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Tanto tempo davanti a monitor, rischio bambini ipertesi

ottobre 11, 2016 9:21 am

Non solo alimentazione scorretta e vita sedentaria: anche trascorrere troppo tempo davanti a un monitor, indipendentemente se computer o telefonino, aumenta il rischio di ipertensione.

L’ipertensione arteriosa – eccessiva forza esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie – è sempre stata considerata un problema tipico degli adulti e degli anziani. È causata dal naturale processo di invecchiamento del tessuto proprio delle arterie, ma anche dalla alimentazione scorretta. Quando si privilegiano gli alimenti ricchi di grassi saturi, di sale e di proteine di origine animale, all’interno delle pareti delle arterie tendono a formarsi depositi di colesterolo e trigliceridi, riducendo lo spazio di passaggio per il sangue. Anche il fumo ha un effetto deleterio per la circolazione. Insomma, tutti questi fattori hanno sempre indotto a pensare che l’ipertensione arteriosa fosse un problema che non riguardasse i ragazzini, purtroppo, non è così. Le abitudini di vita sbagliate provocano un precoce invecchiamento delle arterie e un aumento della pressione arteriosa anche nei più giovani, con tutti i rischi connessi.

I rischi della pressione alta
Avere la pressione troppo alta significa infatti essere esposti, già in giovanissima età, a un maggiore rischio di infarto e di ictus: problemi molto gravi, che possono causare il decesso o forme di disabilità fisica e cognitiva anche permanenti. Ma per quale motivo oggi i bambini e i ragazzi sono ipertesi? La risposta viene da una indagine condotta dalla Società italiana di ipertensione arteriosa – SIIA, che ha esaminato i dati provenienti dai pediatri e dai medici specialisti che si occupano di bambini e adolescenti. È emerso che il 4% dei bambini e ragazzi tra i 4 e i 18 anni ha la pressione alta e che qualche bambino è già iperteso da piccolissimo, all’epoca delle elementari. La colpa è di un insieme di fattori che agiscono in una sinergia negativa per aumentare il peso e, di conseguenza, i grassi nei sangue, situazioni che sono l’anticamera della ipertensione arteriosa. È colpa della dieta scorretta, che prevede alimenti troppo dolci e troppo ricchi di sale, associata a una vita sedentaria, quasi interamente trascorsa davanti a qualsiasi tipo di monitor da internet alla televisione o allo smartphone, non consentendo un consumo energetico sufficiente per smaltire le calorie introdotte.

Le abitudini scorrette vanno modificate
Il 20,9% dei bambini nella fascia 8-9 anni è sovrappeso, il 9,8% è obeso. Un bambino sovrappeso su 20 ha la pressione elevata e un bambino obeso su 4 è iperteso. Pressione oltre i limiti anche per il 14% nella fascia di età 18-35 anni. Dati che fanno preoccupare e che richiedono un intervento, sia da parte degli specialisti, sia da parte delle famiglie che hanno sotto gli occhi figli sovrappeso e ipertesi. L’ipertensione arteriosa e le sue conseguenze si possono affrontare iniziando presto, prima che questa condizione abbia fatto danni a cuore e vasi arteriosi. Aspettare e rimandare la decisione di intervenire una volta adulti non va bene: un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso, l’educazione alimentare e il buon esempio a una vita attiva spettano ai genitori, è il momento di agire e di non dare solo la colpa alle abitudini di oggi. Un ragazzo può e deve essere stimolato a fare attività fisica anche semplicemente camminando, giocando all’aperto o usando la bicicletta: attività a costo zero e, sotto certi aspetti, più naturali e salutari rispetto agli sport strutturati che, comunque, se si hanno le possibilità economiche sono ben accetti. E il cibo? Certo, un pacchetto di chips fanno più gola rispetto a una mela, così come un trancio di pizza è più gradito rispetto a uno yogurt. Eppure il sovrappeso infantile parte proprio da queste abitudini sbagliate, giorno dopo giorno. Cari genitori, pensiamo alla salute dei figli: diamo un’occhiata ai menu di Zia Vittoria, per capire come si deve mangiare, in modo semplice, rapido ma sano e goloso ma soprattutto, mettiamo un limite al tempo passato davanti allo smartphone e ad altri monitor.

Sahalima Giovannini

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