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Depressione Post-Partum, la ferita

giugno 9, 2010 12:48 pm

Il lato oscuro del Post-Partum riesce ad confondere la gioia con il dolore, lasciando un bimbo sguarnito della serenità e dell’amore che la sua condizione di neonato richiede. In questi ultimi giorni si sta leggendo di tutto a proposito della Depressione Post-Partum, non da ultimo la proposta di ricorrere al Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) nei…

Il lato oscuro del Post-Partum riesce ad confondere la gioia con il dolore, lasciando un bimbo sguarnito della serenità e dell’amore che la sua condizione di neonato richiede.

In questi ultimi giorni si sta leggendo di tutto a proposito della Depressione Post-Partum, non da ultimo la proposta di ricorrere al Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) nei casi ritenuti a rischio di infanticidio. La proposta prende corpo dall’ultimo caso verificatosi alcuni giorni fa. La nostra Associazione senza fine di lucro “Guida per Genitori” ormai da otto anni si occupa di fare informazione a proposito del disagio depressivo che può colpire le neo-mamme. In questi anni, grazie al sostegno economico della Fondazione Johnson&Johnson, siamo riusciti a stampare e distribuire in tutti i centri nascita pubblici presenti sul territorio nazionale ben un milione di copie di un volumetto dove venivano fornite le indicazioni su come riconoscere il disturbo e cosa fare per intervenire preventivamente al fine di tutelare pienamente la maternità e la relazione madre/bambino nel Post-Partum. La modificazione ormonale, che si avvia con la fecondazione, diventa la grande regista della gravidanza, del parto e del conseguente post-parto. Fisiologicamente ed esteriormente, il corpo della donna mostra con la sua rotondità la nuova vita che porta in grembo. Ma che cosa accade all’emotività? Come interagiscono le emozioni tra loro e cosa provoca il loro cambiamento? Ancora, perché dopo il parto alcune mamme possono sviluppare un sentimento di tristezza? E questa tristezza è ragionevole o può rappresentare un campanello di allarme per ciò che nei primi mesi del Post-Partum si può sviluppare?
Certi che la coppia madre-bambino debba ricevere in modo prioritario le attenzioni di tutta la famiglia, nelle righe che seguono cerchiamo di capire insieme come riconoscere una depressione Post-Partum e come proteggere la nuova vita. Gli studi di John Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, ci hanno messo in evidenza quanto sia importante per un lattante avere una mamma che sorrida, che gli parli, che lo accarezzi e che, soprattutto sia in grado di trasmettere serenità.

Che cos’è la Depressione post-partum?
E’ importante capire e quindi riconoscere i diversi stati emotivi del dopo parto. Ecco le tre diverse situazioni che possono verificarsi.

