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Quando il dentino non vuole spuntare

giugno 25, 2009 1:01 am

La mancata formazione di uno o più denti si chiama agenesia: ecco quali sono le cause, come si arriva a una diagnosi certa e come si interviene per evitare problemi alle arcate. L’evoluzione della specie sembra che si realizzi, tra i tanti cambiamenti, anche attraverso la riduzione del numero dei denti. Attualmente, il patrimonio dentale…

La mancata formazione di uno o più denti si chiama agenesia: ecco quali sono le cause, come si arriva a una diagnosi certa e come si interviene per evitare problemi alle arcate.

L’evoluzione della specie sembra che si realizzi, tra i tanti cambiamenti, anche attraverso la riduzione del numero dei denti. Attualmente, il patrimonio dentale della specie umana conta 20 denti per la serie
decidua, o “di latte”, e 32 per la serie permanente, ma in un lontano passato i denti dell’uomo erano 44. Sembra, dunque, che l’elevata frequenza di “agenesia dentale”, cioè la mancata formazione di uno o più denti, sia l’espressione di un fenomeno di “evoluzione della specie”. Insieme alla riduzione progressiva delle dimensioni della parte inferiore dello scheletro facciale, causa determinante della diminuzione dei denti sarebbe il cambiamento delle abitudini alimentari: il consumo di cibi più morbidi richiede forze masticatorie molto ridotte rispetto a quelle che tenevano in forma le mascelle dei nostri antenati.

Che cos’è l’agenesia
L’agenesia può interessare uno o più denti, sia permanenti che decidui; se uno o più denti decidui sono mancanti per agenesia, saranno assenti anche i rispettivi permanenti, che si formano direttamente dagli abbozzi dentali dei decidui. Eccezionalmente rara è l’assenza di tutti i denti (“anodontia”). I denti più frequentemente interessati sono i terzi molari (“denti del giudizio”), i secondi premolari inferiori, gli incisivi laterali superiori. Nella maggioranza dei casi, le agenesie si manifestano senza
causa apparente, ma possono anche essere determinate da disordini delle ghiandole endocrine (ipofisi, tiroide, paratiroidi), o conseguire ad infezioni delle ossa contratte in età precoce (“osteomieliti”); gravi carenze alimentari, deficit severo di vitamina D con rachitismo, radiazioni, anomalie cromosomiche (“trisomia 21”), traumi o interventi chirurgici sulle ossa mascellari, sono altre possibili cause.

Le cause
Le agenesie multiple possono essere manifestazioni di sindromi complesse, più o meno gravi, interessanti organi diversi che hanno in comune l’origine da uno stesso tessuto embrionale (organi di derivazione “ectodermica”): nella sindrome di Christ-Siemens-Weech, ad esempio, sono colpiti, oltre ai denti, le ghiandole sudoripare ed il sistema pilifero, con ridotta produzione di sudore e scarsa peluria. All’agenesia di un dente possono associarsi difetti di dimensioni o di forma di altri denti e ritardi dell’eruzione dentale, e tali difetti possono comparire anche nei familiari delle persone con agenesia: l’ereditarietà delle anomalie dipende, infatti, da un sistema complesso di geni associati che controllano diversi caratteri dentali: forma e dimensione, per l’appunto, fino alla “presenza” o “assenza” del dente. Per fare un esempio, non c’è da stupirsi se il fratello di un ragazzo con agenesia dell’incisivo laterale superiore presenta lo stesso dente di dimensioni molto ridotte e di forma “conoide”.

La
diagnosi In linea di massima, se ad un bambino è uscito un nuovo dentino e, dopo 8-12 mesi (ma i tempi possono variare..) non è ancora comparso lo stesso dentino dall’altro lato, si dovrebbe sospettare un’agenesia. L’odontoiatra formulerà una prima ipotesi di agenesia durante la visita, quando rileverà l’assenza di uno o più denti. La diagnosi di certezza richiederà, però, l’esecuzione di una radiografia panoramica delle arcate dentarie (“ortopantomografia”), che permetterà di contare le gemme dei denti in via di formazione nelle ossa mascellari, e di verificarne la reale assenza. Può accadere, infatti, che un dente non erompa perché “ritenuto” o “incluso” nell’osso, come spesso accade per i canini superiori: in questo caso, il dente, che si è formatoma è rimasto all’interno dell’osso, è visibile alla radiografia. Naturalmente, nel formulare la diagnosi di agenesia, bisognerà tener conto dell’età del bambino e dell’epoca di mineralizzazione delle gemme dentali: ad esempio, le gemme dei “denti del giudizio” si rendono evidenti radiograficamente dagli 8 anni in poi. In caso di agenesia di un dente permanente, il corrispettivo dentino di latte potrà avere due opposti destini: cadere precocemente, per un riassorbimento della radice più rapido del normale, oppure rimanere a lungo in arcata, se si verificherà una “anchilosi” tra la radice e l’osso circostante (la radice e l’osso si fondono). I denti adiacenti tendono a spostarsi verso i siti liberi degli elementi mancanti, determinando disarmonie dell’occlusione.

La terapia
La terapia delle agenesie verrà decisa valutando i singoli casi sulla base dei rapporti di occlusione fra le arcate dentarie e dei rapporti reciproci delle basi ossee: potrà essere opportuna una terapia ortodontica, per portare i denti adiacenti a chiudere correttamente lo spazio del dente mancante, oppure potrà essere necessario mantenere tale spazio in attesa di poter applicare una protesi, di tipo tradizionale o su impianti.

Dott.ssa Antonella Dell’Aquila
Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia

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