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Calazio, cura e prevenzione

novembre 17, 2015 10:11 am

Sono molti i bambini a soffrire di calazio, un’infezione frequente che si localizza sulla palpebra. Non è un problema serio, ma è sicuramente fastidioso.

Il calazio è una formazione che si colloca solitamente sulla palpebra superiore, al contrario dell’orzaiolo che solitamente è posizionato su quella inferiore. È dovuto all’occlusione di una delle ghiandole di Meibomio, deputate alla produzione della componente lipidica o grassa: il mebo, del liquido delle lacrime. Il dotto escretore di queste ghiandole ha una conformazione contorta: quindi, si verificano variazioni nella composizione del prodotto ghiandolare, che diventando più denso, crea una sorta di tappo: il liquido denso non riesce a defluire verso l’esterno e forma un blocco. La ghiandola, però, continua a produrre secrezione formando una sorta di piccolo rigonfiamento arrossato.

Tre tipi di calazio
Il calazio può essere esterno, quando fuoriesce verso la cute palpebrale con un sollevamento della stessa. Rovesciando la palpebra si nota una zona di colore grigiastro. Oppure può essere interno se si forma verso la congiuntiva palpebrale e rovesciando la palpebra si evidenzia un’area di colorito rossastro lievemente dolente. Esiste anche il calazio del margine palpebrale, si presenta come una propaggine appuntita del bordo palpebrale. Il calazio è solitamente poco doloroso e il disagio maggiore è di tipo estetico. Il gonfiore della ghiandola si manifesta esternamente con un rilievo della palpebra, nel punto corrispondente alla ghiandola interessata dall’ostruzione.

Perché si forma il calazio
Un disordine alimentare, un periodo di stress o di particolare stanchezza possono alterare la funzionalità della ghiandola facendole produrre del mebo più denso. Sono coinvolti anche fattori di tipo allergici e costituzionali: le persone con la pelle più grassa tendono anche a produrre un mebo più denso. Anche le lenti a contatto possono essere annoverate tra i fattori di rischio, soprattutto i modelli rigidi: esercitano, infatti, un certo traumatismo a livello palpebrale, specialmente sulla palpebra superiore, che come conseguenza innesca un processo infiammatorio a carico del dotto escretore che diviene meno pervio e quindi più facilmente occluso. Infine, il calazio può essere la conseguenza di una blefarite, un’infiammazione cronica e irritativa del bordo palpebrale. A causa di questa malattia sul bordo possono essere presenti, infatti, frammenti di cute desquamata, simili alla forfora, favorendone l’ostruzione.

Ecco come affrontarlo
Il calazio si risolve nella maggior parte dei casi spontaneamente. Con tempi più o meno lunghi la formazione si svuota. Per migliorare il gonfiore è utile applicare, per una settimana circa, una pomata a base di antibiotico e un blando antinfiammatorio. Sono utili anche degli impacchi caldi di acqua che fluidificano il mebo favorendo lo scioglimento del blocco ghiandolare. Se il calazio è molto grande e di conseguenza non si risolve fisiologicamente, è necessario intervenire chirurgicamente. Con un piccolo intervento eseguito in regime ambulatoriale e sotto anestesia locale si rimuove la ghiandola infiammata. Non esiste una vera e propria forma di prevenzione: è importante assumere molti liquidi in modo che l’organismo sia ben idratato: questo fa sì che anche il liquido lacrimale sia più fluido.

Sahalima Giovannini

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