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I suoni ascoltati in gravidanza prevengono i disturbi del linguaggio

settembre 2, 2013 9:53 am

Filastrocche, canzoncine e musica folk ritmata ma anche vere e proprie sinfonie: i suoni ascoltati dal piccolo in gravidanza prevengono i disturbi legati alla sfera del linguaggio. Vediamone insieme le motivazioni.

Sappiamo che l’udito è già attivo nonostante la tenera età gestazionale: i rumori improvvisi lo fanno sobbalzare, le musiche dolci lo rilassano e i suoni ritmici e noti dell’organismo materno, prima di tutto il battito del cuore, lo rassicurano e calmano. Fin dalla gravidanza, insomma, è attiva e intensa l’interazione tra il piccolo e i suoni che provengono dall’ambiente circostante, sia propagati dal liquido amniotico o che conoscerà nei giro di qualche mese. A parere di alcuni esperti questa capacità percettiva del feto andrebbe privilegiata, potrebbe infatti prevenire alcuni disturbi del linguaggio.

Più musica, meno dislessia
Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori internazionali, coordinati dal dottor Eino Partanen dell’Istituto di Scienze comportamentali dell’Università di Helsinki in Finlandia e pubblicato dalla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze – PNAS, sostiene che i suoni recepiti in gravidanza hanno un effetto preventivo verso la dislessia. All’interno del grembo materno i suoni arrivano ovattati ed ammorbiditi dal liquido amniotico ma nonostante tutto i suoni o rumori vengono ben percepiti stimolando la costruzione del linguaggio. Secondo gli esperti, questo succede perché i suoni percepiti dal feto possono influenzare lo sviluppo del cervello tanto da favorire la capacità linguistica e logica dopo la nascita. I ricercatori hanno seguito 33 donne finlandesi dalla 29esima settimana di gravidanza fino alla nascita del bambino. A metà delle gestanti è stata fatta ascoltare, durante la settimana, brevi registrazioni di una canzoncina ripetuta centinaia di volte. Ogni tanto, al suono della cantilena veniva sostituita una vocale oppure veniva ripetuta la stessa vocale ma con accenti diversi. Al restante gruppo di gestanti, non veniva proposto nessun tipo di ascolto musicale. Dopo la nascita dei bambini, con apparecchiature in grado di misurare l’attività elettrica del cervello sono state confrontate le risposte neuronali alle variazioni della cantilena tra i bambini che erano stati esposti alle vocalizzazioni in utero e quelli che non avevano ascoltato le canzoncine. Il cervello dei bambini del primo gruppo si è dimostrato più reattivo. Secondo i ricercatori, il sistema nervoso del feto è in grado di apprendere attraverso l’udito prima ancora della nascita e la sua memoria subisce dei cambiamenti strutturali. Questo fa supporre quindi che un adeguato stimolo nervoso possa influenzare l’acquisizione della lingua durante l’infanzia.

Suoni e musiche fin dentro al pancione
Si riconferma dunque valida l’abitudine di stimolare adeguatamente il sistema nervoso del bambino quando è ancora dentro al pancione. È vero che il liquido amniotico avvolge il piccolo in una sorta di cortina in cui i suoni gli giungono attutiti, ma proporgli i suoni e le melodie giuste può calmarlo, regalargli benessere e aiutare lo sviluppo del sistema nervoso. Ed è proprio per questo che la natura ha fatto in modo di dotare il feto di un udito quasi perfetto già alla 27a settimana. Mamma e papà possono prendere la piacevole abitudine di parlare dolcemente al bimbo, piegandosi verso il pancione; al contrario, liti e baruffe con voce alterata possono agitarlo, perché corrispondono anche a un alterato ritmo nel battito cardiaco materno. L’ascolto dei ritmi e delle filastrocche adatte ai bambini sarà quindi una buona palestra per allenare il linguaggio: tra l’altro, la più ascoltata sarà anche quella che il piccolo saprà riconoscere una volta venuto al mondo. Anche l’ascolto della musica classica, delle melodie new age ed i suoni legati alla natura: sapranno stimolare la crescita della sua mente e combattere i problemi legati all’apprendimento.

Sahalima Giovannini
Consulenza della dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in Psicologia clinica

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