  • Il Baby blues
    È uno stato fisico e mentale dovuto allo stress fisico conseguente alle fatiche del parto e al repentino cambiamento del quadro ormonale. Lo stato di affaticamento vissuto nel travaglio e nel momento proprio del parto predispone ad uno stato di tristezza e di difficoltà nel relazionarsi con il partner e con i propri familiari. Nel Baby blues il pianto può manifestarsi improvvisamente senza motivo, può essere presente una difficoltà nella concentrazione ed il ritmo sonno-veglia appare disturbato. Possono essere presenti in modo discontinuo il desiderio di cibo irrefrenabile o mancanza totale di appetito. L’80% circa di neo-mamme ne resta coinvolto. Fortunatamente è solo uno stato temporaneo che si risolve spontaneamente in un tempo massimo di 7/10 giorni, senza lasciare alcun tipo di conseguenza né sulla mamma né sul bambino. Solo una minima percentuale dei casi può evolvere in una vera depressione post-partum.
  • La Depressione post-partum
    E’ la vera forma depressiva del dopo parto. Generalmente inizia tra il secondo e il terzo mese dal parto e può mantenersi costante per circa 6/8 mesi, se non si interviene in modo appropriato. Il 10-15% delle neo-mamme può andare incontro a questo disagio psichico e di questa quota solo il 3-6% può evolvere in una depressione maggiore ovvero la vera e propria depressione. Possono essere presenti tutti i sintomi caratteristici della depressione o solo alcuni di essi. L’intensità della sintomatologia può variare da un lieve disagio nel gestire i rapporti all’interno del proprio nucleo familiare, fino ad un sentimento di totale difficoltà nell’affrontare anche gli eventi più banali legati alla gestione della casa. Alla neo-mamma che presenta i sintomi iniziali di uno stato depressivo, deve essere dato tutto il supporto necessario che non si esaurisce soltanto nell’affidarla alle cure di un buon psichiatra. La famiglia deve intervenire garantendo tutto il supporto logistico necessario.
  • Psicosi puerperale
    E’ la manifestazione “grave” del disturbo del post-partum. In realtà non ci troviamo più nell’ambito della depressione reattiva, cioè conseguente al parto ma nel campo della sintomatologia psichiatrica. E’ una forma di psicosi abbastanza rara, ha una incidenza stimata intorno al 0,2%. I sintomi compaiono nell’arco di 15/20 giorni dal parto e diventano rapidamente ingravescenti. I sintomi più ricorrenti sono le allucinazioni visive ed uditive associate ad uno stato delirante il più delle volte di tipo maniacale. La mamma colpita da psicosi puerperale è totalmente incapace di affrontare la vita quotidiana ma soprattutto non è in grado di accudire il proprio bambino.
    Questa evenienza deve essere rapidamente affidata ad uno psichiatra affinché vengano immediatamente iniziate le terapie psico – farmacologiche e psicoterapeutiche appropriate.

Il sintomo sentinella: la variabilità dell’umore
La sensazione base del Post-Partum è il provare emozioni negative verso se stesse e verso il neonato. Ne consegue un senso di incapacità ad assolvere i doveri quotidiani, che può mantenersi inalterato per circa 6/8 mesi. ll sentimento di negatività si risolve spontaneamente lasciando il posto alla gioia dell’accudire il proprio bambinocon tutto l’amore che una mamma sa donare. Al senso di incapacità si aggiungono emozioni che stimolano il pianto, l’irritabilità e insofferenza verso chiunque stimoli una richiesta di attenzione. Visti da vicino i sintomi sono:

    • Irritabilità: è la prima manifestazione del Post-Partum. Può manifestarsi con aggressività espressa sia con le parole sia con i comportamenti;
    • Disturbi del sonno: consiste nella difficoltà iniziale a prendere sonno o nel risveglio precoce il mattino. Possono essere presenti sogni angosciosi che facilitano il brusco risveglio;
    • Stanchezza: la neo-mamma avverte difficoltà di concentrazione dovuta allo stress associata a stanchezza fisica. Questa è dovuta all’insufficiente recupero che l’accudire un bambino provoca tra poppate, cambi di pannolino e sonni interrotti;
    • Psicosomatizzazioni: sono i sintomi fisici del malessere psichico. Compaiono disturbi dell’alimentazione con perdita di appetito o, al contrario, bisogno esagerato di cibo. Spesso si evidenziano problemi quali le palpitazioni o le vertigini;
    • Sentimento di inadeguatezza: il segno caratteristico della depressione è proprio il sentimento di inadeguatezza, la sensazione di non essere in grado di prendersi cura del proprio bambino;
    • Pensieri di tipo ossessivo: la neo-mamma ha timori ricorrenti verso il benessere del bambino. Il pensiero dominante è la preoccupazione di rispettare puntualmente gli orari del sonno e dei pasti;
    • Senso di colpa: lo si prova per non essere la mamma modello che ci si era prefisse in gravidanza;
    • Perdita del desiderio sessuale: è normale nelle prime settimane Post-Partum. Nella depressione può protrarsi più a lungo e trovare una risoluzione dopo circa 8 – 9 mesiCome affrontare la situazione
      La madre ed il neonato hanno bisogno di cure, di attenzioni e soprattutto di protezione. Il partner, la famiglia di origine, gli amici, in pratica tutti coloro che circondano la neo-mamma possono fare qualcosa per aiutarla al suo rientro a casa. L’aiuto va dato per la gestione pratica della casa ma anche per consentire la mamma un po’ di relax. Le si può offrire la propria compagnia, la disponibilità per andare in banca, in posta o a fare la spesa, o ancora si può regalare alla donna un po’ di libertà per un appuntamento dall’estetista. Anche i nonni possono adoperarsi per far qualcosa, iniziando per esempio a rivestire il loro ruolo di nonni, tenendo tanta compagnia alla neomamma, aiutandola a sbrigare piccole commissioni, dando qualche consiglio solo se richiesto e, soprattutto senza alimentare con “critiche costruttive” il senso di inadeguatezza che la donna sta vivendo. All’aiuto dei famigliari e degli amici, che è fondamentale, si aggiungono i rimedi terapeutici. Questi possono essere diversi a seconda dell’intensità del sentimento depressivo:

