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Influenza e bronchiolite, un rischio per il bebè

febbraio 28, 2018 10:00 am

Quest’anno l’influenza è stata particolarmente virulenta colpendo molti bambini. In tanti casi la malattia si è evoluta verso una forma di bronchiolite, l’infiammazione dei bronchioli

 

La bronchiolite è una infiammazione dei bronchioli, le minuscole estremità dell’albero bronchiale. È qui che avvengono gli scambi tra ossigeno e anidride carbonica, quindi se i bronchioli sono infiammati lo scambio gassoso diventa difficoltoso con una scarsa ossigenazione: il rischio è soprattutto per i bambini piccoli, che non di rado incorrono nell’infiammazione dei bronchioli. Secondo gli esperti della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica – Siaip, quest’anno si è verificata in Italia una sorta di epidemia di bronchiolite tra i neonati. I dati sono in elaborazione, ma i casi sono probabilmente il doppio di quelli dello scorso anno e alcuni anche molto gravi. La colpa è anche dell’influenza, quest’anno particolarmente diffusa, che a volte apre la strada ad altre infezioni.

 

I virus responsabili della bronchiolite

Il primo responsabile della bronchiolite  è il virus respiratorio sinciziale. Contro questo virus, secondo gli esperti nei prossimi anni avremo a disposizione un vaccino, infatti, attualmente è in fase avanzata di sperimentazione. Oggi una opportunità di prevenzione è la vaccinazione antinfluenzale in gravidanza, così facendo le mamme trasmettono l’immunità al bebè proteggendolo nei primi mesi di vita, quelli più delicati. L’influenza, infatti, indebolisce l’organismo e ne favorisce l’attacco da parte di altri batteri e virus, tra cui quello sinciziale. Il problema è che i danni della bronchiolite non si esauriscono una volta che il bambino è guarito. Spesso residua una perenne iperattività bronchiale e i bambini che contraggono la bronchiolite sono più sensibili a infiammazioni delle alte vie aeree anche fino a tre anni dopo l’episodio. Inoltre, la bronchiolite è un fattore di rischio per l’asma, soprattutto se arriva nei primi mesi di vita e se uno dei genitori è allergico. La prevenzione al momento consiste soprattutto nel vaccino contro l’influenza.

 

Come si affronta il problema

Un bambino piccolo che contrae l’influenza o solo un raffreddore va tenuto sotto controllo per il rischio di complicanze. È bene contattare il pediatra in qualsiasi caso, ma soprattutto se il piccolo, oltre a febbre, malessere e inappetenza, fatica a respirare e la sua pelle assume una colorazione bluastra, segno che l’organismo non sta procurando ossigeno. La cura consiste nell’assunzione di broncodilatatori per favorire la respirazione, in accurati lavaggi nasali e, per i bambini più piccoli, può rendersi necessario un ricovero di pochi giorni per la somministrazione di ossigeno. Una volta che il piccolo è guarito, va tenuto a casa dal nido per qualche giorno, con lo scopo di evitare ricadute. Le vacanze in luoghi con aria pulita aiutano a rafforzare il sistema respiratorio. Per questa ragione è consigliabile portare quanto più possibile i bambini lontano dalle città, perché l’inquinamento mantiene l’infiammazione, favorendo il ripetersi di infezioni. In presenza di aria pulita i bronchi recuperano la loro funzionalità normale. Via libera quindi a spiagge e scogli nelle mezze stagioni, quelle meno affollate e inquinate, e alla montagna nei mesi più caldi, dove l’aria è ricca di ossigeno. Dentro casa, è bene assicurarsi l’igiene ma anche gli ambienti troppo asettici non vanno bene. Massima attenzione gli esperti consigliano la cameretta, deve essere priva di tutto ciò che raccoglie polvere: peluche, giochi in stoffa, cuscini.

 

Sahalima Giovannini

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