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Al mare o in montagna, acqua o sbalzi di pressione e le orecchie possono far male

agosto 6, 2014 9:30 am

La struttura interna delle orecchie dei bambini è posizionata in modo tale da risentire immediatamente del cambio di pressione atmosferica o dell’acqua. I colpi d’aria e gli sbalzi di pressione facilitano lo sviluppo di otiti.

Il dolore alle orecchie si manifesta più spesso in estate che in inverno, soprattutto nei bambini. Le cause di questo sono legate soprattutto alle condizioni ambientali alle quali è sottoposto l’orecchio esterno e medio, costituito da padiglione auricolare, condotto uditivo e timpano. Si tratta, solitamente, di disturbi non seri, diversi dall’otite media tipica dell’inverno, complicanza di raffreddore e influenza. Vanno tuttavia curati perché possono causare al bambino, e anche agli adulti, dolore e fastidio.

L’umidità causa dolore all’orecchio
Le ore trascorse tra le onde del mare o in piscina, i giochi con l’acqua, i capelli bagnati e l’umidità in generale entra nelle orecchie: ecco le situazioni tipo che, in estate, causano un disturbo che viene definito – otite esterna. Consiste nell’infiammazione della parte più interna del padiglione auricolare e del condotto uditivo, proprio a causa dell’umidità che penetra nelle orecchie. Questa si mescola con il cerume normalmente presente nelle orecchie e, quando l’orecchio non viene asciugato delicatamente e con accuratezza, la mistura di acqua e cerume diventa un fertile terreno di coltura per eventuali germi, oltre che un ricettacolo di pulviscolo e sporcizia. Tutto questo infiamma il tessuto dell’orecchio esterno causando un intenso dolore. Solo il pediatra è in grado di escludere che sia coinvolto il timpano, cosa che succede, invece, con l’otite media catarrale, perché in questo caso sono necessari gli antibiotici. L’otite esterna si cura semplicemente con gocce antinfiammatorie da instillate due volte al giorno in ciascun orecchio, per quattro o cinque giorni. Il dolore può essere tenuto sotto controllo assumendo una piccola dose di paracetamolo.

Quando la pressione dà fastidio
Un tuffo in mare, scendendo di qualche metro sott’acqua, è una piacevole esperienza per i ragazzini più grandicelli, con una certa dimestichezza con il mare e l’apnea. Un viaggio in aereo, assieme a mamma e papà, è un’esperienza entusiasmante a qualsiasi età. Queste due situazioni, però, possono mettere alla prova il benessere dell’orecchio. La differenza di pressione tra l’ambiente esterno e l’interno dell’orecchio, al di qua del timpano, provoca il cosiddetto – barotrauma. Ecco, in parole semplici, che cosa succede: quando ci si tuffa e si scende, il peso della grande quantità di acqua esercita sul timpano una pressione maggiore di quella che c’è al di qua del timpano stesso. Il timpano, membrana elastica, si ripiega verso l’interno. Tutto questo causa un senso di stordimento, ronzii, fischi e la classica sensazione di avere l’orecchio tappato. In aereo, in fase di decollo, avviene lo stesso fenomeno, ma all’inverso: la pressione esterna è minore rispetto a quella presenta al di qua del timpano, quindi la membrana riceve una spinta dall’interno verso l’esterno. I sintomi sono gli stessi: fastidio, ronzii e sensazione di tappo. Per evitare il problema è sufficiente eseguire la cosiddetta manovra di Valsalva: il bambino si tappa le narici con le dita ed emette aria dal naso stesso. I più piccoli, però, non sanno eseguire questa manovra. Possono allora essere indotti a deglutire, cosa che si ottiene per esempio offrendo al bambino del tè, un po’ di succo o anche il latte del seno: la deglutizione ha lo stesso effetto di riequilibrare la pressione. Se però i disturbi non passano entro le 48 ore è meglio rivolgersi a un medico, la visita potrà accertare l’eventuale – otite baro traumatica e conseguente prescrizione di antinfiammatori.

Melissa Gullotta

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