      • Psicoterapia
        La psicoterapia è l’indicazione più efficace quando ci si trova di fronte ad una depressione di modesta entità. Un ciclo di colloqui aiuta a superare il momento più critico della fase depressiva. L’indicazione per una psicoterapia deve essere suggerita sempre dallo psichiatra, lo specialista delle problematiche psichiche.
      • Farmacoterapia
        Anche questo trattamento va suggerito dallo psichiatra. L’efficacia degli antidepressivi di nuova generazione consente una risposta terapeutica, con la conseguente risoluzione della depressione, nello spazio di quattro–sei settimane circa. I farmaci devono essere assunti con continuità, fino a quando gli obiettivi della terapia vengono totalmente raggiunti e non vanno mai interrotti all’improvviso. La prescrizione e la riduzione dei dosaggi è un atto medico e deve essere gestito esclusivamente dallo specialista. L’allattamento al seno può essere mantenuto perché gli antidepressivi immessi di recente in commercio hanno un bassissimo rischio di passare al bambino attraverso il latte. Nel caso di una psicosi puerperale acuta, può essere indicata la terapia elettroconvulsivante. Non ci si deve lasciare spaventare dal nome, perché è un trattamento medico che ha l’obbiettivo è restituire in poco tempo una mamma serena al suo bambino. In caso di infarto infarto si interviene con il defibrillatore per salvare una vita. La terapia elettroconvulsivante si avvale dell’identica procedura: è un passaggio di corrente a bassissimo voltaggio, sotto anestesia, tra i lobi frontali.
      • Prevenzione
        E’ il momento da privilegiare in assoluto. Le mamme che hanno sofferto di depressione nel passato, hanno una possibilità del 25% di sviluppare una depressione Post-Partum. Il medico di medicina generale deve essere avvisato per avviare un intervento preventivo ed evitare di incorrere nuovamente nella depressione.

TSO nei casi a rischio, ha un senso?
Il mondo scientifico specializzato in psichiatria si è immediatamente dichiarato contrario al ricovero obbligatorio. In particolare, il professor Giovanni Battista Cassano si è espresso in questi termini: “Se impiegato in modo inappropriato il TSO è inutile e nocivo, la depressione e la psicosi traggono vantaggio dall’elettroterapia convulsivante. E’ lo psichiatra e nessun altro che deve stabilire l’opportunità di prescriverlo nei casi in cui c’è il rischio che la donna possa compiere gesti estremi contro se stessa ed il bambino”. Dello stesso parere è il professor Siracusano, past- president della Società Italiana di Psichiatria.

In rete:
http://www.rosalbatrabalzini.it/

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

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