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Gli studiosi sono d’accordo: bere tanto caffè al giorno non fa bene al glaucoma

ottobre 22, 2012 11:49 am

Aromatico e bollente, il caffè è una piacevole scusa, per noi adulti, per fare una pausa. E’ bene però non superare le tre tazzine al giorno: sembrerebbe infatti che alcune sostanze del caffè possano predisporre al glaucoma.

Sì al caffè, ma senza superare le tre tazzine al giorno. La raccomandazione viene dagli esperti del Brigham and Women’s Hospital di Boston e della Harvard School of Public Health. Per gli esperti, una delle cause dell’istaurarsi del glaucoma sarebbe da ricercarsi in alcuni componenti del caffè, farebbero aumentare la pressione nel bulbo oculare. E il glaucoma è proprio questo: una malattia dell’occhio multifattoriale, caratterizzata da un aumento della pressione all’interno dell’occhio. La conseguenza è una progressiva perdita di cellule ganglionari retiniche e una lenta atrofia del nervo ottico, con conseguente compromissione del campo visivo. Viene definita multifattoriale perché sono diverse le cause che concorrono all’instaurarsi di questa patologia. La predisposizione famigliare, l’età avanzata del soggetto, la preesistenza di difetti di rifrazione come la miopia elevata ed il diabete sono alcune delle cause responsabili dell’aumento della pressione intraoculare. Anche l’appartenenza all’etnia afro-americana sembra giocare un ruolo importante nella predisposizione alla malattia.

Un disturbo molto diffuso
Il glaucoma rappresenta una delle principali cause di cecità nel mondo. Solo in Italia, sono circa 550.000 i pazienti accertati, ma il dato è destinato a salire in concomitanza con la sempre crescente consapevolezza del problema. Almeno 200.000 persone sono affette da cecità dovuta a glaucoma e si calcola che, nei prossimi anni, si verificherà un aumento dei casi del 30 per cento a causa dell’invecchiamento della popolazione. I sintomi della patologia sono quasi sempre minimi o assenti e pertanto, in passato, la malattia veniva diagnosticata spesso solo in fasi avanzate. La comparsa dei primi segni di danno all’esame del campo visivo corrisponde infatti ad una avvenuta perdita del 30-40 per cento di cellule ganglionari retiniche. Oggi, invece, la possibilità di ricorrere a nuove tecniche diagnostiche e soprattutto l’enorme incremento di informazioni scaturite da ricerche condotte nell’ambito della genetica molecolare rappresentano un traguardo fondamentale nella gestione del paziente affetto da glaucoma. Le tecniche diagnostiche oggi a disposizione sono altamente specifiche e di pertinenza dell’oculista: HRT, GDX, Pachimetria ottica e ultrasonica, OCT, Visante e OBF, permettono un’individuazione molto più precoce della malattia sin dalle fasi più iniziali e latenti. In questo modo è possibile effettuare un preciso monitoraggio e un maggiore controllo dell’evoluzione del problema, della progressione dei danni e dell’efficacia terapeutica.

Come si può curare
Oggi le possibilità terapeutiche in atto sono numerose. Il primo step è rappresentato dalla terapia farmacologica, negli ultimi anni ha fatto notevoli progressi se si considera che il panorama spazia da vecchi farmaci antiglaucomatosi quali i beta-bloccanti, a nuove molecole in commercio quali prostaglandine e prostanoidi. Inoltre vengono somministrati farmaci neuroprotettori, in grado di interferire sui processi di apoptosi cellulare, morte cellulare programmata e che quindi svolgono un ruolo determinante nell’evoluzione della malattia. Se la terapia con i farmaci non è in grado di ridurre la pressione intraoculare, è possibile optare per la via parachirugica con il laser o per la chirurgia vera e propria. Il laser più usato è l’argon laser, ha buone possibilità di riuscita nella cura del glaucoma cronico ad angolo aperto e del glaucoma acuto ad angolo stretto. L’intervento chirurgico tradizionale, scelto quando l’intervento laser non è in grado di risolvere in modo soddisfacente un certo tipo di glaucoma, è in grado di ottenere una notevole riduzione della pressione interna all’occhio. Per quanto riguarda lo stile di vita, è ormai certo: fumare e bere alcolici può favorire un aumento della pressione intraoculare. Quanto al caffè, la ricerca americana non fa che confermare un dubbio già nutrito dagli esperti italiani. Rinunciare al caffè difficile, limitarsi è possibile: una o due tazzine al giorno sono concesse, di più, oltre che al glaucoma, possono favorire insonnia e aumento della pressione arteriosa. È possibile sostituire il caffè normale con quello decaffeinato e abituarsi a berlo un po’ più “leggero” o passare direttamente all’orzo: sembra infatti che l’aumento della patologia ottica sia proprio legata alla caffeina.

Giorgia Andretti

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