibilità di sopravvivenza è molto ridotta), effettuate prima della ventiquattresima settimana di età gestazionale, è possibile ricorre ad un aborto così terapeutico.

Prof.ssa Ornella Milanesi

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