Famiglia: Leggi e Diritto

Un caso di aviaria a Hong Kong ma non lasciamoci prendere dalla paura

21 giugno 2012 in Pediatria

piccioni aviaria

Hong Kong, un bimbo di due anni è risultato affetto dal virus H5N1, la mutazione più recente del virus dell’influenza aviaria. Nella regione è stato dichiarato lo stato d’allerta ma in Europa non si corre alcun rischio.

Non se ne parlava da un anno e mezzo, ma adesso è nuovamente argomento di attualità e di preoccupazione. Si tratta dell’aviaria, l’influenza dei volatili, aveva destato preoccupazione tempo fa anche nel nostro paese. Per diversi mesi non si è più sentito nulla in proposito, ma di recente sono stati infatti segnalati casi in Oriente. In Cambogia, lo scorso 29 maggio, una bambina di dieci anni che era stata a contatto con pollame infetto ha contratto l’aviaria e, a Hong Kong, un bimbo di due anni e mezzo è risultato positivo al test dell’influenza H5N1. La notizia è stata diffusa dalle autorità sanitarie locali, che hanno precisato che si tratta dei due primi caso di influenza aviaria nella zona da oltre 18 mesi. In ogni caso, nella regione la soglia di allerta sanitaria è stata innalzata ai massimi livelli. Il virus H5N1 causa infatti il decesso nel 60% dei casi e si trasmette dall'animale all'uomo. Gli scienziati temono però l'arrivo di una mutazione che consentirebbe il contagio tra esseri umani e potrebbe quindi scatenare una pandemia.

Che cos’è l’influenza aviaria
L’influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell’influenza di tipo A, è diffusa in tutto il mondo e può contagiare qualsiasi specie avicola. Le manifestazioni della malattia sono diverse, a seconda del virus, che può essere più o meno aggressivo e di cui sono noti quindici sottotipi. I virus responsabili delle forme più contagiose generano epidemie acute: la malattia colpisce gli animali in modo improvviso, senza particolari manifestazioni esterne, l’animale muore nel giro di pochi giorni. Il timore di una possibile diffusione tra gli esseri umani, ha fatto sì che in tutto il mondo siano state prese misure straordinarie di prevenzione. La fonte principale di diffusione della malattia sono le anatre selvatiche, che durante i flussi migratori o anche nei periodi stanziali entrano in contatto con il pollame di allevamento: polli, tacchini e altre specie. Se sono portatrici del virus dell’influenza, le anatre lo trasmettono a questi volatili particolarmente suscettibili alla malattia, hanno infatti, un sistema di difesa dell’organismo poco allenato. Nei Paesi asiatici, dove vige l’abitudine di vendere pollame vivo al mercato aumenta anche il rischio di infezione all’uomo.

Come può avvenire il contatto per l’uomo
I casi di infezione di aviaria nell’uomo in Oriente, si sono verificati a seguito di un contatto diretto tra la persona e l’animale vivo infetto, oppure con l’animale deceduto o le sue feci infette. Per questo motivo sono più a rischio gli addetti agli allevamenti, ai controlli e alla macellazione di specie avicole. Non ci sono prove scientifiche che dimostrino che l’aviaria possa essere trasmessa attraverso il consumo delle uova cotte, mentre le uova crude possono contenere il virus attivo. È difficilissimo che il virus si trasmetta da frutta o verdura. Gli animali domestici, come i cani o i gatti, non sono veicoli del virus dell’influenza aviaria. Nell’uomo, l’influenza aviaria si manifesta con sintomi simili a quelli di una influenza “umana”: febbre, malessere, disturbi alle vie respiratorie e febbre alta. Se il disturbo non viene affrontato in modo corretto, con riposo a letto, assunzione di molti liquidi e somministrazione di antipiretici, possono verificarsi complicanze a carico dei bronchi e dei polmoni, esattamente come avviene nelle normali forme influenzali.

Nel nostro paese non ci sono rischi
Quello del bimbo di due anni di Hong Kong è un caso per il momento isolato e la situazione è sotto controllo da parte dei veterinari. In occidente e quindi in Italia, non dovrebbero esserci rischi di alcun tipo. In passato si sono verificati casi sporadici di uccelli selvatici malati, ma sono stati casi isolati, tenuti sotto controllo dai veterinari. Non sono mai stati contagiati volatili domestici. I colombi, i passeri e gli storni, specie diffuse dalle nostre parti, sono poco sensibili al virus dell’aviaria e gli allevamenti di polli o anatre non entrano in contatto con esemplari selvatici. Difficile anche che il contagio si verifichi attraverso l’importazione di prodotti avicoli da Paesi in cui è stata segnalata la malattia, visto che l’Unione Europea vieta questo tipo di commercio. Il pollame che si acquista al supermercato o in macelleria nelle nostre città proviene da allevamenti italiani o al massimo europei, in zone esenti dal rischio, da allevamenti sicuri, i cui animali sono sottoposti a controlli sanitari molto accurati. In ogni caso, anche se per colmo di sfortuna dovesse succedere di consumare un pollo malato, la cottura annulla la pericolosità del virus. Solo chi alleva i polli infetti e manipola i loro escrementi corre il rischio.

Giorgia Andretti
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

TAGS: piccioni aviaria

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Le monografie

Le monografie

Le monografie

This website is certified by Health On the Net Foundation. Click to verify. This site complies with the HONcode standard for trustworthy health information:
verify here.