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Lussazione congenita dell’anca detta displasia dell’anca

maggio 26, 2017 10:00 am

La displasia dell’anca è disturbo frequente, ma la diagnosi precoce con l’ecografia permette oggi di scoprire la lussazione dell’anca per tempo e di intervenire in modo poco invasivo

La lussazione o displasia congenita dell’anca è una delle problematiche ortopediche pediatriche più frequenti nei primi anni di vita. Colpisce le bambine più che i maschi nel rapporto di 4 a 1, probabilmente a causa della conformazione anatomica delle anche nel sesso femminile. Consiste nello scivolamento della testa del femore,  l’osso lungo che costituisce la coscia, al di fuori dell’acetabolo, la cavità dell’osso del bacino che costituisce l’articolazione dell’anca. È detta congenita perché presente fin dalla nascita. Se non si interviene per tempo, questa malformazione con la crescita può causare problemi nella deambulazione e forti dolori.

 

Perché si verifica la displasia dell’anca

Non si è ancora sicuri sulle cause che portano alla tendenza dell’anca a lussare dall’articolazione. Probabilmente è coinvolta la postura assunta dal feto durante la fine della gravidanza, quando lo spazio all’interno dell’utero è ormai poco e il piccolo è costretto a restare raccolto su se stesso, con le gambe piegate e le ginocchia in avanti, in posizione perennemente rannicchiata. Inoltre è possibile che entrino in gioco gli ormoni prodotti dall’organismo materno durante il parto, che provocando una lassità dei legamenti per favorire il passaggio del feto nel canale vaginale, rendono più cedevoli tutte le articolazioni del piccolo, compresa quella dell’anca. I bambini in posizione podalica corrono un rischio maggiore di incorrere in lussazione congenita dell’anca.

 

 

La diagnosi della lussazione congenita dell’anca

Già nelle prime settimane di vita il pediatra nel fare i controlli di salute del primo anno  di vita,  può eseguire la manovra di Barlow e la manovra di Ortolani: facendo compiere all’articolazione del neonato particolari movimenti e rotazioni, è possibile avvertire rumori che sono indicativi della displasia dell’anca. Il sistema più semplice per diagnosticare questa malformazione è però l’ecografia delle anche, in molti regioni è offerta gratuitamente ma che vale la pena richiedere al pediatra, perché è un metodo efficace, non invasivo e per nulla fastidioso o pericoloso per il bambino. Andrebbe effettuato dopo il compimento del secondo mese di vita; prima ci sarebbe un rischio troppo elevato di falsi negativi, il problema c’è ma non viene individuato. Il piccolo sta seduto sul lettino o in braccio alla mamma e il radiologo passa una sonda imbevuta di gel: in contemporanea, sul monitor vengono visualizzate le strutture ossee e cartilaginee e così è possibile vedere se c’è lussazione.

 

Come affrontare la displasia dell’anca

Ci sono vari gradi di lussazione dell’anca nel neonato e in base al livello si stabilisce la cura. Se il problema è lieve è sufficiente utilizzare un doppio pannolino oppure uno speciale cuscinetto da posizionare proprio sopra il pannolino. In questo modo il bambino è costretto a tenere le gambine leggermente divaricate e questa posizione favorisce il rientro della testa del femore nell’acetabolo. In seguito l’articolazione si sviluppa regolarmente. Se il problema è più marcato, oggi si ricorre al posizionamento di un tutore in gesso, che il bambino deve portare per circa tre settimane: può causare un lieve disagio, ma il trattamento è indolore e permette il rientro perfetto della testa del femore nella cavita acetabolare. Solo nei casi di anca decisamente lussata si ricorre all’intervento chirurgico di riposizionamento, per assicurare i legamenti articolari: i risultati sono ottimi e il bambino, per quanto piccolo, lo sopporta senza problemi.

 

Giorgia Andretti

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