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Tubercolosi, malattia sempre più aggressiva

aprile 6, 2016 9:21 am

La tubercolosi era considerata una malattia a diffusione tra gli adolescenti e gli adulti. I nuovi casi, però, testimoniano che anche i bambini più piccoli sono contagiosi.

È tutt’altro che una malattia antica e scomparsa: la tubercolosi è più attiva che mai e si diffonde con forme resistenti agli antibiotici specifici, anche tra i bambini, oggi nuovo veicolo di contagio. È questo l’allarme lanciato dagli esperti riunitisi nel corso dell’ultima Giornata mondiale della TBC, celebratasi pochi giorni fa. I bambini sono diventati contagiosi perché sviluppano una particolare forma della malattia, chiamata cavitaria, un tempo tipica degli adulti e molto contagiosa. Per questo, oggi è importante non abbassare la guardia.

Come si trasmette la malattia
La tubercolosi si trasmette per via aerea e colpisce nella maggior parte dei casi i polmoni ma può colpire qualunque altro organo. I batteri che causano la malattia, chiamati micobatteri tubercolari, sono emessi nell’aria quando un individuo con tubercolosi polmonare attiva tossisce, starnutisce o comunque libera nell’aria microscopiche goccioline che li contengono. Altri individui nelle vicinanze possono inspirare queste goccioline infette che, attraverso le vie aeree, raggiungono gli spazi alveolari dei polmoni. Qui i micobatteri cominciano a crescere e moltiplicarsi. A questo punto le difese immunitarie dell’organismo cercano di bloccare il progredire dell’infezione e ci riescono nella maggior parte dei casi. L’individuo che è venuto a contatto con i bacilli è infetto ma non malato e non può trasmettere la malattia ad altri. Il suo stato di infezione è detto latente e può rimanere tale per tutta la sua vita. Nel 10% dei casi, però, la forma latente può progredire a malattia attiva. La trasmissione del bacillo, in realtà, non è facile come sarebbe per il raffreddore o l’influenza. Perché un malato sia contagioso è necessario che non stia seguendo una cura e che emetta un numero elevato di bacilli in un ambiente chiuso con scarsi ricambi d’aria.

Alcune forme resistono ai farmaci
La MDR-TBC – Multi Drug Resistant TBC o Tubercolosi multi resistente – è una forma di TBC in cui i micobatteri sono resistenti ai due farmaci considerati fondamentali per un efficace trattamento antitubercolare, rifampicina ed isoniazide. Le persone affette da MDR-TB non rispondono alla cura di prima scelta per la TBC, che se assunta per via orale per 6-8 mesi, dietro stretto controllo medico, guarisce le forme normali di TBC definita anche farmaco sensibile. Per il trattamento della MDR-TBC è allora necessario ricorrere ai farmaci di seconda scelta tra cui i fluorochinolonici e ad altri antibiotici iniettabili, come l’amikacina, la kanamicina, la capreomicina. Questo trattamento è più lungo, molto più costoso e la percentuale di successo è minore. La TBC multiresistente è una malattia causata spesso dall’errore umano. L’uso improprio e inadeguato dei farmaci di prima linea, dovuto per esempio a un’errata prescrizione del medico, alla cattiva qualità dei farmaci utilizzati o all’interruzione del trattamento da parte del malato favoriscono l’insorgere delle resistenze.

L’importanza della diagnosi tempestiva
Per fare la diagnosi della Tbc latente, ancora oggi si usa il test di Mantoux, o intradermoreazione alla tubercolina. Si fa un’iniezione intradermica nell’avambraccio di una piccola quantità di tubercolina, una sostanza innocua in grado di stimolare una reazione cutanea. Dopo 48-72 ore si torna dal medico per la lettura del test: se c’è una reazione infiammatoria con edema, il test è considerato positivo la persona può essere infetta. Un test positivo, però, non indica necessariamente che si è stati infettati, così come un test risultato negativo non indica necessariamente che non ci si è infettati. La valutazione della positività o negatività di un test è compito di medici specializzati che, devono conoscere la storia medica della persona. Da alcuni anni sono entrati nella pratica clinica test chiamati IGRA – In-Tube Gamma Interferon Release Assay, si eseguono sul sangue della persona. Si tratta di test in vitro: si preleva una piccola quantità di sangue, si separano i linfociti, che sono le cellule responsabili della risposta immunitaria e si mettono a contatto con il micobatterio della tubercolosi. Se producono anticorpi, significa che vi sono già entrati in contatto, quindi la persona ha contratto l’infezione. Questi test sono ancora in corso di valutazione. È anche possibile eseguire la radiografia del torace che può mostrare la presenza dei tubercoli.

Sahalima Giovannini

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