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Se un bambino non parla in precise situazioni forse è mutismo selettivo

febbraio 20, 2015 9:30 am

I bambini eccessivamente timidi, quelli che non parlano con gli insegnanti o rifiutano di rispondere a qualsiasi persona se non alla mamma o al papà. Non è detto sia una sindrome neurologica, forse è solo mutismo selettivo.

Il piccolo parla normalmente, con una adeguata ricchezza di linguaggio, quando è a casa, con il papà o la mamma o solo alcune persone di comprovata confidenza. Se, però, deve dire qualcosa in determinate situazioni, per esempio davanti alla classe, oppure in presenza di adulti o di altri bambini poco conosciuti, si blocca completamente: distoglie lo sguardo, giocherella con i capelli, si rosicchia le unghie assumendo un’aria assente. E, soprattutto, non apre bocca. Non si tratta di un modo per attirare l’attenzione e non è neppure una forma particolare di autismo o di Asperger. Si tratta di mutismo selettivo: una forma di ansia che porta a una vera e propria fobia sociale del bambino. Il mutismo selettivo è ancora oggi un problema poco noto e quindi non affrontato nel modo corretto. Comprendere di cosa si tratta e seguire i giusti metodi, invece, aiuta il bambino a vincere una forma di ansia che, se sottovalutata potrebbe trascinarsi per tutta la vita.

Un problema di ansia con radici genetiche
Il mutismo selettivo viene spesso scambiato con il tentativo, da parte del bambino, di attirare l’attenzione, oppure viene considerato un atteggiamento capriccioso. Qualche volta passa può essere scambiato addirittura per autismo, ma si tratta di qualcosa di completamente diverso. L’autismo è infatti un disturbo neurologico che comporta una sorta di isolamento verbale ed emotivo di un bambino e richiede un certo tipo di percorso di diagnosi e cura. Il mutismo selettivo, invece, è una forma d’ansia, dovuta probabilmente a cause genetiche, il piccolo che ne soffre, quindi, ha avuto un genitore che ne ha sofferto a sua volta. A queste si possono aggiungere esperienze poco positive della primissima infanzia, vissute nell’approccio con i coetanei oppure con persone adulte al di fuori dell’ambiente domestico. Tutte queste cause fanno sì che il bambino ammutolisca letteralmente in determinate situazioni, per esempio quando deve parlare con l’insegnante oppure davanti a un gruppo di adulti, oppure al cospetto di tutta la classe. A detta del bimbo stesso che è soggetto a questo problema: le parole non vogliono saperne di uscire.

L’importanza dell’atteggiamento in classe
Per aiutare il bambino con mutismo selettivo a superare questo blocco, è utile mettere in pratica alcuni comportamenti. I genitori dovrebbero parlare chiaramente con gli insegnanti di questo problema, potrebbero infatti, affrontarlo nel modo scorretto coinvolgendo il bambino a parlare mettendolo ancora di più in difficoltà. Oppure, pensano che si tratti di un capriccio e allora lo mettono in punizione. Peggio ancora, suggeriscono per il bambino un insegnante di sostegno, cosa del tutto inutile se non controproducente perché il piccolo si sente inadeguato, poco capace e tutto questo aumenta la sua ansia e il suo mutismo. Purtroppo in Italia non sempre è semplice seguire un percorso corretto con questi bambini. Negli Stati Uniti esistono team specifici come i Gruppi di Istruzione Speciale, formati dallo psicoterapeuta, dal logoterapista e altre figure a sostegno di bambini con mutismo selettivo ma un tipo di organizzazione del genere non esiste nel nostro paese.

Conoscere il bambino dentro il suo ambiente
Cosa possono fare dunque i genitori con un bambino affetto da mutismo selettivo? Una buona figura di riferimento è il pediatra, è in grado di escludere a grandi linee sia l’autismo sia i problemi di apprendimento. In seconda battuta potrà suggerire un neuropsichiatra specializzato che incontrerà il bambino, possibilmente nel suo ambiente domestico: trovarsi in uno studio medico lo potrebbe mettere ancora di più in ansia. Si dovrebbe invece lavorare nella stanza del bambino, tra i giocattoli e le cose note e solo in un secondo tempo affrontare lo studio, per spingere il bambino a essere a proprio agio anche nelle situazioni che lo mettono in difficoltà e lo spingono a tacere. Lo specialista, insieme con i genitori, dovrebbero inoltre incontrare gli insegnanti per sviluppare strategie in classe che aumentino il livello di benessere del bambino e la sua capacità di affermarsi a scuola. Un buon rimedio, per esempio, potrebbe essere affidare al piccolo compiti di responsabilità che non prevedano, però, l’uso del linguaggio in pubblico. Ottenere un successo poco per volta gli darà la fiducia necessaria anche per aprirsi a parlare di più. È bene ricordare che, per vincere l’ansia, occorre tempo: si deve avere pazienza con il bambino e non mettergli fretta. I risultati saranno rassicuranti anche quando il ragazzino crescerà.

Per coloro che sono residenti a Torino e provincia il prossimo 7 marzo presso la Fabbrica delle E in Corso Trapani 91/B a Torino, ci sarà un convegno gratuito dedicato al Mutismo Selettivo a cura dell’Associazione Italiana Mutismo Selettivo – AIMuSe per genitori e docenti.

Sahalima Giovannini

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