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L’udito: un suo deficit conduce alla sordità e quindi all’isolamento sociale

maggio 24, 2012 12:07 pm

Solo una diagnosi precoce può rendere liberi dall’isolamento. Una compromissione grave dell’udito non riconosciuta può causare problemi di apprendimento, difficoltà di socializzazione e di crescita personale.

I disturbi uditivi possono avere origini diverse, ma incidono comunque in modo paritario sulla qualità della vita e sulle potenzialità espressive di un individuo. Per questo motivo è importante diagnosticarle per tempo, cioè nei primissimi mesi di vita. Questo è possibile oggi grazie ad apparecchiature sofisticate, che permettono di misurare l’efficienza dell’apparato uditivo alla nascita. In questo modo è possibile intervenire nei primi tre anni di vita, periodo fondamentale per lo sviluppo linguistico e psicologico.

Le prime verifiche
Alla nascita la sensibilità della coclea è paragonabile a quella di un adulto. In un neonato, infatti, è già possibile rendersi conto di eventuali problemi uditivi osservando le sue reazioni a rumori e suoni improvvisi. Per questo, nei reparti di maternità, pediatri e ostetriche effettuano il cosiddetto “test di stimolazione audiometrica comportamentale”. Consiste nel far ascoltare a un neonato suoni improvvisi, come ad esempio il trillo di un campanello, il piccolo in assenza di problemi reagisce con modificazioni del suo comportamento. Una di queste reazioni è il riflesso di Moro: il bebè allarga le braccia, portando in alto le gambe. Le verifiche continuano anche a casa e sono i genitori stessi a occuparsene: basta osservare le reazioni del bambino ai suoni improvvisi e fastidiosi: deve girare la testa nella direzione da cui proviene una voce. È anche importante osservare come un bimbo reagisce ai suoi più lievi, come ad esempio la consonante “s” sussurrata a bassa voce prima vicino ad un orecchio, poi all’altro. Se il piccolo reagisce e quindi dimostra di sentire il sussurro, non ci sono in vista problemi seri. Nel corso del primo anno di vita, infine, il bambino mostra la propria capacità di ascolto e presta attenzione ai suoni attorno a lui, come il campanello della porta, il suono del telefono, le musiche dei giocattoli e le voci delle persone.

I segnali dei disturbi uditivi
Uno dei primi segnali a cui prestare attenzione è la capacità di un bimbo di riconoscere una voce fuori campo. Può accadere ad esempio quando una persona pronuncia il nome del bimbo o gli fa una proposta, stando alle spalle del piccolo. Un ulteriore segnale di allarme è quando il piccolo mostra avere uno sguardo sorpreso o spaventato se qualcuno pronuncia il suo nome improvvisamente ad alta voce e se pronuncia spesso locuzioni del tipo “Eh?”, “Come?”. Un bimbo con problemi di acuità uditiva, è interessato a fissare il viso del suo interlocutore, come per “leggere” sulle labbra le parole. Se guarda la televisione, siede più vicino al video anche se il volume è normale per il resto della famiglia. Attenzione deve essere posta infine, se il bambino non reagisce a ai suoni intensi e non risponde quando viene chiamato. Se questa evenienza dovesse ripetersi più volte, i genitori dovrebbero cercare di comprenderne la genesi ovvero, se il bimbo non risponde per pigrizia o semplice distrazione.

Ecco come si effettua la diagnosi precoce
Al minimo dubbio di un deficit sensoriale i genitori dovrebbero parlarne immediatamente con il pediatra di riferimento affinché possa programmare il piano di intervento diagnostico. Il piccolo viene in questo caso sottoposto a una serie di test , tutti privi di disagi o fastidi, al contrario, possono essere anche divertenti.

  • La Auditory Brainstem Response (ABR) è un sistema basato sul presupposto che l’orecchio, se stimolato, quando è attivo reagisce emettendo onde di tipo meccanico. Queste onde vengono rilevate e valutate da una strumentazione. Attraverso il posizionamento di una cuffia sulle orecchie, al bambino vengono inviati stimoli sotto forma di suoni o fischi. L’orecchio emette a sua volta onde in risposta e lo strumento è in grado di quantificarle.
  • Le emissioni otoacustiche valutano il funzionamento della coclea. All’orecchio del bambino, attraverso una sorta di piccolo altoparlante, vengono inviati suoni alla coclea. Se la coclea è priva di anomalie vengono inviate onde in risposta.
  • La timpanometria controlla la funzionalità di timpano e orecchio medio. All’orecchio del bambino viene inviato un lieve soffio di aria, quindi un dispositivo misura la vibrazione del timpano. Se questo vibra, non ci sono problemi, mentre se non si muove è possibile che ci sia un’otite media che va curata.
  • L’impedenziometria valuta la funzionalità della membrana del timpano in particolare la sua elasticità, attraverso la valutazione della membrana stesso quando viene raggiunta dai suoni.

Se attraverso l’insieme di questi esami viene evidenziato un deficit nell’orecchio interno e quindi, problemi di ricezione e trasmissione dei suoni, si può intervenire con il posizionamento di dispositivi all’interno del canale uditivo o di apparecchi esterni, da posizionare dietro l’orecchio. Nei casi di sordità molto seria si può ricorrere all’elettrodo cocleare.

Sahalima Giovannini

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