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Autismo: diagnosi precoce migliora qualità della vita dei piccoli e genitori

settembre 17, 2014 9:30 am

La ricerca continua il lavoro per individuare cause e rimedi dei disturbi dello spetto autistico, ma se, al terzo mese, il piccolo non risponde come dovrebbe ad alcuni segnali, è bene iniziare senza indugio un percorso terapeutico.

E’ vero, ogni bambino ha i suoi tempi di sviluppo ma in caso di ritardo rispetto alle tappe evolutive standard, iniziare un percorso di stimolazione adeguata è sicuramente utile. L’ efficacia della stimolazione mirata è quindi vantaggiosa non solo verso il bimbo senza alcun rischio patologico ma lo è soprattutto se il ritardo fa presagire un disturbo dello spettro autistico

Lo stato della ricerca ad oggi
Uno studio condotto dal MIND Institute – Medical Investigation of Neurodevelopmental Disorders – il centro californiano dove avvengono la maggior parte delle ricerche sui disturbi dello sviluppo neurologico – ha valutato l’esposizione ai pesticidi in gravidanza. Sono stati presi in considerazione i pesticidi in commercio utilizzati in agricoltura, sui bordi delle strade, nei cimiteri e sui campi da golf. I ricercatori hanno analizzato e controllato l’habitat delle donne durante la gravidanza ed hanno rilevato un collegamento diretto tra il vivere entro 1 miglio dalle aree dove sono utilizzati i pesticidi, il tempo della gravidanza e il rischio di autismo. Ad una esposizione agli organo fosfati, base di molti insetticidi ed erbicidi, in qualsiasi epoca della gravidanza, il rischio di avere un bimbo con il disturbo autistico aumenta del 60%. Se l’esposizione è stata al Clorpirifos, uno dei pesticidi utilizzati in agricoltura, durante il secondo trimestre, il rischio è aumentato del 230%. Il Clorpirifos è una neurotossina nota anche per i suoi effetti, oltre che sul sistema nervoso centrale anche sul sistema neuroendocrino, ha infatti la capacità di interferire sull’ossitocina, vasopressina e sul sistema tiroideo. E’ indubbio comunque che l’agente chimico può esplicare i suoi effetti su un sistema genetico predisposto ad essere intercettato e modificato, altrimenti non si spiega la ricorrenza del disturbo in alcune famiglie.

La qualità della vita dipende dalla precocità della diagnosi
La maggior parte dei bambini, purtroppo, vengono diagnosticati solo dopo l’inserimento alla materna e questo fa perdere tempo prezioso. E’ disponibile oggi una scheda, la M-CHAT per effettuare uno screening già a 18 mesi di età. Interessante è anche lo studio presentato al Meeting Internazionale annuale per Autism Research il quale ha preso in considerazione i comportamenti ripetitivi nei bambini. I comportamenti ripetitivi sono normali nei bambini fin verso i 12 mesi di età. I ricercatori dello studio hanno interrogato i genitori sul numero di differenti comportamenti ripetitivi in un gruppo di bambini di un anno e questi erano: comportamenti autolesivi; battere la testa; comportamenti compulsivi, come ad esempio la presenza di attività eseguite nello stesso ordine ogni volta; comportamenti ritualistici, come mettere in fila giocattoli o cibo di un certo modo o rifiuto di mangiare certi cibi colorati in determinati momenti. Ciò che i ricercatori hanno trovato è stato che i bambini con molti comportamenti ripetitivi avevano un rischio molto più elevato di evolvere nel disturbo autistico. Ad esempio, i bambini che avevano 4-8 comportamenti ripetitivi avevano un rischio per l’autismo che era 4 volte maggiore rispetto ai loro coetanei. Di sicuro questo studio non è diagnostico, ma prestare attenzione già nei primi mesi potrebbe essere un ottimo test di screening precoce se associato ad altri parametri come ad esempio: non agganciare lo sguardo della mamma verso il terzo mese o non rispondere emotivamente quando viene chiamato per nome o non sorridere se preso in braccio dai genitori.

Cosa possono fare i genitori già nei primi mesi
Il prof. Gerard Costa, direttore del Centro Montclair State University sostiene, ed a ragione, che: l’intervento precoce può fare una differenza enorme. Il cervello infantile cresce a un tasso che non ha eguali a partire dall’ultimo trimestre di gravidanza e nei primi due anni di vita. E’ quindi consigliato ai genitori di interagire quanto più possibile attraverso il gioco con i loro bambini fin dal primo ,omento di un qualsivoglia dubbio: i comportamenti sentinella del disagio autistico iniziano ad evidenziarsi con il seguente schema:

– Tre mesi – assenza del contatto visivo reciproco;
– Sei o sette mesi – assenza di imitazione ed espressione di dolore o gioia;
– Dieci o undici mesi – assenza di vocalizzi a 10 o 11 mesi.

L’ideale è rivolgersi immediatamente ad un centro specializzato in terapia cognitivo comportamentale per essere sostenuti e guidati nel rapportarsi con i propri bambini attraverso semplici regole del gioco. I piccoli autistici giocano con oggetti, i genitori dovrebbero capire il gioco ed intersecarsi tra il gioco ed il bambino, stimolando così l’emotività e la socialità.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia medica

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