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Curare la congiuntivite

gennaio 22, 2001 12:00 pm

Questa infiammazione oculare va arginata con l’azione congiunta di antibiotici e di una igiene accurata. La congiuntiva è una membrana mucosa che riveste la superficie interna delle palpebre e la superficie anteriore del bulbo oculare. A livello palpebrale si continua con la cute fino alle ciglia e sull’occhio si arresta a livello della cornea. Tale…

Questa infiammazione oculare va arginata con l’azione congiunta di antibiotici e di una igiene accurata.

La congiuntiva è una membrana mucosa che riveste la superficie interna delle palpebre e la superficie anteriore del bulbo oculare. A livello palpebrale si continua con la cute fino alle ciglia e sull’occhio si arresta a livello della cornea. Tale particolare disposizione anatomica permette di classificare la congiuntiva in palpebrale e bulbare. Questa membrana, molto sottile e ricca di vasi sanguigni, ha il compito di proteggere le palpebre e gli occhi dagli agenti esterni e permette una omogenea distribuzione delle lacrime per una corretta detersione durante l’ammiccamento (movimento di apertura e chiusura delle palpebre). La congiuntiva, proprio per la sua specifica struttura e per la posizione che occupa, è particolarmente esposta a manifestazioni infiammatorie dette “congiuntiviti” che rappresentano le affezioni più comuni che possono interessare l’occhio.
Vari agenti patogeni, quali virus, funghi e batteri, nonché fattori tossici ed allergici, possono sviluppare tali infiammazioni che si manifestano con alcuni sintomi comuni ed altri patognomonici a seconda dell’agente eziologico. Il segno più comune in tutte le congiuntiviti è un arrossamento dell’occhio molto marcato a livello dell’interno delle palpebre e del bulbo.

Le congiuntiviti catarrali, tipiche della prima infanzia, si caratterizzano per la presenza di una secrezione mucosa (muco-purulenta) che si addensa lungo il bordo palpebrale. Quasi costantemente si associa una iperemia (arrossamento) della cute palpebrale a livello del bordo della palpebre con interessamento delle ciglia. I batteri possono raggiungere la congiuntiva attraverso due vie: dall’esterno, attraverso l’aria, le polveri, l’acqua o con contatto diretto con le mani; dall’interno risalendo attraverso il canale lacrimale ed il sacco lacrimale.
Casi rari di contaminazione batterica diretta si hanno per processi infettivi localizzati in prossimità degli occhi, come possono essere gli ascessi dentari, che per contiguità infettano le strutture circostanti. Le infezioni esterne, molto più comuni, possono essere determinate da batteri quali gli streptococchi e stafilococchi che colonizzano normalmente la cute palpebrale.

Una forma particolarmente importante è la congiuntivite da “gonococco del neonato” che si verifica per il contagio che si determina alla nascita durante il passaggio attraverso la vagina. La presenza di un’infezione del canale del parto, contagia subito il neonato con questa tipica patologia di notevole rilievo clinico per le gravi complicanze che può determinare. La sintomatologia generale delle congiuntiviti batteriche si caratterizza per un rossore più o meno marcato che interessa sia la congiuntiva bulbare che quella palpebrale con diversa entità a seconda dello stadio patologico e della carica batterica. La congiuntiva solitamente rosea, appare di colore più acceso con ispessimento del tessuto e la formazione di micro-emorragie lungo tutto il decorso; le fasi iniziali si caratterizzano per arrossamenti più o meno circoscritti che tendono ad estendersi. L’edema (cioè gonfiore) delle palpebre ed il rossore cutaneo si evidenziano nelle forme più gravi e più avanzate.
Segno costante delle congiuntiviti batteriche è la secrezione muco-purulenta che si raccoglie lungo il bordo palpebrale e che determina difficoltà all’apertura degli occhi al risveglio. Costituito da batteri in varie fasi di evoluzione, il mucopus costituisce un veicolo altamente pericoloso per il contagio. Nei casi trascurati si può assistere alla caduta delle ciglia con la formazione di scaglie cutanee sulle palpebre (blefarite).

La terapia medica si basa sull’instillazione di colliri antibiotici ad ampio spettro di azione e su una accurata igiene delle palpebre atta a rimuovere il materiale muco purulento. Molto frequentemente le congiuntiviti sono bilaterali per contagio indiretto da un occhio verso l’altro; bisogna evitare che il bambino tocchi gli occhi, avere estrema cura per l’igiene del viso e limitare il contatto con altri bambini. In casi rari è necessario somministrare colliri cortisonici o associare l’antibiotico al cortisone per arginare velocemente l’evoluzione flogistica.
Le forme molto contagiose, per l’elevata carica batterica, possono, se non trattate accuratamente, cronicizzare creando rossore ed edema costante della congiuntiva e delle palpebre. L’instillazione di colliri deve essere sempre valutata dallo specialista che differenzierà le varie forme morbose. Trattamenti non mirati possono creare danni irreversibili alla cornea. L’instillazione di colliri non antibiotici determina sempre un peggioramento per un aumento della carica batterica; in casi molto restituenti ai comuni antibiotici, è necessario eseguire un tampone congiuntivele con cultura dei batteri in vitro e quindi identificare l’esatto antibiotico da somministrare (antibiogramma).

 

Dott. Stefano Amodeo
Specialista in Oculistica e Microchirurgia oculare

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