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Se il bambino non riconosce i colori

aprile 29, 2009 12:15 pm

Forse è solo piccolo e non ha ancora acquisito la capacità di collegare nomi e sfumature. Ma se hai il dubbio che sia daltonico ecco cosa bisogna fare per una diagnosi corretta. “Prendi il mattoncino blu”: ed ecco che il piccolo arriva con un bel mattoncino rosso. “Ora usiamo il pennarello verde”: ed eccolo impugnare…

Forse è solo piccolo e non ha ancora acquisito la capacità di collegare nomi e sfumature. Ma se hai il dubbio che sia daltonico ecco cosa bisogna fare per una diagnosi corretta.

“Prendi il mattoncino blu”: ed ecco che il piccolo arriva con un bel mattoncino rosso. “Ora usiamo il pennarello verde”: ed eccolo impugnare un bel pennarello giallo. Una, due, tre volte e alla fine il dubbio scatta automatico: non sarà mica daltonico?
Prima però di farsi cogliere dall’ansia e bene tenere presente che solo dopo i tre anni i bambini distinguono e sanno riconoscere con sicurezza i colori. Non si tratta di un problema di vista, ma di esperienza. Già dal primo anno di vita, infatti, l’occhio è in grado di distingue tutte le tinte perché i fotorecettori posti nella retina sono già attivi. Il problema, per i bambini, è di imparare ad associare il colore al nome comunemente usato: capacità cognitiva che si acquisisce solo con l’esperienza. Ovviamente possiamo stimolare i nostri bambini in questo senso dedicando un po’ di tempo a qualche gioco che abbia come elemento centrale proprio il riconoscimento dei colori.

La diagnosi di daltonsimo
Arrivare ad una diagnosi di daltonismo, soprattutto dopo i tre anni, non è comunque difficile: basta, infatti, una semplice visita presso un oculista. I medici specialisti sono infatti in grado di eseguire un test utilizzando le tavole “pseudocromatiche”. Si tratta di tavole stampate sulle quali sono presentate, secondo un ordine prestabilito, macchie di colore diverso che possono essere facilmente riconosciute da un soggetto con una visione normale ma non altrettanto da un soggetto con alterazione cromatica. Il paziente viene posto a circa 40 cm di distanza dalle tavole che verranno illuminate da una lampada a luce solare. Per i bambini sono state messe a punto delle tavole specifiche che presentano disegni facilmente riconoscibili: un pesce, una farfalla, un treno, una barca a vela. In alcuni casi, anche per ottenere una ulteriore conferma, i bambini possono essere sottoposti al “test dei fili colorati”: al piccolo vengono dati numerosi fili di lana che devono essere raggruppati per sfumature di colore fondamentali, tutti rossi da una parte e tutti i verdi dall’altra. L’eventuale confusione è l’ovvia conferma di un deficit della visione cromatica.

L’origine genetica
Il daltonismo è un problema più frequente di quanto si possa immaginare: si stima interessi l’8-10% della popolazione maschile e circa lo 0.5% di quella femminile. All’origine, c’è, nella stragrande maggioranza dei casi una anomalia genetica legata, appunto, al cromosoma maschile. Le anomalie di tipo acquisito sono molto meno frequenti e sono la conseguenza di lesioni specifiche della retina o dei fasci nervosi che portano le informazioni al sistema nervoso centrale. In alcuni casi possono essere anche la conseguenza dell’assunzione di alcune sostanze o di alcuni farmaci. In ogni caso, fino ad oggi la ricerca non è stata in grado di trovare una soluzione a questo difetto della vista, che va dunque considerato permanente.

Colori diversi, daltonici diversi
Il termine daltonismo prende origine da John Dalton, un fisico e chimico inglese che nel 1798 descrisse un’anomalia della visione dei colori di cui era affetto lui stesso. In realtà esistono diverse forma sintomatiche, causate dal fatto che l’occhio vede i colori scomponendoli in alcuni “canali” proprio come succede nei televisori, nelle pellicole fotografiche, nelle stampanti a colori o nelle telecamere. Lo squilibrio dei diversi canali da dunque origine a forme diverse di daltonismo e a gravità diverse: si può infatti soffrire di una cecità completa o solo parziale dei colori.
La cecità per i colori può essere completa od incompleta e può interessare solo il colore verde (si distingue una deuteranopia, cioè una mancata percezione del verde e una deuteranomalia, cioè una difettosa percezione del verde) oppure solo il colore rosso (si parla di protanopia o mancata percezione del rosso, e di protanomalia o difettosa percezione del rosso) oppure può riguardare tutti i colori. La cecità totale dei colori è però rara e si accompagna ad altri gravi deficit della visione.

Angela Salini
Ha collaborato:
Dott. Stefano Amodeo
Specialista in Oculistica e Microchirurgia oculare

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