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Bronchiolite: l’infezione virale dei piccoli alveoli non va sottovalutata

ottobre 22, 2014 5:14 pm

Tosse, difficoltà respiratorie, malessere: se questi sintomi compaiono in un bambino di pochi mesi, è meglio non minimizzare: potrebbe essere bronchiolite, l’infezione virale dei piccoli bronchioli, il picco della malattia è da novembre a marzo.

Quando un bimbo tra i tre ed i diciotto mesi ha tosse, difficoltà a respirare ed è agitato o troppo sonnolento, è opportuno chiamare il pediatra. Nei primi mesi qualsiasi tipo di malessere può trasformarsi in emergenza. Non solo: questi malesseri potrebbero essere il segnale della bronchiolite, una affezione delle vie respiratorie, deve essere affrontata nel modo corretto, per scongiurare il rischio delle complicanze.

La bronchiolite è dovuta ai virus
La brochiolite è l’infiammazione dei bronchioli, le ultime diramazioni dei bronchi, piccoli rami dell’albero bronchiale con un diametro inferiore a un millimetro. I bronchioli sono una parte essenziale del processo respiratorio, poiché in prossimità di essi, vale a dire negli alveoli, avvengono gli scambi gassosi che consentono di fare scorta dell’ossigeno necessario alla sopravvivenza: l’organismo cede all’esterno l’anidride carbonica proveniente dal corpo e si carica delle molecole di ossigeno. Quando i bronchioli si infiammano, il loro diametro si riduce, rendendo difficoltoso questo processo vitale. Non solo: i tessuti infiammati producono del muco denso restringendo ulteriormente lo spazio a disposizione per la circolazione dell’aria. Nella maggior parte dei casi, la bronchiolite è di origine virale e, in particolare, è causata dal Virus Respiratorio Sinciziale – VRS, si diffonde negli ambienti chiusi e affollati soprattutto durante la stagione fredda. Ci sono comunque altri virus responsabili della bronchiolite: lo stesso adenovirus responsabile del raffreddore, i virus delle sindromi influenzali e para-influenzali, l’enterovirus responsabili di gastroenterite. Il VRS causa la bronchiolite solo nei bambini inferiori ai diciotto mesi. Nei bambini più grandi e negli adulti provoca solo un raffreddore o una sindrome simile all’influenza.

I sintomi della bronchiolite
La bronchiolite compare accompagnata da sintomi simili a quelli di altre malattie dell’apparato respiratorio. Per questo talvolta può essere sottovalutata. Una attenta osservazione del bambino, invece, può aiutare i genitori a capire se si tratta di bronchiolite. In questo caso è comunque opportuno rivolgersi al pediatra. Nei bambini di poche settimane, compare una insolita sonnolenza accompagnata da irritabilità. Inoltre, il piccolo presenta oltre alla difficoltà da respirare, secrezione nasale, respiro sibilante e tosse stizzosa. È difficile che compaia febbre. Nei bimbi un po’ più grandi, dall’anno e mezzo in su, la bronchiolite assume caratteristiche più simili a quelle di una forma para-influenzale: scolo nasale, starnuti, febbre non altissima, in genere attorno ai 38°. Sia i bambini molto piccoli sia quelli più grandi presentano aumento della frequenta respiratoria a causa della difficoltà a fare scorta di ossigeno. Inoltre le labbra e la pelle attorno assumono una colorazione bluastra e il torace si contrae in modo evidente durante l’inspirazione. Possono anche comparire altre segni di malessere come inappetenza e vomito.

Come affrontare il disturbo
Per favorire il più possibile la respirazione si può sistemare nella cameretta del bambino e negli ambienti in cui staziona più spesso, alcuni umidificatori, rigorosamente senza essenze, il mentolo ad esempio può irritare le vie respiratorie rendendo ancora più critica la situazione. È utile anche utilizzare i classici asciugamani da bagno di spugna bagnati, appoggiati sul termosifone. Poiché è comunque importante contattare il pediatra, gli si può chiedere se è il caso di somministrare al bambino un farmaco broncodilatatore, per favorire la distensione della mucosa del bronchi e dei bronchioli. Il medicamento va somministrato sotto forma di aerosol. In alcuni casi il pediatra può consigliare la somministrazione di cortisonici, di solito per bocca. Questi farmaci svolgono un’azione antinfiammatoria, ma possono essere usati solo per brevi periodi. Inoltre, al bambino si dovrebbe offrire da bere il più possibile. Se il bambino è molto piccolo ed è allattato al seno, questo va continuato perché è fonte di anticorpi oltre a confortare. Sarà il pediatra a suggerire se è il caso di aggiungere una piccola dose di altri liquidi, in genere è sufficiente acqua oligominerale bollita e lasciata intiepidire da somministrare con il cucchiaino per la difficoltà a poppare dal biberon a causa del naso chiuso. Nei casi più seri il pediatra può consigliare il ricovero in ospedale per alcuni giorni, finché il piccolo non inizi a respirare meglio.

Giorgia Andretti

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