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Intolleranze, i test propagandati non sono utili

maggio 15, 2017 10:00 am

I famosi test per la diagnosi di intolleranze alimentari non servono, possono inoltre, indurre a scelte sbagliate. Per questo gli esperti di allergologia mettono in guardia i genitori

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom in fatto di test diagnostici per le intolleranze alimentari: in effetti sono aumentati i casi di malattia celiaca, solo per chiarire non è una forma di intolleranza  ma una malattia autoimmune, di intolleranza al lattosio e ad altri alimenti. Questo ha però portato sedicenti esperti a mettere a punto vari test che aiuterebbero a fare diagnosi, ma che, secondo i medici sono in realtà privi di qualsiasi fondamento scientifico. Esiste quindi il rischio, sottoponendo i bambini ai questi test, non solo di spendere inutilmente soldi, ma  di arrivare a conclusioni sbagliate e che quindi si finisca per eliminare, senza motivo, alimenti che invece il bambino tollera benissimo.

 

Tutti i test-bufala

Si sono occupati del problema i medici della Documento SiaipSocietà Italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica, i quali hanno chiarito che i veri allergici tra i bambini non superano il 5-10%. Quindi non c’è una ragione, se non economica, per il proliferare di test privi di fondamento scientifico. Gli esperti accusano soprattutto il Dria, il test di neutralizzazione, la kinesiologia applicata, la biorisonanza, l’analisi del capello, l’iridologia e altri ancora. Per rendere più consapevoli i genitori, la Siaip ha prodotto un documento in cui si fa chiarezza sulle diagnosi di intolleranza e allergia alimentare, durante il Congresso della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica a Firenze. Gli allergologi hanno chiarito che allergie e intolleranze alimentari sembrano essere diventate frequentissime negli ultimi anni, ma nella maggioranza dei casi il fenomeno è legato a diagnosi non corrette. Alla diagnosi si può arrivare  esclusivamente dopo un corretto iter diagnostico che prevede, tra gli altri, l’eliminazione temporanea e la reintroduzione dell’alimento sospettato e l’utilizzo di test ben standardizzati e di basso costo. Sempre validi sono i classici Skin Prick Test, il dosaggio delle IgE specifiche per gli alimenti e degli anticorpi per il glutine, il Breath test per il lattosio, e solo se necessario esami più complessi come l’esecuzione di una biopsia intestinale.

 

I  test che funzionano davvero

Non è semplice in effetti diagnosticare un’intolleranza alimentare: l’unico sistema è infatti quello di riuscire ad identificare l’alimento responsabile del disturbo. Spesso una persona che accusa disturbi di vario genere ma si nutre in modo sano non immagina che la causa del suo malessere sia dovuto alla sua alimentazione. Con lo Skin Prick test, il medico pone sulla pelle dell’avambraccio del bambino estratti della sostanza sospetta con un ago sterile: se la sostanza è quella sospettata, dopo circa 15-20 minuti appaiono dei ponfi, cioè delle rilevatezze della pelle rosse e che provocano prurito. Il Prick test è un esame molto semplice e sicuro, può venire praticato anche ai bambini più piccoli. E’ molto utile per diagnosticare le allergie classiche ai pollini, ai microrganismi presenti nella lana, nella farina nella polvere, al pelo degli animali o alle muffe. In caso di intolleranza però non è di nessuna utilità, poiché la reazione cutanea avviene soltanto quando c’è produzione di IgE o altri tipi di immunoglobuline, cosa che non avviene con le intolleranze. Il RAST (Radio Allergo Sorbent Test) è un’indagine in vitro,  si basa sulle analisi del sangue e misura il livello degli anticorpi: le IgE specifiche. Viene eseguito soprattutto con i bambini piccoli o quando non è possibile eseguire il Prick test. Per i test provocativi, il medico somministra alla persona che soffre di intolleranze alcune capsule, una parte delle quali contenenti la sostanza sospetta, un’altra parte con sostanze completamente innocue: in questo modo il paziente non può sapere se ha ingerito sostanze tossiche o no. Nel frattempo vengono registrate le reazioni dell’organismo: se i disturbi compaiono in coincidenza con l’assunzione delle sostanze tossiche, vuol dire che si tratta effettivamente di intolleranza. Questo test, di non semplice esecuzione, deve essere eseguito in ambiente specialistico, in modo da garantire pronto intervento in caso di necessità. Infine la biopsia consiste nel prelievo di un frammento di mucosa gastro-intestinale, per via endoscopica, che viene poi analizzata in laboratorio per individuare la presenza di eventuali alterazioni.

 

Lina Rossi

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