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Se bagna ancora il letto dopo i 4 anni è enuresi

novembre 20, 2015 9:30 am

A tre o quattro anni un bambino dovrebbe smettere di fare pipì a letto durante le ore notturne. Se succede ancora tutte le notti si tratta di enuresi.

La genesi dell’enuresi è quasi sempre di origine psicologica, può infatti essere un problema legato alla variabilità comportamentale all’interno della famiglia come ad esempio la nascita di un fratellino o conflittualità tra i genitori, solo in pochi casi ha un’origine legata alla patologia urinaria

Escludere una forma di cistite
Quando un bambino fa pipì a letto, soprattutto se ricomincia a farlo quando aveva già perso l’abitudine, potrebbe avere una cistite: un’infezione della vescica. La cistite è causata da batteri, che risalgono nelle vie urinarie, soprattutto nelle bambine avendo l’uretra, il canale che collega la vescica con l’estero più corto e quindi più esposto. Anche i maschietti possono esserne soggetti. La cistite può essere però causata da agenti infettivi presenti nell’urina stessa, quando non viene eliminata regolarmente perché il bambino trattiene troppo a lungo la pipì, oppure quando è molto concentrata a causa di un’introduzione insufficiente di liquidi. E’ sugfficiente una piccola quantità di urina per far avvertire lo stimolo a urinare e il bimbo non riesce a trattenersi. La cistite si manifesta con bruciore durante la minzione, presenza di tracce di sangue o di pus nelle urine stesse. L’incontinenza può essere anche legata a encopresi, una forma di stipsi di origine psicologica in cui il bambino trattiene le feci. Una visita dal pediatra è d’obbligo per andare a fondo del problema.

L’origine psicologica del problema
Se la visita esclude disturbi fisici, quasi sempre dietro alla comparsa del problema c’è una causa psicologica, come l’arrivo di un fratellino, la separazione dei genitori, un periodo difficile a scuola. In queste situazioni il fenomeno della pipì a letto è solo uno degli elementi con cui il bambino esprime il proprio disagio. Può essere accompagnato da incontinenza durante il giorno e altri sintomi, come aggressività o crisi di pianto, manifestarsi in un quadro più complesso. Il bambino, attraverso l’incontinenza, può inviare inconsciamente un segnale di disagio anche serio, che non saprebbe altrimenti come segnalare. Occorre quindi l’intervento di un esperto in psicologia infantile, che assieme al bambino e ai genitori riesca a interpretare il disagio che vive il piccolo. L’intervento psicologico è personalizzato alla situazione di ogni bambino e affronta il problema insieme ai genitori, nella cosiddetta terapia familiare. I genitori devono mostrarsi pazienti ed aiutare il figlio in questo momento difficile non negandogli coccole e affetto

Se il problema è nei geni
Diverso è il problema se il bambino non ha mai smesso di bagnare il letto: in questo caso è possibile che ci sia una causa genetica legata alla carenza di un enzima, chiamato ormone antidiuretico, che riduce la produzione delle urine durante la notte. Nelle persone con enuresi notturna, il gene che regola la produzione dell’ormone manca e anche di notte è prodotta molta urina difficile da trattenere. L’origine genetica è confermata anche dal fatto che quasi sempre uno dei genitori del bambino con enuresi notturna ha avuto, durante l’infanzia, problemi simili. Può comparire ogni notte, oppure essere saltuaria e manifestarsi solo di tanto in tanto. In ogni caso non è legata a forme di cistite o di stipsi e nemmeno a problemi psicologici. Per risolvere l’enuresi primaria, il bambino deve abituarsi a riconoscere lo stimolo del fare pipì durante la notte. Per fare questo è necessario tempo e pazienza da parte dei genitori che possono almeno per qualche tempo svegliare il bambino per farlo andare in bagno. Inoltre, esistono tecniche di rieducazione come la ginnastica vescicale o il bio-feed-back che aiutano il bambino nel controllo dello sfintere vescicale. Solo nei casi estremi si ricorre ai farmaci.

Sahalima Giovannini

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