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Diabete 1: la scuola pretende un adulto accanto

maggio 16, 2018 10:00 am

Un bambino di otto anni è rimasto a casa da scuola per un mese dopo la diagnosi di diabete 1. E’ stato riammesso solo a patto che vicino a lui ci sia la mamma a controllare la glicemia

Un bambino di 9 anni, ad aprile, è stato rifiutato per alcuni giorni dalla scuola elementare che frequentava perché diabetico: è stato ammesso solo dopo un mese, a condizione che la madre lo assista durante l’intero orario scolastico, per il monitoraggio della glicemia. È successo in Puglia. Il bimbo, figlio di una coppia di origini marocchine, aveva iniziato la terza elementare a settembre. Il 9 aprile scorso ha avuto l’esordio del diabete di tipo 1. Dopo un breve ricovero è tornato a casa il 17 aprile e a scuola il 23, era stato rifiutato per via della malattia. La scuola non era in grado di prendersi cura del bambino in caso di una crisi o di una emergenza sanitaria.

 

La Società Italiana di Diabetologia è pronta ad aiutare

Le versioni della vicenda sono contrastanti. Gli insegnanti assicurano di avere solo chiesto del tempo per organizzarsi, poiché il diabete 1 è un problema serio che può causare coma e decesso se subentra ipoglicemia. La scuola, se non dispone di una preparazione adeguata, è quindi investita da grosse responsabilità. La Onlus che ha assistito la famiglia e la Società Italiana di Diabetologia – SID hanno invece ribadito l’inaccettabilità da parte dell’istituzione scolastica che non sappia gestire una situazione del genere. Per questo gli esperti si sono detti pronti ad aiutare i docenti nell’affrontare correttamente una malattia che è, purtroppo, sempre più diffusa tra i piccoli e che non deve rappresentare un motivo di discriminazione, visto che i bambini soffrono già abbastanza. Secondo il professor Giorgio Sesti, presidente dell’associazione, alcuni semplici atti consentono di riconoscere l’ipoglicemia nel bambino: stando attenti solo alla sudorazione profusa o allo stato di confusione. In questo caso, l’azione immediata è la somministrazione di zucchero o, nelle forme più severe, di un’iniezione di glucagone intramuscolo. Le maestre dovrebbero saper gestire la situazione. Se i sintomi appaiono gravi si contatta il 118, ma ciò accadrebbe in qualunque situazione e non solo a scuola. L’esperto ha aggiunto che sarebbe opportuno che il Ministero dell’Istruzione programmasse dei corsi di formazione per gli insegnanti, per gestire queste situazioni. Alcune scuole primarie hanno già insegnanti pronti a prendersi carico dei bambini diabetici.

 

Una malattia sempre più diffusa

Il diabete di tipo I detto anche insulino-dipendente o giovanile, non è causato da un’alimentazione scorretta o da fattori come obesità e sedentarietà, ma da una carenza di insulina. Sopraggiunge quando si è ancora bambini o in giovane età. All’inizio è difficile sospettarne la presenza, perché, come avviene anche con il diabete di tipo II, spesso non dà sintomi o questi sono poco evidenti. Se trascurato, però, può dare luogo a complicanze anche serie, che sono le stesse che si verificano con il diabete di tipo II. La carenza di insulina tipica del diabete giovanile è dovuta alla progressiva distruzione delle cellule beta che producono questa sostanza. Si tratta di una reazione autoimmunitaria: l’organismo, a un certo punto, non riconosce più queste cellule come facenti parte del proprio organismo, e avvia un processo di distruzione. A dare inizio alla distruzione delle cellule beta possono essere infezioni virali o forti stress fisici che si innestano su una base di predisposizione genetica. Potrebbero però essere coinvolte tolleranze alimentari.

 

Come accorgersene e che cosa fare

Nelle fasi iniziali, il bambino non accusa disturbi. I primi eccessi di glicemia compaiono dopo mesi, in genere dopo i pasti: gli zuccheri non riescono a essere completamente assimilati a causa della scarsità dell’insulina e restano in circolo nel sangue in quantità elevata per un tempo maggiore. In seguito il livello glicemico resta elevato durante tutto l’arco della giornata: a questo punto anche la determinazione della glicemia a digiuno permette di sospettare una forma di diabete. Tuttavia non compaiono ancora i sintomi e il livello di glicemia continua a salire. È solo a questo punto che compaiono i primi sintomi. Il bambino comincia a eliminare molta urina, la cosiddetta poliuria, e forte sete la polidipsia.

I genitori dovrebbero prestare attenzione a questo: un bambino che improvvisamente sente l’esigenza di andare al bagno cinque o sei volte in una mattina andrebbe segnalato all’attenzione del proprio pediatra che può eseguire un esame delle urine o della glicemia. Ancor più se avverte anche molta sete. L’unico rimedio per vivere bene con il diabete di tipo I è rappresentato dall’insulina, deve essere assunta durante tutto l’arco delle 24 ore per rendere utilizzabile lo zucchero introdotto con il cibo e mantenere accettabili i livelli di glicemia.

Oggi si utilizza insulina umana sintetizzata che può essere assunta attraverso infusori di ultima generazione, si applicano sulla pelle e sono in grado di rilevare la situazione della glicemia, somministrando l’insulina in modo mirato, alla necessità e nella dose corretta.

 

Giorgia Andretti

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