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Le amicizie sono importanti per il futuro dei bambini affetti da ADHD

novembre 6, 2013 9:30 am

Avere delle amicizie è importante per tutti in ogni epoca della vita, lo è ancor di più per i bambini affetti dalla Sindrome di Iperattività. Purtroppo proprio a causa del loro atteggiamento oppositivo vengono allontanati.

Le amicizie sono una parte importante dell’infanzia, creano il senso di appartenenza ad un gruppo e nello stesso tempo aiutano i bambini ad apprendere abilità importanti, tra cui la cooperazione e la discussione: abilità che resteranno indelebili nel carattere per tutta la vita. I bambini che riusciranno a costruire un buon rapporto amichevole non solo saranno più integrati e felici ma avranno poche probabilità di sviluppare problemi di tipo comportamentale.

La difficoltà di fare amicizie inizia a scuola
Purtroppo, fare e mantenere le amicizie non è facile per un bambino con diagnosi di ADHD. La tendenza all’impulsività, ad imporsi nei discorsi o a disturbare i compagni in classe è un limite difficilmente superabile dagli altri coetanei, non consentendo così il sano sviluppo di una amicizia. Una delle carenze dei piccoli con ADHD è la difficoltà ad interpretare i segnali di insofferenza degli altri quindi, non riescono a percepire quando gli altri mettono in atto i segnali analogici della comunicazione come ad esempio: mostrare i segni dell’impazienza o fare smorfie varie. Studi vari dimostrano che, a causa della sindrome di cui sono portatori questi ragazzi devono davvero mettercela tutta per essere accettati dai coetanei. E’ chiaro che non per tutti i ragazzini è uguale, dipende molto dalla complessità del problema, resta però il fatto che il bambino fa difficoltà a mantenere grandi amicizie. Affinché si possano creare rapporti amichevoli veri e duraturi è necessaria una maggiore accettazione e disponibilità da ambo le parti.

Che cosa si può fare per aiutare il bambino a fare amicizia?
Alcune strategie possono e devono essere messe in atto dagli insegnati in classe per stimolare un buon contatto sociale e far così nascere delle amicizie durature. Quando il bambino inizia ad infastidire magari durante una spiegazione, l’insegnate dovrebbe coinvolgerlo rendendolo parte della spiegazione o chiedendogli aiuto piuttosto che sgridarlo. Oppure, quando ci si rende conto che il bambino si sta innervosendo nel rapportarsi con gli altri, deve essere aiutato interessandolo alla tematica del momento e comunque attivando una conversazione dove è il diretto protagonista. Una regola è fondamentale e non andrebbe mai dimenticata: i piccoli con ADHD tendono a legarsi di più e dare il meglio di loro stessi quando si rapportano con uno o al massimo due coetanei. Nei gruppi a più persone hanno grandi difficoltà di comunicazione ed inevitabilmente come risposta al disagio viene attivato il comportamento impulsivo ed iperattivo. L’aiuto a creare amicizie ovviamente deve arrivare soprattutto dai genitori, ad esempio nella scelta dello sport è bene scegliere quelle attività dove il gruppo e limitato a poche persone oppure invitare per una merenda a casa uno o due compagni di scuola cercando di stimolare l’interesse verso qualcosa da fare o giocare insieme.

Consulenti e terapisti sono utili
Queste figure professionali hanno le competenze per sviluppare programmi di socio-abilità in grado di aiutare i bambini con ADHD ad inserirsi e andare d’accordo con gli altri bambini. La regola base è la ricompensa. I piccoli vanno premiati tutte le volte che mettono in atto comportamenti ben adeguati all’interno del gruppo o della classe. E’ chiaro che è basilare il dialogo tra il terapista e l’insegnante, la cooperazione sarà di aiuto alla risoluzione dei conflitti e conseguentemente ad ottimizzare le amicizie. Dal momento che i bambini con ADHD possono essere un obiettivo per il bullismo, è bene prepararli anche a questa possibile evenienza assicurandoci che il bambino ci racconti se viene preso in giro a scuola.
Ed infine, ricordiamo che i bambini non hanno bisogno di essere parte del gruppo più popolare della scuola è sufficiente avere un paio di amici veri e sinceri per non sentirsi isolato.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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