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La cura della pertosse

gennaio 2, 2001 12:00 pm

Grazie all’uso del vaccino acellulare questa malattia, rischiosa in età adulta, può essere debellata La pertosse è una malattia provocata da un batterio Gram negativo, la Bordetella pertussis, che colpisce indifferentemente bambini, adulti e anziani, ma che assume solo nell’età pediatrica sintomi peculiari tali da farla diagnosticare con estrema facilità anche da chi non è…

Grazie all’uso del vaccino acellulare questa malattia, rischiosa in età adulta, può essere debellata

La pertosse è una malattia provocata da un batterio Gram negativo, la Bordetella pertussis, che colpisce indifferentemente bambini, adulti e anziani, ma che assume solo nell’età pediatrica sintomi peculiari tali da farla diagnosticare con estrema facilità anche da chi non è esperto di medicina. Mentre nell’adulto e nell’anziano, infatti, la pertosse tende a manifestarsi con il quadro di una banale bronchite acuta, nel bambino, specie in quello più piccolo, si palesa con i tipici accessi costituiti da 20 o 30 colpi consecutivi di tosse senza che il paziente respiri. La lunga sequenza di colpi di tosse è seguita da una profonda e rumorosa inspirazione tale da assomigliare al raglio di un asino. Ciò giustifica la definizione di “tosse asinina” che in molti detti popolari viene usata per definire la pertosse e rende ragione del fatto che, nei casi tipici, la malattia viene identificata senza problemi.

Accanto alla tosse, la pertosse presenta tutta una serie di sintomi generali più o meno espressi, quali febbre, malessere, astenia, inappetenza, e può complicarsi fino a causare polmoniti e alterazioni del sistema nervoso centrale sotto forma di encefalite. Le complicazioni, che possono risultare anche letali, sono più frequenti tanto più giovane è il soggetto colpito. Di fatto si dice che, mentre nel bambino più piccolo la pertosse è malattia potenzialmente grave con un rischio di mortalità che nel primo anno di vita è di 1 caso ogni 1000 soggetti malati, nell’adulto e nell’anziano non è altro che una comune bronchite, con prognosi finale pressoché costantemente favorevole.

Trattandosi di una malattia di origine batterica, la pertosse può essere trattata con gli antibiotici, avendo ovviamente l’accortezza di scegliere quelli più attivi sulla Bordetella. La classe dei macrolidi, rappresentata soprattutto da eritromicina, azitromicina, claritromicina e rokitamicina, è quella più adatta per un uso pediatrico, visto che le altre classi di farmaci potenzialmente efficaci si rivelano o meno attive o accompagnate da maggiori effetti collaterali negativi. Va tuttavia osservato che la terapia, se è certamente utile per eliminare la Bordetella, e quindi ad evitare la trasmissione dell’infezione da soggetto malato a soggetto sano convivente, ha relativamente poca efficacia nel modificare il decorso della malattia, a meno che non venga iniziata nelle prime ore successive al contagiato. Poiché questo è quasi impossibile, visto che i sintomi appaiono solo dopo qualche giorno dall’infezione, ne deriva che la terapia antibiotica riduce solo di poco il rischio delle complicanze maggiori, specie di quelle encefalitiche. Ciò spiega perché da molti anni gli esperti hanno cercato di intervenire sulla pertosse con metodi preventivi, con un vaccino cioè capace di impedire lo sviluppo della malattia, eliminando in partenza ogni forma di rischio.

I primi vaccini non hanno però trovato accoglienza adeguata e per molti anni il problema della prevenzione della pertosse è rimasto quasi completamente irrisolto. Costituiti dalla stessa Bordetella pertussis uccisa, i vecchi vaccini determinavano in un elevato (maggiori al 30%) numero di casi febbre molto elevata, con il rischio di convulsioni febbrili, crisi di pianto acuto e prolungato oltre che notevoli reazioni in sede di iniezione. Inoltre erano criticati per la possibile insorgenza di quella stessa encefalopatia pertossica considerata, tipica complicanza della malattia. Tutto ciò ha convinto i medici a non diffonderne l’uso, anche se, sul piano pratico, essi apparivano efficaci nella prevenzione della pertosse.

A partire dagli anni Novanta, il problema è stato risolto con l’applicazione dei nuovi vaccini antipertosse, definiti acellulari. Questi sono preparati utilizzando non più la Bordetella intera ma solo le sostanze che la costituiscono, scelte tra quelle più importanti ai fini della determinazione del danno e contemporaneamente più utili per la produzione di anticorpi protettivi. In pratica, i ricercatori hanno isolato le componenti del corpo batterico più lesivo per l’organismo, le hanno private delle loro caratteristiche negative e ne hanno sfruttato la capacità di generare gli anticorpi protettivi. In questo modo, una volta iniettato, il vaccino non provoca alcun danno ma induce la formazione di anticorpi capaci di inattivare proprio quei componenti della Bordetella che, nell’uomo, provocano i danni maggiori.
L’utilizzo pratico del vaccino ha confermato la sua validità sia in termini di efficacia preventiva che di assenza di effetti indesiderati: ciò ha permesso una sua larga diffusione e una significativa riduzione dei casi di malattia. È questo uno degli migliori esempi dell’efficacia delle vaccinazioni ed è auspicabile che, benché non obbligatorio, il vaccino antipertosse acellulare continui a essere offerto gratuitamente e sia largamente utilizzato per proteggere la popolazione infantile.

 

Prof. Nicola Principi

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