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Diabete giovanile, più della metà non rispetta la terapia

giugno 9, 2017 10:00 am

Sono migliaia, solo nel nostro paese, i giovanissimi con problemi di diabete ma oltre la metà di essi non esegue la terapia a correttamente. Occorre rendere le cure più semplici

Il diabete di tipo 1, detto anche – diabete giovanile –  è una patologia in aumento nel nostro paese. Attualmente, secondo gli esperti ne soffrono circa duecentomila giovanissimi e di questi cinquemila sono adolescenti. È proprio in questa fascia di età che i piccoli pazienti non rispettano la terapia a dovere. Nel momento  in cui i ragazzi devono assumersi parte della responsabilità nell’osservare le cure, nascono i problemi. Anche se sono grandicelli non sono ancora in grado di gestirsi adeguatamente e, soprattutto, sono restii a tutto quello che è costrizione e imposizione da parte degli adulti. Anche quando si tratta di eventi per il loro bene.

 

Il diabete giovanile o di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è una malattia complessa e deve ancora essere studiata a fondo dagli esperti. Si tratta di un problema autoimmune, in cui gli anticorpi dell’organismo attaccano le sue stesse strutture: in questo caso, le cellule beta del pancreas, che smettono di produrre insulina. Il compito dell’insulina è di tenere in controllo la glicemia, ossia il livello di zuccheri presenti nel sangue  introdotti con l’alimentazione. Se la glicemia è troppo elevata, a soffrirne saranno molti organi tra cui: gli occhi, il cuore, i reni fino ad arrivare al coma. La malattia si scatena  su un corpo predisposto ma occorre un evento stressante per l’organismo, come una malattia o un trauma, per avviare il processo autoimmune. Non è facile accorgersi se il proprio figlio sia diabetico, gli esperti raccomandano di fare attenzione a due segnali per riconoscerlo: il dimagrimento inspiegabile, l’eccessivo bisogno di bere acqua  e l’aumento della quantità di urina prodotta. Un bambino dimagrisce perché, a causa della mancanza di insulina che cattura lo zucchero e lo trasforma in energia, di fatto non ha riserve energetiche di pronto consumo e quindi il suo organismo lo attinge alle riserve di tessuto grasso. Inoltre i reni, per liberare il corpo dal troppo glucosio, lavorano a pieno ritmo producendo tanta urina, che all’analisi di laboratorio si presenta carica di zucchero.

 

Essenziale il controllo dei genitori

I genitori devono prestare quindi attenzione a questi sintomi e portare il figlio dal medico per approfondire la situazione con gli esami del sangue e delle urine, impostando quindi, se necessario, la corretta terapia a base di insulina così da sostituire quella naturale. È però importante che in fase adolescenziale i genitori assumano un ruolo sempre attivo, per garantire l’osservanza della terapia. Dai dati del simposio dedicato all’adolescente con diabete mellito, tenuto al 73esimo congresso della SIP, Società italiana di Pediatria, a Napoli, un adolescente su due non rispetta la terapia, esponendosi a rischi seri. È importante controllare che la somministrazione di insulina avvenga regolarmente, badare al valore della glicemia, seguire un’alimentazione controllata ed effettuare esercizio fisico. Gli esperti ribadiscono che in oltre un caso su due, l’adolescenza comporta un peggioramento del compenso metabolico, un fattore di rischio per episodi di ipoglicemia e chetoacidosi. Questo è riconducibile non solo a fattori fisici come i cambiamenti ormonali, ma anche al minor coinvolgimento dei genitori nella gestione della malattia, alla minore adesione alle regole della terapia insulinica, e all’assunzione di atteggiamenti di sfida tipici dell’adolescenza. Per fortuna oggi la scienza medica e le innovazioni di medical care sono vicine ai giovani malati. Esistono infatti dispositivi per la somministrazione della giusta dose di insulina, con riscontro su APP dedicate del valore della glicemia. Le insuline stesse sono a lunga durata e non espongono più, come succedeva in passato, ai pericolosi episodi di ipoglicemia.

 

Sahalima Giovannini

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