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Diabete nei bambini, come riconoscerlo

marzo 28, 2016 9:33 am

Il diabete di tipo 1 è subdolo: i sintomi con cui si manifesta sono poco significativi e i genitori non sempre sono in grado di riconoscerli, ma la conoscenza è importante per gestire la crisi.

Il diabete di tipo 1, la forma che colpisce i bambini e gli adolescenti, è una delle malattie più serie che esistano per le complicanze che può provocare e soprattutto, perché non viene riconosciuto ai primi sintomi. Infatti, i genitori difficilmente associano i primi segnali di questa malattia autoimmune alla malattia: sembra impossibile che il proprio figlio, così sano e senza problemi, abbia potuto sviluppare questo problema, anche perché il diabete viene spesso associato all’età adulta o negli anziani. Invece, il diabete di tipo 1 è tipico dei giovanissimi e può manifestarsi anche con magrezza o dimagrimento improvviso.

Una campagna per riconoscerlo
Anche per rendere i genitori più sensibili e in grado di riconoscere i primi segnali del diabete dei bambini, è da poco partita la Campagna nazionale di sensibilizzazione sulla patologia Diabetica infantile e sulla Cheto acetosi, con la partecipazione dei Pediatri della Siedp – Società di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica e quelli di libera scelta. La campagna prevede la distribuzione di materiale informativo, locandine e poster nelle scuole di tutta Italia e presso gli studi di 10.000 pediatri. L’agenzia – Pubblicità Progresso – realizzerà anche un video con protagonisti i comici Ale & Franz, testimonial dell’ iniziativa. Si tratta di un progetto importante, che attraverso i medici dei bambini, la scuola e la televisione vuole raggiungere il più elevato numero di persone possibile, con l’obiettivo di allertare in merito a possibili segnali insospettabili del diabete. Questa malattia colpisce sempre di più, anche se il tasso è variabile da regione a regione: si va da 6 – 7 a 40 casi per 100.000 bambini tra 0 e 14 anni. In Italia, almeno 20.000 ragazzini hanno il diabete.

I sintomi per riconoscere la malattia
Un dato preoccupante, che è stato messo in evidenza dalla Siedp, è che circa il 38,5% dei bambini è stato ricoverato con cheto acidosi diabetica, di cui il 10,3% con forma grave. Si tratta di una forma di malessere dovuta allo squilibrio metabolico degli zuccheri nel sangue, la causa è da imputare alla mancanza di insulina o da ridotto apporto. Il bambino ha bisogno di bere acqua per placare la sete intensa, deve andare frequentemente a fare pipì, può avere la febbre, il respiro affannoso e uno stato di sonnolenza che talvolta può arrivare al coma. Le recenti linee guida per l’accoglienza in pronto soccorso hanno evidenziato l’importanza di escludere subito che si possa trattare di cheto acidosi, interpretando i sintomi: una gestione sbagliata, che porti a confondere questo evento acuto con una forma influenzale, una gastroenterite o un calo di pressione, potrebbe avere conseguenze irreparabili sulla salute del bambino. Il sintomo della sete è di fondamentale importanza, la motivazione è da rintracciarsi nella capacità dell’organismo di diluire con l’acqua il sangue ricco di zuccheri. La conseguenza della sete è la poliuria, cioè l’aumento dell’emissione di urina: il bambino ha bisogno di andare spesso a svuotare la vescica, sempre piena e, soprattutto, può bagnare il letto durante la notte in assenza di infezioni alle vie urinarie. Anche il dimagrimento eccessivo è sospetto: la presenza di questi tre sintomi giustifica effettuare lo screening per il diabete con gli esami appositi.

Giorgia Andretti

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