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Tic involontari sempre piu’ frequenti, un bambino su cinque ne soffre

gennaio 11, 2012 11:46 am

Contrazioni automatiche di gruppi muscolari possono insorgere nei bambini come reazione ad eventi stressanti ma, se i tic diventano complessi, organizzati e fuori controllo è la sindrome di Gilles de la Tourette. Movimenti rapidi e fuori controllo, possono essere semplici o composti, idiosincratici, ripetitivi ed effettuati quasi inconsciamente. Possono essere soppressi solo per brevi periodi…

Contrazioni automatiche di gruppi muscolari possono insorgere nei bambini come reazione ad eventi stressanti ma, se i tic diventano complessi, organizzati e fuori controllo è la sindrome di Gilles de la Tourette.

Movimenti rapidi e fuori controllo, possono essere semplici o composti, idiosincratici, ripetitivi ed effettuati quasi inconsciamente. Possono essere soppressi solo per brevi periodi e con notevole sforzo. Stiamo parlando dei tic ad inizio precoce, circa 4 anni, spesso come reazione ad eventi stressanti con regressione spontanea. I tic nervosi sono molto meno rari di quanto si e portati a pensare: un vasto studio spagnolo pubblicato sulla rivista Pediatric Neurology ha infatti rivelato che il 17 per cento dei bimbi in età scolare soffre di uno o più piccoli tic. I ricercatori hanno analizzato 1.200 bambini delle scuole elementari e medie di una provincia spagnola, per valutare la presenza di tic motori e verbali più o meno evidenti. I tic leggeri, quasi impercettibili, sono abbastanza comuni: ne soffre quasi un bambino su cinque. La percentuale sale a poco più del 20 per cento nelle scuole speciali per bambini con problemi di apprendimento e risulta sempre più alta fra i maschi rispetto alle femmine (i maschietti con tic sono il 19 per cento, le femmine circa il 12).

All’origine del problema
Di solito questo comportamento si manifesta in seguito ad alcuni eventi che possono scatenare uno stato di ansia nel bambino, come la nascita di un fratellino, l’ingresso a scuola o la separazione dei genitori. Il bambino con l’occhietto ammiccante, l’alzata di spalla o la testa alla ricerca del moviemnto liberatorio del collo è di solito un bambino ansioso, timido e remissivo. Tutti questi comportamenti incotrollabili vengono utilizzati dal bambino per contenere l’ansia scatenata da eventi stressanti difficili da gestire. In questo caso il Tic è soltanto un mezzo per scaricare l’ansia, dietro al quale si nasconde qualcosa di più profondo, come l’aggressività repressa o l’insicurezza nei propri mezzi. La frequenza, l’intensità e la persistenza nel tempo sono i fattori da tenere in considerazione quando iniziano i Tic. Non è raro infatti che i bambini manifestino tale comportamento solo per un periodo di tempo, associato, appunto, all’evento stressante.

Quando interviene la genetica
Il disturbo del movimento può iniziare con dei semplici gesti, come smorfie facciali irrefrenabili, scosse del capo, ammiccamenti o annusate, fino a diventare tic multipli e complessi, compresi quelli respiratori e vocali. I tic vocali possono iniziare con brontolii, sospiri, grida, colpi di tosse e possono evolvere con le parole volgari. Il tic può essere soppresso volontariamente solo per pochi minuti. Alcuni bambni, pochi fortunatamente, sono coprolalici, ovvero usano esprimersi con frasi sconce o oscene. I tic gravi e la coprolalia sono inabilitanti dal punto di vista sociale e psicologico. Questi sono solo alcuni dei sintomi imbarazzanti e incontenibili della sindrome di Gilles de la Tourette, una malattia neurologica con basi genetiche. La malattia è più frequente nei maschi, 3-4 volte più colpiti delle donne, e compare in età pediatrica. La prevalenza del disturbo è compresa tra lo 0,15% e l’1-3% della popolazione. La sua diagnosi non è semplice e la terapia deve essere prescritta e controllata dal medico specializzato, gli unici farmaci che riescono a tenere sotto controllo il disturbo sono gli antipsicotici.

A Milano un centro di eccellenza
Sono circa 900mila gli italiani che soffrono di questo particolare tic. Di questi circa 400mila sono Tourettiani: e sono in compagnia di personaggi celebri della storia e dell’arte. Erano tourettiani il genio delle note Mozart, lo zar Pietro il grande e il principe di Condé, eccentrico potente alla corte del Re Sole. L’Irccs Galeazzi di Milano è il centro leader nella diagnosi e terapia della sindrome Gilles de la Tourette. La sindrome ha preso il nome dal medico francese che per primo ne parlò nel 1885. L’Istituto vede ogni settimana pazienti da tutta Italia, in media circa 15 o 20. Il Prof. Porta, responsabile del centro, fa notare che circa l’80% dei pazienti sviluppa in concomitanza alla sindrome Gilles de la Tourette anche il disturbo ossessivo – compulsivo, ovvero la mania di riordinare alcune cose in modo metodico, di contare continuamente oggetti e soprattutto annusare tutto ciò che capita. Anche la sindrome dei bimbi iperattivi nella maggior parte dei casi rientra nel disturbo tourettiano, sostiene il Prof. Porta, secondo il quale “è presumibile ricondurre a questo problema anche l’episodio del bimbo torinese punito dalle maestre con del sapone in bocca per una bestemmia”, finito alcuni giorni fa al centro delle cronache nazionali. I piccoli colpiti dalla ‘sindrome della parolaccia’ hanno vita dura, osserva infatti lo specialista: “Spesso presi di mira e derisi dai compagni, tendono a isolarsi. E anche a fronte di un’intelligenza a volte superiore alla media, l’iperattività ne compromette il rendimento scolastico”.

Cosa si può fare
Iniziamo con il dire cosa non deve essere assolutamente fatto: rimproverare il bambino, è inutile e controproducente. Il rischio è di trascinare il piccolo in un disagio ancora più grande, intaccando ulteriormente la sua già fragile autostima.

  • È meglio cercare di capire quale è la fonte di stress che ha determinato tale comportamento, parlando con il bambino dei sentimenti che prova. Spiegategli che è naturale a volte provare delle sensazioni spiacevoli e che è accaduto a voi tante volte. Insegnategli una piccola strategia finalizzata al controllo dell’ansia ma se trovate difficolta’ in questo, affidatevi allo specialista.
  • Aiutate vostro figlio ad esprimere la sua aggressività in altri modi: per esempio attraverso il gioco o lo sport.
  • Parlate con il vostro pediatra di questo problema, sarà lui stesso ad indirizzarvi da uno specialista qualora lo riterra’ opportuno.

Dott.ssaRosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta,
laureata in psicologia medica

 

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