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Tonsille infiammate: chirurgia o antibiotici

aprile 5, 2017 10:00 am

Le infezioni alle tonsille sono frequenti nell’infanzia. La scelta se continuare la terapia antibiotica o eseguire l’asportazione chirurgica è affidata alle linee guida standard

Le infezioni delle vie aeree superiori avvengono con elevata frequenza durante l’infanzia, indipendentemente dalle stagioni. E’ una delle motivazioni principali di assenza da scuola e perdita di giorni di lavoro per i genitori. L’eccessiva ricorrenza  delle tonsilliti e il ricorso continuo all’antibiotico terapia possono far decidere per l’intervento chirurgico. Le due possibilità: antibiotici o chirurgia sono altrettanto valide, vanno prese in considerazione, assieme al pediatra e all’otorinolaringoiatra in base ai sintomi presentati dal bambino.

 

Quando bastano gli antibiotici

Normalmente gli antibiotici sono sufficienti per curare la tonsillite acuta batterica. Questo disturbo si presenta con un forte dolore nella zona della gola. Sulle tonsille sono presenti placche di colore biancastro, il bambino presenta  febbre elevata e malessere. È necessario allora eseguire il tampone faringeo per escludere la presenza di Streptococco beta emolitico, che va eliminato con gli antibiotici  perché può raggiungere il cuore e causare problemi alle valvole cardiache. Tuttavia, a volte questa cura non e sufficiente a debellare l’infezione definitivamente e il piccolo può andare incontro a ricadute frequenti,  anche  cinque o sei nel corso di un anno. Le tonsille ingrossate in maniera persistente possono provocare, oltre ai sintomi già citati, anche disturbi della deglutizione, modifiche del timbro vocale e tosse stizzosa. Si deve allora prendere in considerazione la possibilità di asportarle con la chirurgia.

 

Se è necessario l’intervento

Le linee guida per la rimozione chirurgica delle tonsille indicato almeno sette episodi nell’anno precedente, oppure oltre cinque episodi in ognuno dei due anni precedenti, oppure, ancora, oltre tre episodi in ognuno dei tre anni precedenti. Inoltre, si suggerisce l’intervento se il bambino è soggetto a casi di apnea ostruttiva severa tali da impedire la corretta respirazione. Insomma, è preferibile rimuovere le tonsille o le adenoidi se la chirurgia apporta reali benefici rispetto alla vigile attesa. Una revisione sistematica e una metanalisi pubblicate su Pediatrics ha dimostrato che per i bambini con disturbi respiratori ostruttivi del sonno, l’intervento chirurgico ha portato a un netto miglioramento della qualità della vita. Per i bambini con infezioni ricorrenti della gola, la tonsillectomia ha prodotto un miglioramento con riduzione del numero di infezioni, delle visite mediche e delle assenze da scuola nell’anno successivo alla chirurgia.

 

Come arginare le complicanze

Gli interventi in passato erano spesso gravati da effetti secondari non indifferenti, come vomito, sanguinamento e, in caso le tonsille non fossero asportate completamente, rischio di nuove infezioni. Per questo oggi è necessario eseguire una rimozione completa del tessuto, facendo poi seguire una somministrazione di farmaci cortisonici per alleviare il dolore senza aumentare il sanguinamento. Inoltre l’impiego di antiemetici antagonisti del recettore 5-HT può ridurre il vomito nell’immediato periodo post-operatorio.

 

Sahalima Giovannini

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