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I bambini e l’abbronzatura lasciamogli prendere solo il buono del sole

luglio 15, 2014 10:05 am

I raggi del sole fanno bene ai bambini, ma nelle ore troppo calde possono aggredire la pelle delicata e causare scottature. È allora importante esporre i bambini al sole con prudenza e soprattutto utilizzare i solari.

Il sole fa bene, è noto: soprattutto nei più piccoli stimola l’attività del sistema immunitario, aiutando l’organismo a combattere con più efficacia l’attacco di virus e di altri microrganismi nocivi. Favorisce la produzione, se preso correttamente, di serotonina e dopamina, i due neurotrasmettitori che regolano il ritmo sonno-veglia e il tono dell’umore. Soprattutto, però, i raggi solari favoriscono, oltre all’abbronzatura, la sintesi nella pelle della vitamina D che aiuta l’organismo a utilizzare il calcio introdotto con i cibi: questo fa sì che le ossa del bambino si sviluppino in modo robusto. Alcuni disturbi della pelle, come la psoriasi e la dermatite atopica, migliorano decisamente grazie all’esposizione ai raggi del sole.

Il sole può causare eritemi e scottature
Il sole, però, soprattutto nelle ore più calde, quando i raggi sono perpendicolari alla terra e quindi più intensi, può anche aggredire la pelle, soprattutto quella delicata di un bambino.
In dosi eccessive, in orari sbagliati e senza protezione adeguata, il sole può causare eritemi, vale a dire un arrossamento puntiforme e pruriginoso, legato proprio all’azione infiammatoria del sole. Nei casi più seri può addirittura provocare una scottatura, un arrossamento intenso e doloroso della pelle, che si copre di vesciche ampie con tendenza ad esfoliare. Questi fastidi, sicuramente in grado di disturbare un bambino, ma soprattutto, con il tempo, se ripetuti predispongono all’insorgenza dei tumori della pelle. La protezione solare è quindi fondamentale, nei bambini piccoli e di fototipo chiaro, oppure nei piccoli che hanno particolari problemi come fotodermatiti, ossia malattie legate all’esposizione solare, oppure soggetti ad albinismo e quindi completamente privi di melanina protettiva.

L’azione del sole sulla pelle
Non tutti i raggi solari sono dello stesso tipo e non tutti sono ugualmente dannosi. Per esempio, la capacità dei raggi ultravioletti A – UVA – di indurre tumori della pelle è 100 volte inferiore a quella degli ultravioletti B – UVB – Durante l’esposizione su una spiaggia si assorbe una quantità di UVA 100 volte superiore agli UVB: è quindi essenziale utilizzare degli schermi solari protettivi nei confronti di tutto lo spettro degli ultravioletti. Il solare giusto per i bambini e non solo per loro è quello che ha un ampio spettro di assorbimento per difendere sia dalla banda dei raggi UVA sia da quella degli UVB. Vanno preferiti fattori di protezione più alti tenendo presente che non esistono protezioni o schermi totali e che per legge la protezione massima dichiarabile è di 50 per gli UVB. Il prodotto va applicato ripetutamente, soprattutto dopo che il bambino ha sudato molto, ha fatto il bagno o si è rotolato nella sabbia. Oggi sono disponibili prodotti in diverse formulazioni: in crema, ma anche in latte, spray, gel. Non è quindi difficile trovare il tipo più adatto alle proprie esigenze e alle preferenze dei bambino.

L’importanza del fototipo
Nella scelta del solare si deve tenere conto del fototipo cutaneo, una scala di valori che va dal I al VI e che suddivide la popolazione in base alla carnagione ed alla capacità di non scottarsi e di abbronzarsi. I fototipi con valori più bassi – I, II, III – sono quelli con capelli biondi, rossi o castano chiari, con occhi verdi e azzurri e pelle bianca o rosata. Solo coloro che devono utilizzare fattori di protezione più elevati perché hanno una minore quantità di melanina e quindi corrono un maggiore rischio di scottature. Inoltre si deve tenere conto dell’età del bambino. La quantità di melanina prodotta è minima nelle prime fasi della vita, per aumentare progressivamente con lo sviluppo. L’esposizione intensa in giovane età, al di sotto dei 15 anni, con pelle non abbastanza protetta aumenta il rischio di tumore cutaneo.

Le regole della tintarella
Ecco, quindi, che cosa non si deve perdere di vista quando si va al mare con un bambino.

– evitare l’esposizione tra le 11 e le 16 quando la concentrazione dei raggi UV è maggiore;
– mai far sostare il bambino immobile sotto il sole;
– l’ombrellone o il bagno in acqua non rappresentano una protezione efficace;
– aumentare progressivamente la durata dell’esposizione di 15-30 minuti al giorno;
– partire all’inizio con fattori di protezione elevati per diminuire solo quando si è sviluppata una abbronzatura sufficiente. L’abbronzatura è già una reazione infiammatoria;
– applicare ripetutamente le creme protettive ogni due ore circa e dopo ogni bagno;
– scegliere un prodotto ben tollerato e cosmeticamente accettabile onde evitare il rifiuto da parte del bambino;
– consultare il dermatologo per consigli specifici nel caso di bambini affetti da disturbi cutanei o malattie sistemiche associate a fotosensibilità.

Lina Rossi

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