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Disturbi della tiroide, l’importanza della prevenzione

giugno 7, 2018 10:00 am

I problemi della tiroide possono comparire ad ogni età, anche nei neonati. Per questo è essenziale la prevenzione e non vanno trascurati i segnali di malfunzionamento

La tiroide è una ghiandola, si trova alla base del collo e contribuisce al benessere quando un essere umano è ancora nel ventre materno. Nei bambini, i disturbi della tiroide sono molto evidenti perché causano soprattutto disturbi cognitivi e dell’accrescimento. Anche per concentrare l’attenzione su questa importante ghiandola è stata istituita la Settimana Mondiale della Tiroide, a maggio di ogni anno, intende richiamare l’attenzione sull’importanza dell’assunzione dello iodio per la prevenzione di disturbi, oltre che sulla necessità di controlli per essere certi che non ci siano problemi.

 

I problemi nei piccolissimi

La tiroide inizia a svilupparsi molto presto ed è già funzionante prima della fine del terzo trimestre. La tiroide del feto, per crescere bene, ha bisogno degli ormoni tiroidei materni: la ghiandola della mamma non deve essere affetta da alcun disturbo ed è anche importante che durante la gestazione la donna si assicuri una assunzione ancora più elevata di iodio Lo iodio non deve mancare mai per un sano sviluppo neuronale e cognitivo, non solo durante la crescita, ma addirittura in epoca prenatale, prima del concepimento, quando la donna pianifica una gravidanza. In età infantile il fabbisogno continua a restare elevato ecco perché è importante che la donna in gravidanza ne assuma una quantità adeguata. Un apporto insufficiente o scarso di iodio in gestazione provoca malfunzionamento della tiroide del feto, con conseguenze per la maturazione delle cellule che costituiscono il sistema nervoso centrale, che si sviluppa proprio durante la vita intrauterina e nei primi anni di vita. Un insufficiente apporto di iodio nella donna durante la gravidanza si traduce soprattutto in una forma di lieve ritardo cognitivo del bambino. Vi sono anche forme di ipotiroidismo congenito dovute ad un difetto di sviluppo della tiroide su basi genetiche, che quindi non possono essere prevenute, in cui compaiono altri sintomi come pelle giallastra alla nascita, sonnolenza, scarsa reattività difficoltà ad attaccarsi al seno materno e pianto debole. In seguito il piccolo è poco reattivo, piange poco, ha difficoltà di accrescimento ed è soggetto a un ritardo nello sviluppo psicomotorio.

 

L’importanza della prevenzione

Per fortuna l’ipotiroidismo congenito è una malattia che si può prevenire somministrando iodio in quantità adeguate alle donne in gravidanza. Durante l’attesa e anche in allattamento sarebbe opportuno assumere 200 mcg di iodio se, ovviamente, la futura mamma non ha problemi di ipertiroidismo. Se questa quantità non riesce ad essere assicurata dalla normale alimentazione, è bene non esagerare con il sale, anche se iodato. Il cloruro di sodio infatti può predisporre a ipertensione e a problemi come gestosi. Si può quindi discutere con il ginecologo l’opportunità di ricorrere a una integrazione. È anche possibile somministrare subito l’ormone tiroideo ai neonati con ipotiroidismo congenito: nel nostro paese è possibile la diagnosi precoce con lo screening che si esegue per legge su tutti i bambini appena nati dal 1992. È sufficiente effettuare un prelievo di sangue dal tallone ed effettuare il dosaggio degli ormoni tiroidei. I bambini che risultano avere una quantità di T3 e T4 troppo bassa e TSH troppo alto vengono contattati da un centro di riferimento per accertamenti. In questo modo è possibile iniziare presto il trattamento con LT- 4 o levotiroxina, l’ormone tiroideo sintetico, da assumere per bocca in gocce, adattando il dosaggio nel corso della crescita del bambino.

 

Sahalima Giovannini

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