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Cosa fare o somministrare quando il bimbo ha la febbre alta.

gennaio 19, 2012 12:05 pm

La febbre è definita come un rialzo fisiologico della temperatura, il suo obiettivo e l’attivazione del sistema di difesa dell’organismo. In questa fase vanno somministrati farmaci specifici solo se realmente necessari Siamo in pieno inverno e in questa stagione mal di gola, tosse, febbre e influenza sono all’ordine del giorno per i nostri bambini. Quello…

febbre alta

La febbre è definita come un rialzo fisiologico della temperatura, il suo obiettivo e l’attivazione del sistema di difesa dell’organismo. In questa fase vanno somministrati farmaci specifici solo se realmente necessari

Siamo in pieno inverno e in questa stagione mal di gola, tosse, febbre e influenza sono all’ordine del giorno per i nostri bambini. Quello che preoccupa le mamme e i papà è soprattutto la febbre: leggere la temperatura che sale sul display del termometro induce a pensare a chissà quali disturbi misteriosi e, qualche volta, a esagerare con la somministrazione dei farmaci per abbassare la febbre ai bambini.

La febbre è un sintomo, non una malattia
E’ importante avere un atteggiamento sereno verso la febbre: infatti non è la malattia ma solo uno dei vari sintomi di altre patologie. La febbre è il segnale rivelatore di un fatto infiammatorio a cui l’organismo cerca di reagire per difendersi, alzando appunto la temperatura interna. Il calore all’interno del corpo ha infatti un obiettivo naturale ben preciso: combattere gli agenti patogeni responsabili delle infezioni. Virus e batteri infatti, hanno più difficoltà a sopravvivere e a moltiplicarsi all’interno di un ambiente per loro ostile: il caldo. Impariamo, quindi, a convivere serenamente con le poche linee di febbre dei nostri bambini. Un rialzo fino ai 38° non richiede particolari somministrazioni di antipiretici, soprattutto se le condizioni generali del bambino sono buone e il piccolo non lamenta mal di testa, dolori muscolari e non ha tosse o raffreddore. La leggere rialzo termico può essere tenuto sotto controllo con riposo a letto, sonnellini frequenti, giochi tranquilli, tanti liquidi da bere: spremute, tè deteinato, brodo oltre ad una alimentazione leggera.

Quando somministrare gli antipiretici ai bambini
La febbre deve essere affrontata con il farmaco appropriato quando al rialzo termico, in genere individuato attorno al 38-38.5°, si accompagna una sensazione di malessere generale, dovuta all’influenza stagionale, a otiti, malattie esantematiche o alla dentizione. In questi casi, è senz’altro consigliabile un consulto pediatrico: in caso di otite ma anche di bronchite, può essere necessaria una cura con antibiotici. Lo specialista può inoltre suggerire come gestire la febbre con i farmaci. Il farmaco più usato per la febbre nel bambino è da sempre il paracetamolo: svolge azione antipiretica contro il rialzo termico e analgesica per combattere il mal di testa, il fastidio della dentizione e il dolore alle orecchie in caso di otite. Il paracetamolo non ha attività antinfiammatoria e può essere assunto anche a stomaco vuoto. Si tratta di un principio attivo il cui obiettivo è abbassare la temperatura, ma può anche rivelarsi efficace in caso di mal di testa, dolori dovuti alla dentizione e da altre manifestazioni dolorose. Il paracetamolo dunque può essere somministrato solo se necessario, alle dosi adeguate per età e peso del bambino: la quantità è indicata sulla confezione stessa ed è comunque suggerita dal pediatra e ad intervalli di almeno quattro ore tra una somministrazione e l’altra. Il paracetamolo è un farmaco sicuro per i bambini.

Studi che confermano la sicurezza del paracetamolo
Tre importanti studi pubblicati pochi mesi fa hanno ribadito la sicurezza dell’utilizzo del paracetamolo in tre ambiti: asma e allergie, sicurezza in gravidanza e tossicità epatica. Uno studio prospettico pubblicato sul British Medical Journal ha esaminato il rischio di asma in 620 bambini, con precedenti di allergie in famiglia e che avevano assunto il farmaco nei primi mesi di vita. I ricercatori, guidati dal dottor Adrian Lowe, hanno seguito i bambini fino al settimo compleanno concludendo così l’assenza di evidenze tra il rischio di asma e consumo del farmaco. A indagare sul possibile rischio connesso all’uso del paracetamolo in gravidanza, invece, è stato un recente studio apparso su Obstetrics & Gynecology. Analizzando i dati raccolti nel National Birth Defects Prevention Study, relativi alla nascite tra il 1997 e il 2004, il team guidato da Marcia L. Feldkamp ha concluso l’assenza di malformazioni alla nascita in caso di assunzione del farmaco nel primo trimestre di gravidanza. In merito al rischio di danno epatico procurato dall’assunzione di paracetamolo, uno studio apparso su Pediatrics e condotto da Eric J. Lavonas del Rocky Mountain Poison & Drug Center di Denver ha riesaminato 62 ricerche condotte in precedenza per complessivi 32.414 pazienti ed ha concluso di come una somministrazione di paracetamolo inferiore ai 75 mg per chilo al giorno per via orale o endovenosa, pari a meno di 100 mg per chilo per via rettale, non venga associata a nessun danno epatico. Questi studi confermano, dunque, non solo la tollerabilità e l’efficacia del paracetamolo nei bambini, ma anche la sua sicurezza gastrointestinale e trovano riscontro anche nelle Raccomandazioni del 2010 dell’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) che indicano nel paracetamolo il farmaco di prima scelta per la gestione della febbre e del dolore nei bambini.

Attenzione agli altri antipiretici
Occorre maggiore cautela verso l’utilizzo di altre molecole abbassa febbre. Sempre più spesso per gestire la febbre nei bambini vengono impiegati anche i FANS, in particolare l’ibuprofene. Tuttavia, l’AIFA ha diramato una nota ufficiale nella quale spiega che i FANS vanno usati con molta cautela nei bambini sia perché possono provocare reazioni avverse anche di tipo gastrointestinale, sia perché non esistono studi che dimostrino l’efficacia di questi farmaci nel ridurre i sintomi di infezioni alle vie respiratorie. Il maggiore rischio legato all’utilizzo dei FANS è riconducibile soprattutto a un uso scorretto di questi farmaci: per esempio, non vanno usati sui bambini con vomito, diarrea o che stanno soffrendo da giorni di inappetenza, una manifestazione comune dell’influenza o della dentizione. Inoltre l’ibuprofene non deve mai essere somministrato ai bambini affetti da varicella.

Giorgia Andretti
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico di Guidagenitori.it

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