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Disturbi alimentari delle ragazze

settembre 14, 2011 12:14 pm

In principio erano anoressia e bulimia, oggi i disturbi alimentari delle ragazze si arricchiscono di nuove malattie emergenti. Ecco i sintomi ai quali prestare attenzione. Anoressia e bulimia: due aspetti dello stesso disagio che colpisce le ragazze di oggi. La prima consiste nella privazione del cibo, dettata da motivazioni psicologiche oltre che estetiche e che…

Disturbi alimentari delle ragazze

In principio erano anoressia e bulimia, oggi i disturbi alimentari delle ragazze si arricchiscono di nuove malattie emergenti. Ecco i sintomi ai quali prestare attenzione.

Anoressia e bulimia: due aspetti dello stesso disagio che colpisce le ragazze di oggi. La prima consiste nella privazione del cibo, dettata da motivazioni psicologiche oltre che estetiche e che conduce alla totale astinenza. La seconda è l’alternanza distruttiva di abbuffate e mosse strategiche per vomitare tutto il cibo ingerito, con gravi ripercussione sulla salute. Due rovesci della stessa medaglia, due forme di disagio psicologico temuto da tanti genitori, soprattutto di femmine. Oggi, gli esperti della nutrizione hanno identificato tra i disturbi alimentari delle ragazze un nuovo problema che va a sovrapporsi alla bulimia. Stiamo parlando della diabulimia, un termine che deriva dall’unione delle parole “diabete” e “bulimia”. Si riferisce a un disturbo alimentare che può colpire coloro che sono affette da diabete di tipo 1, la forma di diabete giovanile, ovvero quella che colpisce i giovani. I diabulimici si iniettano un dosaggio di insulina inferiore a quella prescritta dal medico, riuscendo così a perdere peso. Le conseguenze di questa pratica, però, sono molto serie, perché l’insieme degli organi interni vanno soggetti a danni.

Il diabete è sempre più diffuso
Il diabete che si manifesta nei più giovani viene definito “mellito” perché caratterizzato da un eccesso di glucosio (cioè zucchero) nel sangue e spesso anche nelle urine. Questa malattia viene detta anche di tipo 1 o, in passato, insulino-dipendente o giovanile, è ereditario e l’età di insorgenza è molto ampia: dalla primissima infanzia all’adolescenza. Non è quindi causato da un’alimentazione scorretta, ma da una carenza di insulina, un ormone che viene prodotto da particolari cellule, chiamate cellule beta, distribuite nel pancreas. L’insulina prodotta viene immessa direttamente nel circolo sanguigno raggiungendo tutte le cellule dell’organismo, in questo modo l’insulina assorbe tutte le molecole di glucosio introdotte con l’alimentazione. Se l’insulina in circolo è carente, gli zuccheri non riescono ad essere utilizzati, restando così nel circolo sanguigno. Il corpo comincia allora a risentirne, perché le cellule non ricevono nutrimento ed energia. L’organismo è costretto allora a utilizzare solo i grassi per produrre l’energia di cui ha bisogno. La combustione di questi, in assenza di glucosio, determina la produzione dei cosiddetti corpi chetonici, sostanze che intossicano l’organismo. È questo il momento di iniziare una cura con l’insulina per evitare che la persona sia soggetta a seri problemi. Inoltre, a lungo andare l’eccesso di glucosio nel circolo (rilevato dell’esame della glicemia o della emoglobina glicosilata) può provocare danni a carico dei reni, dei vasi sanguigni, dei nervi e della retina, la membrana dell’occhio dove vengono messe a fuoco le immagini. Ecco perché è importante che i valori glicemici restino all’interno dei valori di riferimento normali per la glicemia.
Perché la diabulimia
Su queste condizioni di salute già precarie si attiva la diabulimia, disturbo che colpisce soprattutto ragazze adolescenti e giovani adulte portatrici del diabete di tipo 1. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Diabetes Spectrum, tra le adolescenti di circa 15 anni una su dieci è diabulimica. Al termine dell’adolescenza, 19 anni circa, il rischio è maggiore: ne sono soggette quattro ragazze su dieci. Non sono immuni da questo rischio nemmeno le bambine preadolescenti, sui 12 anni circa: anche se moderato, il rischio è di una su cento. Ad attivare il disturbo è la percezione negativa di se stesse, dovuta alla presenza della malattia che porta, oltre che gli obiettivi disturbi fisici, a sentirsi “diverse”. Dopo la diagnosi di diabete e l’inizio della terapia, si verifica un aumento di peso legato all’effetto dell’insulina, che può non essere accettato. Non solo: l’attenzione all’alimentazione può far scattare un meccanismo psicologico che si avvicina a quello vissuto da chi soffre di disturbi alimentari come anoressia e di bulimia. Ridurre le dosi di insulina è un modo inconscio per controllare il proprio corpo e avere la sensazione di essere più forti della malattia.

Conseguenze della malattia
Ridurre le dosi di insulina o, peggio, saltarle del tutto, espone al rischio di sviluppare complicazioni micro vascolari, come disturbi agli occhi, problemi renali, danni alle terminazioni nervose di piedi fino a stimolare un infarto e coma e alla morte. In uno studio condotto per 11 anni su donne con diabete di tipo 1, è stato rilevato che per le diabulimiche il rischio di addormentarsi per sempre è di tre volte superiore a quello delle donne che assumevano insulina nelle dosi prescritte. Lo studio è stato pubblicato nel 2008 sulla rivista Diabetes Care. I genitori di ragazzine con diabete devono quindi vegliare con discrezione sul comportamento alimentare delle figlie, preoccupandosi se compare ossessione per il cibo e per la propria immagine corporea, basso livello di energia e alto livello di zuccheri nel sangue. Altri segnali di allarme sono le variazioni di peso, le abbuffate lontano dagli occhi indiscreti, i cambiamenti nella condotta alimentare ed il dimagrimento anche se la ragazza si alimenta come al solito. Attenzione anche alla necessità di urinare frequentemente e al classico odore dolciastro, simile a quello della frutta, nell’alito e nelle urine dovuto a un’aumentata presenza di acetone. In presenza dei segnali descritti e quindi di un possibile disturbo alimentare , è bene rivolgersi immediatamente ad un medico specialista in psichiatria.

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Giorgia Andretti

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