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La cura del calazio

giugno 27, 2000 12:00 pm

Quando e come la chirurgia può intervenire per eliminare questo processo infiammatorio oculare Molto frequentemente è possibile rilevare, sia negli adulti che nei bambini, la presenza di una piccola tumefazione di forma circolare a livello palpebrale. Tale alterazione prende il nome di calazio o di orzaiolo. Queste due patologie, comunemente ritenute identiche, sono in realtà…

Quando e come la chirurgia può intervenire per eliminare questo processo infiammatorio oculare

Molto frequentemente è possibile rilevare, sia negli adulti che nei bambini, la presenza di una piccola tumefazione di forma circolare a livello palpebrale. Tale alterazione prende il nome di calazio o di orzaiolo. Queste due patologie, comunemente ritenute identiche, sono in realtà due forme patologiche distinte sia per eziologia che per localizzazione. Nella palpebra, inferiore e superiore, sono presenti numerose piccole ghiandole che hanno il compito di formare sostanze, quali il sebo, che lubrificano lo scorrimento della palpebra sull’occhio e

permettono di mantenere sempre ben idratata la cornea. L’assenza o la riduzione di queste ghiandole determina l’instaurasi di una flogosi della cornea e della congiuntiva che prende il nome di sindrome dell’ “occhio secco”; l’assenza del sebo non stabilizza il film lacrimale, favorendola sua evaporazione con conseguente infiammazione. Queste ghiandole hanno la forma grossolana di una “ampolla” dal lungo collo con una base a forma sferica. L’infiammazione di una o più di queste ghiandole determina la chiusura del dotto escretore (collo della ampolla) con ritenzione di materiale purulento (il pus) all’interno del fondo. Questo processo crea la formazione di una tumefazione grossolanamente circolare che si può apprezzare sotto la cute palpebrale mediante la palpazione (inserire foto n° 1 con circoletto rosso). Gli orzaioli (esterni) si determinano per infiammazioni delle ghiandole di Zeis, mentre i calazi per quelle di Meibomio. Dal punto di vista clinico la sola differenziazione riguarda la sede del processo infiammatorio. I calazi possono essere trattati farmacologicamente con pomate antibiotiche e/o cortisoniche solo negli stadi iniziali; quando la tumefazione si fa particolarmente grossa, con rossore della cute palpebrale e talvolta con fuoriuscita di materiale mucopurulento (pus), è necessario intervenire chirurgicamente asportando la ghiandola infiammata con una piccola incisione praticata o dall’esterno (attraverso la cute) o dall’interno (attraverso la congiuntiva). Nelle fasi iniziali si deve impostare una terapia farmacologia che, se condotta scrupolosamente, determina, nella maggior parte dei casi, la guarigione. Nelle situazioni molto complesse, con più calazi (patologia definita calaziosi) conviene intervenire per evitare inestetismi o l’estendersi del fenomeno flogistico ad altre ghiandole circostanti.

Le causa più comune è l’infezione da stafilococchi, batteri comunemente presenti sulla nostra cute. Esistono particolari fattori che possono aumentare l’incidenza di questa patologia. Il trucco cosmetico o la pelle grassa determinano la chiusura del il dotto escretore con ritenzione del sebo nella ghiandola e conseguente infiammazione. Non è possibile generalizzare in merito al trattamento da eseguire bisogna sempre valutare sede ed estensione del calazio. Bisogna ricordare che nelle palpebre, nella porzione più vicina al naso, sono presenti i canalini lacrimali strutture molto delicate che devono essere sempre prese in considerazione per un intervento chirurgico (per non alterare il loro lume) e per il diffondersi del pus attraverso queste micro strutture tubulari (foto: canalini lacrimali che confluiscono nel sacco lacrimale posto nel naso). Nei bambini si consiglia sempre una terapia antibiotica e cortisonica locale, disinfettando la cute palpebrale con salviette apposite prima di ogni applicazione. Nell’adulto l’intervento si esegue in anestesia locale con una piccola infiltrazione di anestetico in prossimità del calazio. Nei bambini non essendo possibile ottenere una collaborazione, l’intervento deve essere eseguito in anestesia generale in quanto, movimenti bruschi o la chiusura forzata delle palpebre, impediscono di eseguire correttamente l’atto chirurgico. L’intervento, in anestesia generale, si deve eseguire sono quando l’infiammazione è molto estesa con deformazione della palpebrale con materiale purulento che non tende a risolversi con la semplice terapia medica. L’uso di terapia antibiotica per via generale, nei casi con discreta flogosi è sempre raccomandato per accelerare il processo di guarigione e per prevenire l’instaurarsi di processi settici diffusi. Negli adulti talvolta anche una terapia cortisonica per via generale leggera può facilitare il miglioramento clinico.

Dott. Stefano Amodeo
Specialista in Oculistica e Microchirurgia oculare

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