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Tonsille: intervento sì, intervento no

marzo 16, 2011 12:50 pm

Un tempo venivano tolte di routine, oggi si fa di tutto per conservarla. Le tonsille sono il primo baluardo difensivo dell’organismo, perché attivano il sistema immunitario. Una volta non c’erano dubbi: quando le tonsille si ammalavano, andavano tolte. Oggi, invece, pediatri e otorini pediatrici cercano di intervenire solo se è realmente indispensabile, quando il disturbo…

Tonsille: intervento sì, intervento no

Un tempo venivano tolte di routine, oggi si fa di tutto per conservarla. Le tonsille sono il primo baluardo difensivo dell’organismo, perché attivano il sistema immunitario.

Una volta non c’erano dubbi: quando le tonsille si ammalavano, andavano tolte. Oggi, invece, pediatri e otorini pediatrici cercano di intervenire solo se è realmente indispensabile, quando il disturbo si ripete almeno sei volte in un anno e quindi è tale da incidere sul benessere di un bambino. Negli altri casi, si cerca di tenere sotto controllo il problema. Perché, a tutti gli effetti, le tonsille sono le sentinelle del nostro benessere.

Le tonsille, sentinelle dell’organismo
Le tonsille sono due organi linfatici, di forma simile a quella di una mandorla, poste ai lati della gola. Hanno la funzione di difendere l’organismo dai germi che possono entrare dalla bocca: la reazione infiammatoria fa sì che l’organismo produca anticorpi, le sostanze in grado di neutralizzare virus e batteri. Questa attività è intensa soprattutto nei primi dieci anni di vita di una persona, per diminuire gradualmente nel tempo. Per questo motivo i bambini, che hanno un sistema immunitario in via di formazione, sono spesso soggetti ad ammalarsi di tonsillite. Quando le tonsille si infiammano, danno luogo a due tipi di infezioni: le tonsilliti acute, più fastidiose ma di durata limitata e le tonsilliti croniche, più complesse e prolungate nel tempo. Sono le tonsilliti croniche a rendere spesso necessario l’intervento chirurgico.

Quando si infiammano
La tonsillite può essere provocata da virus o da batteri. I virus che irritano le tonsille sono gli stessi colpiscono le vie respiratorie, responsabili dell’influenza e del raffreddore. La gola del piccolo si arrossa, le tonsille si gonfiano e compare qualche linea di febbre. La cura è a base di farmaci antidolorifici e antipiretici che riducono i sintomi e la febbre. Le infiammazioni da batteri sono invece causate spesso dallo streptococco beta-emolitico, un batterio molto diffuso, che pare sia presente in modo asintomatico in circa un terzo dei bambini. Quando l’organismo del piccolo è un po’ affaticato o presenta già infezioni in corso alle vie respiratorie, lo streptococco si moltiplica dando luogo ad una forma di infezione con febbre alta (fino a 39-40°), alito cattivo, difficoltà a deglutire e senso di gonfiore al tatto. In gola, inoltre, compaiono placche biancastre. In questo caso, il pediatra prescrive un farmaco antibiotico mirato ad attaccare in modo selettivo il batterio responsabile del disturbo e un antipiretico per controllare la febbre.

Quando la forma è cronica
Non sempre il medico riesce a distinguere a vista la tonsillite da un banale mal di gola: è allora opportuno ricorrere ad un esame specifico, il tampone faringeo. L’esame consiste nel prelevare una piccola quantità di secrezione della gola con un apposito bastoncino rivestito di cotone sterile. Il liquido viene poi analizzato in laboratorio per scoprire la presenza dell’agente patogeno. Si tratta di un esame che non provoca particolare fastidio al piccolo e la risposta si ottiene nel giro di pochi giorni. Normalmente gli antibiotici sono sufficienti per curare la tonsillite acuta batterica. Tuttavia, a volte questa cura non basta a debellare l’infezione definitivamente e il piccolo può essere soggetto, nel corso di un anno, anche a 5-6 attacchi di tonsillite cosiddetta cronica. Le tonsille ingrossate in maniera persistente possono provocare, oltre ai sintomi già citati, anche disturbi della deglutizione, modifiche del timbro vocale e tosse stizzosa.

Se è necessario l’intervento
In generale, nei primi tre anni di vita del bimbo, le tonsille non vengono mai operate, poiché svolgono una funzione importante nella maturazione del sistema immunitario: permettono insomma al piccolo di difendersi dalle infezioni che si presenteranno nel corso della vita. Si cerca quindi di tenere sotto controllo i disturbi e curare i sintomi con i farmaci. Dopo questa età, se la tonsillite cronica è talmente invalidante da limitare la vita del bambino a causa delle frequenti ricadute, il pediatra e l’otorinolaringoiatra possono consigliare di sottoporre il bambino all’asportazione chirurgica delle tonsille. Si decide di operare se gli esami del sangue dimostrano che alcuni valori degli anticorpi non sono rientrati nella norma.

Come si svolge l’operazione
La tonsillectomia è un intervento di breve durata, abbastanza semplice e che non provoca particolari problemi al bambino. Viene eseguita in anestesia generale e dura circa trenta minuti. Le tonsille vengono asportate con uno strumento apposito che assomiglia ad una forbice e che recide alla base il peduncolo sul quale le tonsille si reggono. Poi il chirurgo cauterizza la ferita e non è quasi mai necessario mettere i punti. Dopo l’intervento, è sufficiente che il piccolo rimanga in ospedale un giorno o due. A volte può capitare che il bambino appena operato lamenti un fastidioso dolore all’orecchio che si accentua durante la deglutizione e che può andare avanti anche per dieci giorni. Si tratta una normale manifestazione post-operatoria, che può essere controllata con leggeri analgesici consigliati dal medico e con una dieta a base di liquidi e di cibi freddi come il gelato, che hanno il potere di anestetizzare la gola. Un’altra conseguenza dell’operazione, che tuttavia si presenta molto raramente, è l’alterazione della voce. Si tratta comunque di un fenomeno temporaneo che si risolve nel giro di qualche settimana. Nei tre-quattro giorni dopo l’intervento, che è pur sempre un presidio chirurgico, potrebbe esserci un lieve rialzo della temperatura, destinato però a scomparire spontaneamente.

 

Giorgia Andretti

 

Ha collaborato:
dott.ssa Rosalba Trabalzini

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