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Bruxismo: rovina i denti e causa cefalee

ottobre 18, 2016 9:07 am

Digrignare i denti durante il sonno è un fenomeno definito dagli esperti con il termine bruxismo. Sono in molti a soffrirne e spesso senza averne la percezione.

Non solo carie, tartaro e placca: a rovinare i denti e l’articolazione temporo-mandibolare c’è un altro disturbo, che può riguardare adulti e bambini, di cui si parla poco anche se è molto diffuso. Si tratta del bruxismo, termine scientifico per indicare l’abitudine involontaria di digrignare i denti durante le ore notturne.

Molti ne soffrono, pochi ne parlano
Secondo i dati diffusi da AIOP – l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica, quella del bruxismo è una vera e propria epidemia silenziosa che colpisce quasi un italiano su tre. Il disturbo è poco conosciuto e spesso sottostimato sia dal paziente che dall’odontoiatra, si manifesta solitamente con il serramento e digrignamento dei denti, in un continuo e involontario contatto che si verifica spesso durante il sonno e che, alla lunga, finisce per usurare le superfici dei denti che entrano in contatto l’una con l’altra, favorendo la carie stessa e rovinando lo smalto. Esiste però anche una forma più subdola, chiamata serramento mandibolare, che induce a mantenere i muscoli rigidi, in una posizione fissa, senza alcun contatto dentale. Secondo le stime, in occidente, il 12% delle persone soffre di bruxismo notturno, mentre circa il 30% avrebbe episodi nel corso della giornata bruxismo diurno. In Italia, le vittime potrebbero arrivare a 15-18 milioni. A favorirne la diffusione sono anche i ritmi di vita sempre più frenetici e alcuni comportamenti a rischio, quali il fumo o il consumo di alcolici. Tra i giovani, inoltre, può manifestarsi come effetto secondario di alcune droghe sintetiche.

Ci vogliono il dentista e lo psicologo
Una delle conseguenze più evidenti del bruxismo è l’eccessiva e anomala usura dei denti e la presenza di scheggiature o incrinature sia della dentatura naturale sia di lavori odontoiatrici, come corone, intarsi, faccette e otturazioni. Oltre ai disturbi meccanici il bruxismo è anche causa di cefalea di tipo tensivo. Spesso compaiono anche difficoltà funzionali nei normali movimenti di apertura e chiusura della bocca, indolenzimento dei muscoli masticatori e delle articolazioni temporo-mandibolari. Gli esperti della AIOP spiegano appunto che tra i principali segnali spia che possono far sospettare il bruxismo, oltre a una dentatura danneggiata o consumata, vi sono il rumore notturno, presente nel 25% dei casi, la sensazione di tensione mandibolare al risveglio o di dolore localizzato alle arcate dentali e la ricorrenza di cefalee muscolo-tensive. In passato grande importanza è stata attribuita alla malocclusione dentale, come causa di bruxismo, mentre oggi, autorevoli ricerche scientifiche, ne hanno ridimensionato la portata, spostando l’attenzione verso fattori psicologici e vari aspetti neurologici legati alla struttura del sonno. Il disturbo sarebbe regolato dal sistema nervoso centrale e non dagli stimoli periferici. Oggi non esiste ancora di una cura che possa risolvere completamente il problema; diventa dunque fondamentale cercare di contrastarlo, limitandone l’insorgenza. La raccomandazione principale, oltre a una corretta informazione ed educazione del paziente, è quella di cercare di mantenere la bocca in posizione fisiologica durante tutto l’arco della giornata, ovvero denti staccati e muscoli masticatori rilassati. I denti, infatti, dovrebbero toccarsi tra loro soltanto durante la masticazione dei cibi e, occasionalmente, durante la deglutizione. Per questo può essere utile, oltre all’intervento del dentista, un approccio di tipo psicoterapeutico.

Giorgia Andretti

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