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Labbro leporino o palatoschisi: cura chirurgica e prevenzione

aprile 28, 2016 9:07 am

Il labbro leporino o labioschisi è una malformazione originata nelle prime settimane di gravidanza. Ha origini genetiche e ambientali, la prevenzione è possibile.

Un tempo era noto soprattutto come labbro leporino perché i bambini affetti presentavano una sorta di spaccatura del labbro superiore lasciando in mostra di denti incisivi, proprio come il muso dei leprotti. La definizione scientifica di questa malformazione, tutt’altro cosa da poco, è però labioschisi o anche cheiloschisi. Consiste proprio in un taglio verticale che separa le due metà del labbro superiore, arrivando fino alla base del naso. È un difetto non solo dal punto di vista estetico: qualche volta, infatti, la labioschisi si accompagna a palatoschisi, ovvero a una fissurazione della volta del palato. In altri casi, addirittura, compare soltanto la palatoschisi.

Cause genetiche e ambientali
La comparsa del labbro leporino è legata a vari fattori, sia di tipo genetico sia di origine ambientale. Il coinvolgimento dei geni era sospettato da tempo ed è stato accertato da un’equipe italiana, quella del professor Michele Rubini del Dipartimento di Scienze Biomediche e Chirurgico Specialistiche dell’Università di Ferrara, in collaborazione con l’Università di Bonn in Germania e la Johns Hopkins University di Baltimora, negli Usa. Analizzando oltre mille famiglie con bimbi affetti da labbro leporino, è stato possibile identificare i dodici principali geni che determinano lo sviluppo di questa malformazione. Il passo successivo sarà chiarire come questi geni interagiscano tra loro e con i fattori ambientali, perché è certo che la labioschisi e la palatoschisi, in una percentuale minore di casi, possono essere legate ad alcuni deficit alimentari da parte della donna, soprattutto quella di acido folico, una sostanza che viene consigliata già da prima della gravidanza per prevenire i difetti del tubo neurale. Mediamente questa malformazione colpisce un bambino su 800, ma nel mondo occidentale l’incidenza si è ridotta grazie alla possibilità della prevenzione, effettuata assumendo appunto acido folico e anche con l’ecografia morfologica. Questa indagine permette di scoprire la presenza di malformazioni a carico del palato o del labbro superiore già in epoca prenatale, pianificando un intervento chirurgico correttivo a tempo debito

Un problema più diffuso nel terzo mondo
Più difficile, ovviamente, effettuare sia la prevenzione sia la diagnosi precoce nei paesi in via di sviluppo, dove oggi si concentra la maggior parte dei casi di labioschisi e palatoschisi. Il problema, in queste zone, non è solo di tipo estetico ma anche alimentare. Infatti i piccoli che presentano la fissurazione a livello del palato hanno serie difficoltà a succhiare il latte dal seno materno, nei paesi più poveri questa alimentazione rappresenta l’unica fonte di sostentamento per i neonati. Al contrario, in occidente è possibile assicurare la crescita corretta dei bambini con palatoschisi ricorrendo al latte di formula somministrato con speciali biberon, con tettarelle che non coinvolgono il palato nella suzione. Per quanto riguarda la cura, questa è essenzialmente di tipo chirurgico. In alcuni casi è possibile intervenire già a sei mesi, per correggere sia il labbro sia il palato. È anche possibile effettuare l’intervento in due momenti, facendo seguire una seconda operazione attorno all’anno e mezzo-due anni di età. Se compare anche malformazione dell’arcata gengivale superiore, che ospita i denti, è necessario aspettare fin verso i sette – otto anni di vita. Gli interventi si svolgono a cura del chirurgo maxillo-facciale, durano un paio d’ore e sono ben tollerati dai bambini. Oggi, grazie all’opera dei volontari di – Emergenza Sorrisi – anche i bambini dei paesi poveri possono essere operati. Dal 2007, infatti medici e chirurgi di questa organizzazione sono intervenuti a titolo gratuito su oltre 3.000 piccoli con labioschisi e palatoschisi, regalando così il sorriso.

Lina Rossi

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