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Epilessia: le crisi parziali

maggio 16, 2011 12:31 pm

Le crisi parziali per la complessità della sintomatologia vengono spesso mal interpretate, soprattutto quando la goffaggine è dominante nel comportamento del bambino. Quando si parla di epilessia, tutti pensano immediatamente alla forma classica, nelle due varianti di grande male e piccolo male, definito anche con il termine assenza. Nelle forme di epilessia definite come crisi…

Le crisi parziali per la complessità della sintomatologia vengono spesso mal interpretate, soprattutto quando la goffaggine è dominante nel comportamento del bambino.

Quando si parla di epilessia, tutti pensano immediatamente alla forma classica, nelle due varianti di grande male e piccolo male, definito anche con il termine assenza. Nelle forme di epilessia definite come crisi parziali, a riconoscere il bisogno di attenzione del paziente il più delle volte sono le insegnati della scuola primaria. In genere viene segnalato uno stato di disagio del bambino che si ripercuote sull’intera classe. Molto spesso non si hanno gli strumenti per comprendere il problema e il bambino può venir definito iperattivo o comunque un bambino difficile. Il comportamento alterato viene molto spesso utilizzato dai coetanei per mettere in ulteriore difficoltà il bambino che ne soffre e questo accade, il più delle volte, a totale insaputa dei genitori. Per questo le crisi parziali, a causa della complessità della loro sintomatologia, vengono totalmente disattese.

Tutte le forme di epilessia
Delle diverse forme di epilessia si parla poco. Le così dette crisi parziali vengono così definite perché colpiscono una parte del cervello e non è sempre facile rilevare il focolaio di attivazione attraverso l’Elettro Encefalo Gramma. La sintomatologia può insorgere a qualunque età, dall’infanzia fino all’età adulta. I disturbi possono essere tra i più vari e comprendono:

Semplice disturbo di coscienza;
Disturbo con sintomatologia cognitiva, che si divide in:

  • disturbi dismenici: amnesie e fenomeni del dejà’ vu;
  • disturbi ideatori: dreamy state;

Disturbo con sintomatologia affettiva, cui appartengono:

  • crisi di riso;
  • ripetizioni di frasi:

Disturbo con sintomatologia psicosensoriale, come:

  • stati di illusione;
  • stati di allucinazione transitori;

Disturbo con sintomatologia psicomotoria, caratterizzati da:

  • automatismi orofaringei;
  • gestuali;
  • misti;
    Disturbo con forme miste.

Le crisi a disturbo cognitivo
Tra le manifestazioni più comuni che vengono riferite sono il fenomeno del dejà vu o del già visto: si tratta di forme di percezione anticipata o illusoria dell’epilessia. I dejà vu consistono in manifestazioni epilettiche generate da una scarica della corteccia temporale, durante la quale il soggetto non identifica chiaramente gli oggetti che sta percependo. La sensazione del già visto o del non mai visto, sono quindi una sorta di illusioni epilettiche ed implicano un disturbo della rievocazione ed hanno comunque una stretta correlazione con le forme amnesiche. Il dreamy state è un fenomeno che mostra una riduzione dello stato di vigilanza e porta la coscienza in una condizione simile al sogno.

Le crisi affettive
Vengono indicate come crisi epilettiche affettive quelle crisi in cui la manifestazione compare, principalmente o esclusivamente, subito dopo aver provato un’emozione. Questo tipo di risposta però, non è mai così costante e precisa per poter permettere la differenziazione dell’epilessia affettiva come un’entità separata. Per chiarire meglio il concetto è interessante riprodurre le varie definizioni del dizionario delle epilessie che fanno riferimento a questo tipo di crisi:

  • L’attacco di riso, breve ed immotivato, costituisce la manifestazione essenziale di alcune crisi epilettiche affettive. Può essere un riso abbozzato senza alcuna motivazione apparente, fino ad arrivare alla vera e propria risata a carattere esplosivo;
  • Il furore epilettico è uno stato emotivo che può condurre ad atti imprevedibili verso se stessi o verso gli altri;
  • L’epilessia affettiva consiste in crisi che si manifestano con una modificazione dello stato emozionale del soggetto. In realtà, le crisi di terrore sono poco frequenti e si osservano soprattutto nei bambini dai 5 agli 8 anni.

Che cosa sono gli automatismi
La sintomatologia, in questo particolare aspetto delle crisi focali, è incentrata soprattutto sull’attività motoria involontaria più o meno coordinata ed organizzata. Potrebbe verificarsi durante uno stato di scarsa lucidità mentale che accompagna o segue una crisi senza lasciare alcun ricordo del fatto. Di norma sono coinvolte attività che vengono normalmente attivate nell’ambiente che circonda il piccolo paziente. Dal punto di vista puramente sintomatologico si distinguono in:

  • Automatismi alimentari: vengono ripetuti movimenti come la masticazione o la deglutizione;
  • Automatismi mimici: può venir esteriorizzato lo stato emozionale della paura;
  • Automatismi gestuali: possono essere tra i più vari e comprendono gesti semplici, come portarsi la mano alla fronte fino a quelli più complessi, come sfregarsi le mani, abbottonarsi o sbottonarsi i vestiti o il tirarsi su le maniche o la gonna;
  • Automatismi verbali: vengono ripetute frasi in modo stereotipato, il contenuto può contenere la preoccupazione per i cari o sollecitano la protezione per se stessi. Possono anche essere ripetute frasi incomplete o inintelligibili, in questo caso la crisi è definita epilettica di borbottamento.

La terapia è farmacologica
Tutte le forme di epilessia parziale diagnosticate, si giovano della tolleranza del disagio. A questo supporto psicologico, però, deve essere associata una terapia anticonvulsivante stabilita e monitorata costantemente dal medico specialista. Se ben trattate, le forme di epilessia sopradescritte rispondono alla terapia, non solo per il periodo in cui viene assunta ma, a distanza di anni, è anche possibile la sospensione graduale del dosaggio, fino alla completa eliminazione.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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