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Per ogni diagnosi accertata di celiachia altri 10 non sanno di esserlo

novembre 26, 2013 9:58 am

Aumentano i casi d’intolleranza al glutine a livello mondiale, potrebbe essere solo frutto di una maggiore accuratezza nella diagnosi ma, a parere degli esperti, i celiaci sarebbero dieci volte più numerosi.

La punta di un iceberg: sarebbe questa la situazione della celiachia, non solo in Italia. I veri malati, cioè, sarebbero almeno dieci volte più numerosi delle diagnosi già accertate. Lo ha dichiarato il dottor Gianluigi De Angelis, direttore del dipartimento materno infantile e U.o.c Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva di Parma. Secondo l’esperto, ogni anno i casi di celiachia in Italia e nel mondo aumentano al ritmo vertiginoso del 10 per cento in più all’anno. Non sarebbe, però, un aumento legato a una effettiva maggiore diffusione della malattia, bensì ad una diagnosi più accurata e a dei reattivi più competenti. In altre parole, fino a oggi la celiachia è stata sottovalutata e solo i casi con sintomi evidenti: diarrea, gonfiore e dolore addominale ed anemia sono stati diagnosticati: ci sarebbero però tantissimi casi di soggetti asintomatici ma comunque celiaci, persone che non sanno di avere questa forma di intolleranza. Si conta attualmente che i celiaci siano dai sei ai dieci milioni in Europa e in Italia siano l’1% della popolazione.

I sintomi subdoli della celiachia
La malattia celiaca, infatti, contrariamente a quanto si pensa non dà luogo soltanto a sintomi di tipo gastro-intestinale come, per esempio, la colite cronica. La persona con celiachia ha problemi di anemia, perché la malattia provoca una situazione di malassorbimento delle sostanze nutritive, compreso il ferro. Questo succede perché l’ingestione del glutine, una proteina presente nel grano e in altri cereali, quando giunge a contatto con la mucosa dell’intestino scatena una reazione infiammatoria di tipo autoimmune. E questo modifica la fisiologia dell’intestino stesso, che normalmente è rivestito da estroflessioni di mucosa a forma di dita, chiamate villi intestinali, la cui funzione è aumentare la superficie intestinale destinata all’assorbimento dei nutrienti. La reazione autoimmune fa appiattire i villi, riducendo notevolmente la capacità dell’intestino di assorbire le sostanze di cui ha bisogno. I sintomi quindi spaziano oltre ai problemi intestinali. Sembra, per esempio, che il mal di testa del quale non si capisce la causa sia legato alla celiachia, così come i disturbi di tipo mestruale. Gli aborti ricorrenti, in una donna apparentemente sana, possono essere legati all’intolleranza cronica al glutine, così come le forme di osteoporosi nell’uomo.

A quali esami sottoporsi
Non si conosce il motivo di una così vasta diffusione della malattia celiaca nell’uomo. Secondo alcune teorie, il problema sarebbe insorto nel corso della storia evolutiva della specie umana, quando l’uomo, nel giro di pochi decenni, passò da una dieta a base di carne, frutta e vegetali crudi a un’alimentazione che comprendeva in larga parte le proteine del frumento. L’organismo, quindi, non ha avuto e non ha ancora oggi modo di abituarsi al contatto con questa sostanza e la diffusione della malattia lo dimostra. Ecco perché, in linea teorica, nessuno è sicuro di essere immune al problema. In ogni caso, se si è soggetti a qualche disturbo al quale non si riesce a fornire una spiegazione, sarebbe opportuno sottoporsi ad alcuni accertamenti per scoprire un eventuale problema celiaco. Oggi, tra l’altro, fare una corretta diagnosi è meno difficoltoso rispetto a una volta, quando l’unico sistema era effettuare la biopsia della mucosa intestinale. Infatti, è sufficiente un prelievo del sangue per la ricerca degli anticorpi anti-endomisio e anti-gliadina, per avere la diagnosi di celiachia. Questi test si effettuano presso i laboratori di analisi in ogni città, ma prima di sottoporvisi sarebbe opportuno effettuare una visita dal gastroenterologo o, nel caso dei bambini, dal pediatra. È necessario infatti effettuare una accurata anamnesi con la valutazione della storia medica della persona, per capire se è il caso di continuare le indagini.

Sahalima Giovannini

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