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Riconoscere il piede piatto

novembre 15, 2011 11:47 am

E’ fisiologico nella prima infanzia, per diventare disagio a 4 o 5 anni. La diagnosi certa indirizza la giusta terapia. Fondamentale è scegliere le scarpe giuste per i bambini. Pur essendo uno dei consulti medici più frequenti, il piede piatto nei bambini si risolve con l’apposita fisioterapia, con l’utilizzo di plantari realizzati appositamente e solo…

Riconoscere il piede piatto

E’ fisiologico nella prima infanzia, per diventare disagio a 4 o 5 anni. La diagnosi certa indirizza la giusta terapia. Fondamentale è scegliere le scarpe giuste per i bambini.

Pur essendo uno dei consulti medici più frequenti, il piede piatto nei bambini si risolve con l’apposita fisioterapia, con l’utilizzo di plantari realizzati appositamente e solo nei casi più gravi si ricorre all’intervento chirurgico. Il piede viene diagnosticato piatto quando manca l’arco della pianta del piede. Nei bambini piccoli l’arco plantare non è ancora ben organizzato. Gli specialisti, infatti, considerano fisiologica l’assenza dell’arco fin verso i 5 o 6 anni, processo che si completa verso i 12 – 13 anni. L’arco plantare si sviluppa lentamente e comunque nella misura in cui la muscolatura dei bambini cresce e si rafforza.

I sintomi e indagini strumentali del piede piatto
E’ possibile verificare la condizione dell’arco del piede solo quando il bambino si posiziona sulle punte dei piedi, in altri casi quando il pied non è appoggiato. Comunque, se il bambino lamenta dolore al piede, alla caviglia o nella parte bassa della gamba è il caso di consultare il medico, perché potrebbe trattarsi dei primi sintomi provocati dal piede piatto. Le cause del piede piatto possono essere di tipo osseo, sia congenite sia acquisite, muscolo–legamentose o neuromuscolari. Il pediatra effettua una prima valutazione, ma per stabilire la diagnosi è necessario lo specialista. E’ solo dalla corretta comprensione del disagio che si potrà determinare il trattamento da adottare. Alcune indagini strumentali permettono di effettuare la diagnosi certa, queste sono:

  • la podoscopia, ossia l’esame attento del piede.
  • il podogramma o baropodometro computerizzato, che permette di rilevare l’impronta del piede e consente di studiare i rapporti tra l’ampiezza dell’avampiede e del mesopiede. È così possibile valutare i vari gradi di piattismo ma soprattutto di poterli controllare nel tempo valutando l’evoluzione della patologia, l’esame si può effettuare presso uno studio podologico;
  • gli esami radiografici da eseguire sempre fuori e sotto carico, che permettono di valutare e misurare i rapporti tra le varie ossa del mesopiede.

L’esame obiettivo è inoltre fondamentale per raccogliere dati anamnestici che possono evidenziare problemi alla nascita ed inoltre per poter valutare la lassità capsulo-legamentosa o l’eventuale rigidità che possa far pensare a possibili cause ossee.

Correzioni e cure
I primi esercizio di fisioterapia comprendono: camminare alternativamente sulle punte dei piedi e sui talloni, camminare su terreni accidentati a piedi nudi ad esempio sulla ghiaia o sulla sabbia e far raccogliere piccoli oggetti sul pavimento con le dita dei piedi. Sono semplici esercizi finalizzati al rafforzamento della muscolatura della pianta del piede. Le ortesi plantari sono ausili che, collocati sotto un piede deficitario, servono a dargli appoggio, correggere le deformità e migliorare la sua funzione. I plantari devono rispondere ad una serie di requisiti fondamentali. Dovrà essere sempre e comunque l’ortopedico a decidere il da farsi e a consigliare l’uso eventuale di plantari per stimolare l’arco plantare e ridurre il dolore. Solo nei casi più gravi e piuttosto rari – rigidità del piede con dolore intenso e alterazioni nell’andatura dei bambini – può rendersi necessario il trattamento chirurgico. Fino a quando le ossa dei bambini continuano a crescere è possibile curare i piedi piatti e l’età massima per invertire il quadro clinico si aggira intorno ai 15 anni.

Come scegliere le scarpe giuste
Quando il bambino inizia, tra i 9 e i 14 mesi, ad alzarsi e provare a restare in piedi da solo, è quello il momento in cui il bimbo deve iniziare ad indossare le scarpe, ecco come sceglierle e quando sostituirle:

  • la forma deve essere ampia per consentire articolazioni delle dita;
  • la parte anteriore deve essere flessibile in modo che la semplice pressione della mano sia sufficiente a piegarla a 90°;
  • la tomaia deve essere realizzata in pelle molto morbida;
  • la suola deve essere flessibile e antisdrucciolo;
  • nella parte posteriore è utile un robusto contrafforte che stabilizzi il calcagno e prevenga il rischio di torsioni laterali;
  • l’altezza non deve oltrepassare i malleoli per consentire la libera articolazione della caviglia.

Le calzature, per essere idonee, non devono avere incorporato alcun tipo di correzione preventiva. E’ importante accertarsi che la scarpa del piccolo non sia corta, tra l’alluce e la fine della scarpa deve esserci circa un dito trasverso di ampiezza. Esistono inoltre dei criteri orientativi per sostituire la scarpa durante la crescita, infatti la scarpa diventa corta:

  • da 1 a 3 anni ogni mese;
  • da 3 a 6 anni ogni due mesi;
  • da 6 a 10 anni ogni due o tre mesi;
  • da 10 a 12 anni ogni tre o quattro mesi;
  • da 12 a 15 anni ogni cinque o sei mesi.

Così facendo si eviterà il pericolo di determinate malformazioni ossee o l’insorgere delle unghie incarnite, provocate dalle calzature troppo piccole.
www.ior.it/curarsi-al-rizzoli/ortopedia-e-traumatologia-pediatrica

Sahalima Giovannini

con la consulenza della

dott.ssa Simona Montesi

Medico chirurgo – Podologo

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