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Infezioni e resistenza agli antibiotici in aumento

marzo 13, 2017 10:00 am

Tra i bambini si registrano sempre di più infezioni che resistono agli antibiotici: è colpa dell’uso eccessivo e a volte inutile di questa classe di farmaci che sono presenti anche nell’ambiente.

Gli antibiotici, da quando sono stati scoperti e posti in commercio, hanno rappresentato una vera svolta nella cura di tante infezioni che in passato portavano al decesso. Basti pensare alla broncopolmonite, una infezione grave che oggi si affronta bene con questi farmaci, ma anche all’otite, alla meningite batterica, alla scarlattina. Purtroppo la diffusione degli antibiotici ha anche avuto una spiacevole conseguenza: i batteri, cioè i microrganismi contro i quali gli antibiotici sono attivi, riescono ad abituarsi ai farmaci e a sviluppare strategie di resistenza rendendo gli antibiotici stessi meno attivi.

 

Infezioni resistenti gli antibiotici

La conseguenza è che curare alcune infezioni diventa più difficile e si stanno diffondendo sempre più alcune malattie chiamate antibiotico-resistenti. Negli Stati Uniti la percentuale di queste infezioni resistenti è cresciuta del 700% nel giro di otto anni. È emerso da uno studio pubblicato sulla rivista Journal of the Pediatric Infectious Diseases Society dai ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland – USA, secondo cui i minori colpiti da queste infezioni tendono a restare in ospedale più a lungo e sono esposti ad un aumentato rischio di decesso. La ricerca è stata condotta sui dati clinici di 94.000 soggetti di età inferiore ai 18 anni, ricoverati presso 48 ospedali pediatrici degli Stati Uniti con la diagnosi di infezione da batteri della famiglia Enterobatteriacee che comprende anche agenti pericolosi come la Salmonella e l’Escherichia coli. Gli autori hanno scoperto che la percentuale di infezioni dovute a batteri resistenti agli antibiotici è passata dallo 0,2% del 2007 all’1,5% nel 2015, registrando un aumento superiore a sette volte nell’arco di otto anni. Inoltre, è stato osservato che i giovani affetti da infezioni resistenti agli antibiotici sono rimasti in ospedale il 20% in più rispetto a quelli colpiti da infezioni che potevano essere curate dai farmaci. Oltre il 75% delle infezioni antibiotico-resistenti era già presente al momento del ricovero in ospedale. A loro avviso, questo smentisce i risultati di studi precedenti, secondo cui le infezioni vengono contratte per lo più in ospedale.

 

Impariamo a usarli meglio

La crescente resistenza agli antibiotici limita le opzioni di trattamento, peggiora i risultati clinici e rappresenta un’emergente crisi per la salute pubblica globale. Inoltre ci sono difficoltà nel mettere a punto nuovi farmaci antibatterici, specialmente quelli adatti ai bambini. Ma come si è arrivati al punto che i batteri riescono a resistere ai farmaci diretti contro di loro? La colpa è dell’uso eccessivo e scorretto che è stato fatto nel corso degli anni. In primo luogo, gli antibiotici ancora oggi non di rado vengono assunti in assenza dell’indicazione primaria, ovvero una infezione batterica. Troppo spesso gli antibiotici vngono prescritti per infezioni virali quali: raffreddore o banale influenza ben sapendo che questa classe di farmaci non è attiva sui virus.  Non di rado, poi,  si scambiano gli antibiotici per farmaci sintomatici, quando invece sono curativi: andrebbero assunti per il tempo necessario: sette giorni, in dosi ben precise e numero di somministrazioni giornaliere. Spesso, invece, non appena i sintomi si attenuano, cosa che accade dopo circa 48 ore dalla prima somministrazione si è convinti di poter interrompere la cura, dando così modo ai batteri di abituarsi alla cura e di mettere in atto strategie di resistenza. È quindi importante ricordarsi di assumere gli antibiotici solo in caso di infezione batterica, solo dietro prescrizione  medica e per tutto il tempo indicato. Il rischio può anche essere un aumento di peso con un uso massiccio di antibiotici.

 

Lina Rossi

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