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Il bambino è malato: quando chiamare il pediatra

settembre 16, 2016 9:30 am

Almeno una volta il dubbio ci ha assalito: chiamare o no il pediatra se nostro figlio ha la febbre, l’acetone o se ha la diarrea. Vediamo insieme quando la telefonata è necessaria.

Tutti i genitori almeno una volta nella vita si sono posti la domanda se era esagerato chiamare il pediatra o se  al contrario fosse stato necessario.  Davanti al termometro fermo su 39° che fare? E’ una gradazione accettabile oppure è urgente segnalare il fatto al dottore del bimbo? E, se invece siamo davanti a conati di vomito ricorrenti e diarrea, è sufficiente la reidratazione oppure è necessario il pediatra?  Il primo istinto davanti ad un malessere è telefonare ma vediamo insieme quando è necessario farlo.

Il sintomo che maggiormente preoccupa è la febbre.
La febbre non è necessariamente un male, anzi,  è un prezioso alleato. In presenza di una infezione, e la maggior parte delle infezioni nei bambini sono di tipo virale, purtroppo non ci sono rimedi farmacologici. La temperatura corporea si alza  proprio per rendere inospitale l’ambiente interno ai virus. È questo un meccanismo fisiologico interno per combattere più efficacemente l’infezione. Il pediatra va chiamato solo se la febbre compare in un bambino     di due o tre mesi, questo perché il sistema immunitario dei piccoli non è ancora ben maturo e un’infezione a questa età potrebbe essere il segno di una patologia un po’ più seria come ad esempio nei casi di meningite batterica o polmonite. Se il bambino ha più di tre mesi e, oltre alla febbre, presenta anche altri sintomi come ad esempio  eruzioni cutanee, difficoltà respiratorie, difficoltà a svegliarsi, vomito persistente, o diarrea, l’intervento del pediatra è necessario. Al momento della telefonata  sarà bene essere pronti a rispondere alle seguenti domande:

  • Qual è la temperatura del vostro bambino?
  • Quando è stata l’ultima misurazione?
  • Da quanto tempo ha avuto la febbre?
  • Ha altri sintomi?

Vomito o diarrea
Nel caso di un singolo episodio non c’è bisogno di preoccuparsi, però, se uno dei due persiste, la disidratazione potrebbe diventare un problema. E’ quindi necessario   offrire liquidi al bambino, latte se è in allattamento o acqua o brodo se già svezzato. Il pediatra va chiamato se  i sintomi  superano le tre ore o se il bambino non riesce a mantenere i liquidi mostrando i segni di una disidratazione. Il  pediatra dopo aver visitato il bambino potrà ordinare gli esami del sangue e delle urine o delle radiografie per fare una diagnosi. Se la situazione non migliora nelle quarantotto ore o se il sospetto di una infezione batterica può essere reale, è necessario eseguire un test sulle feci per la escludere la presenza di batteri del tratto gastro-enterico.


Tosse, raffreddore e altri problemi respiratori

Per i piccoli di età inferiore ai tre mesi, si dovrebbe chiamare il pediatra al primo segno della malattia, dal momento che il raffreddore può rapidamente trasformarsi in qualcosa di più serio, come  una bronchiolite ad esempio. Al contrario, i piccoli di età superiore ai tre mesi, si dovrebbe chiamare il pediatra solo  se al semplice sintomo del raffreddore si aggiungono i seguenti sintomi:

  • problemi di respirazione
  • naso chiuso per più di dieci giorni o una tosse che dura più di una settimana
  • le orecchie fanno male.

Eruzioni cutanee
La maggior parte delle eruzioni cutanee sono innocue e passano fisiologicamente o con una terapia adeguata. Il pediatra va chiamato  se:

  • Il bambino  prova dolore nell’area dell’eruzione cutanea o se l’eruzione tende ad invaderei tessuti sottostanti la pelle
  • un livido viola compare e non migliora
  • se genitali del bambino sono di colore rosso o presentano un rash o di qualcosa di insolito.

Il medico  controllerà la situazione generale per verificare o escludere  una possibile infezione del tratto urinario.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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