prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

La sordità grave e profonda nel bambino

luglio 18, 2017 10:00 am

Oggi è possibile aiutare i bambini sordi con protesi, impianti cocleari e con la riabilitazione logopedica. Non più scuole particolari ed emarginazione ma vita socialmente attiva

La funzione uditiva, ovvero la capacità di udire i suoni ambientali e, in particolare, la voce di conversazione, tra i cinque sensi è certamente il più importante. Questa funzione è già attiva nei primi mesi di gravidanza e permane tale durante tutta la vita, monitorando giorno e notte l’ambiente in cui viviamo. È attiva anche durante il sonno, quando rappresenta un contatto con il mondo permettendoci di reagire prontamente ad ogni segnale, che potrebbe essere anche di pericolo.

 

L’udito è essenziale per lo sviluppo del linguaggio

La funzione principale dell’udito è quello di permettere l’acquisizione del linguaggio verbale, sono quindi essenziali i primi tre anni di vita di un bambino: apprende per imitazione, ascoltando le persone che lo circondano, acquisendo così le competenze verbali. Questa possibilità avviene solo se il sistema uditivo funziona in modo normale. In caso contrario, ovvero se vi è un deficit uditivo, si avranno delle imperfezioni, scientificamente dette dislalie audiogene, quando la perdita è lieve o media, oppure un linguaggio assente o molto alterato, se la perdita è grave o profonda. Per molto tempo, la persona con sordità grave o profonda è stata riabilitata soltanto con il linguaggio gestuale. Oggi le possibilità riabilitative riguardano infinite funzioni nervose: motorie, cognitive, intellettive e posturali. Il principio che deve guidare il recupero del bambino nato sordo o divenuto tale, è quello di identificare la sordità e definire la sua entità nel più breve tempo possibile per intervenire prescrivendo l’apparecchio acustico idoneo, e supportandolo con l’abilitazione logopedica.

 

L’importanza della diagnosi precoce

Non molti decenni orsono, la diagnosi avveniva tra i due e tre anni, oggi si è in grado di evidenziare sin dai primi giorni di vita il sospetto di sordità e porre la corretta diagnosi entro tre – sei mesi. Questo enorme passo avanti nella lotta alle conseguenze dovute alla sordità è stato realizzato mediante l’applicazione dei programmi di screening uditivo neonatale effettuabile tramite la registrazione delle emissioni otoacustiche, cioè del suono prodotto dall’attività contrattile delle cellule acustiche ciliate esterne, queste si muovono se stimolate da un suono. Tali cellule rispondono se la soglia uditiva è compresa tra la normalità e una perdita lieve, 40 dB HL. L’esame è di tipo obiettivo, non invasivo, non doloroso né pericoloso e di basso costo; viene effettuato presso il punto nascita dal personale infermieristico della neonatologia entro il secondo – terzo giorno di vita del bambino e certamente prima della dimissione. Questa fondamentale procedura è attualmente utilizzata solo in cinque  regioni italiane, mentre nelle altre si effettua in modo non – universale – ma comunque utile, è stata resa obbligatoria dai LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – nel 2017.

 

Le cause della sordità

In tutta Europa l’incidenza della sordità grave o profonda è di un caso ogni mille nati vivi, valore costante nel tempo anche se sono nettamente migliorate le possibilità terapeutiche prenatali, neonatali e di prevenzione della sordità. Le cause sono prima di tutto genetiche, 50-60% dei casi,  e legate all’infezione prenatale da citomegalovirus, virus della famiglia degli herpes, responsabile circa del 18% della sordità infantile. Attualmente è possibile determinare in un elevato numero di casi la mutazione responsabile della sordità, questo dato permette un’informazione rivolta ai genitori portatori sani dell’entità del rischio di ricorrenza della sordità in successive gravidanze. Attualmente l’approccio riabilitativo della sordità si basa sull’applicazione, già nei prime mesi di vita, degli apparecchi acustici di nuova generazione basati sulla tecnologia digitale e molto efficaci. Una volta applicato l’apparecchio, segue immediatamente la riabilitazione logopedica.

 

L’impianto cocleare e la riabilitazione

Nel corso della riabilitazione i bambini dovrebbero seguire un approccio multidisciplinare, con psicomotricità, musicoterapia e ulteriori sostegni per sviluppare al massimo le proprie possibilità e capacità espressive. Gli steps del moderno approccio terapeutico riabilitativo alla sordità grave o profonda sono: diagnosi – applicazione protesica – riabilitazione e, se questa non dovesse fornire un valido contributo alla comunicazione, si procede – all’applicazione all’impianto cocleare. L’applicazione dell’impianto cocleare si effettua bilateralmente e in modo simultaneo, cioè nella stessa seduta operatoria. La differenza tra apparecchio acustico e impianto cocleare è data dal fatto che il primo è un amplificatore, mentre il secondo è un elettrostimolatore che sostituisce in toto l’orecchio interno o coclea, interfacciandosi con il nervo acustico e trasferendo le sue informazioni al sistema nervoso centrale. L’impianto cocleare rappresenta un acceleratore dello sviluppo psicofisico e intellettivo, tanto che dopo un impianto, bambini con difficoltà motorie nel giro di quindici o venti giorni migliorano la deambulazione e il comportamento.

 

Impianti protesici sicuri anche per lo sport

L’applicazione della protesi è propedeutica all’impianto cocleare. L’impianto cocleare è applicabile sempre quando anatomicamente è presente il nervo; in mancanza di esso si sopperisce con un dispositivo simile, l’impianto al tronco, con performance differenti. Per quanto attiene agli eventuali rischi di infezioni batteriche, è stato rilevato che tali casi sono piuttosto rari, mentre sono relativamente più frequenti le rotture di tipo elettronico anche se si tratta di numeri bassissimi. Gli impianti di ultima generazione sono impermeabili, quindi consentono al bambino di svolgere in piena libertà varie attività sportive, compreso il nuoto. Tali apparecchi se impiantati in età precoce consentono al bambino di parlare nel giro di un anno con una seduta di riabilitazione settimanale, questo approccio permette un notevole risparmio in termini di spesa sanitaria e un minor impegno da parte della famiglia. La riabilitazione logopedica, successivamente all’impianto, risulta molto più contenuta nel tempo. Il bambino sordo verrà inserito nella scuola normale partecipando a tutte le attività sociali e relazionali perché è in grado di sentire e parlare.

 

Prof. Umberto Ambrosetti,

Professore Associato di Audiologia e Foniatria,

Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano, U.O.D. di Audiologia, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

 

Eleonora Carravieri,

Logopedista,

U.O.D di Audiologia, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

- -


ARTICOLI CORRELATI